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Abbiamo chiesto a scrittori, giornalisti e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo di rievocare i propri ricordi o suggestioni del Lungomare di Bari.

di CARMELO CALO' CARDUCCI

Sono stato e sono un barese collezionista di vecchie immagini, specialmente di cartoline. Il Lungomare della nostra città ne è un protagonista. Nella sua parte che va dal Margherita fino alla Rotonda, e appena dopo, fu inaugurato il 21 aprile 1927, per volontà e impegno del Podestà della Città, Araldo di Crollalanza. Uomo illuminato che, pur proveniendo da una famiglia di origine valtellinese, essendo nato nel capoluogo pugliese, lo ha sempre amato, e favorito nella crescita, senza riserva alcuna.

Appena divenuto Ministro dei Lavori Pubblici, nel 1930, intervenne per assicurare il salvataggio della Vecchia Città.

Nel 1926, infatti, quest’ultima rischiava lo «sventramento con demolizione e ricostruzione» a causa di un Piano Regolatore proposto dall’architetto Aldo Forcignanò e dall’ingegnere Gaetano Palmiotto (gli stessi che avevano progettato, nel 1923, il Palazzo Mincuzzi poi inaugurato il 1928).

Lo scopo del Piano era quello di realizzare un collegamento diretto tra la stazione Ferroviaria e il Porto. Il neo ministro Araldo, fece arrivare nella nostra città l’architetto Concezio Petrucci con l’incarico di direttore urbanistico. Così, già nel 1933, si provvide al prolungamento del Lungomare aggirando le antiche mura dal Margherita fino alla stazione Marittima. La Vecchia Città fu salva. Il Molo S. Antonio, oltre che compagno dei vicini stabilimenti balneari, rimase porto per i pescherecci dei pescatori e divenne, ancor più che prima, meta ideale per deliziosi bagni con tuffi giovanili dagli ospitali scogli. Un paio di decenni dopo ho provato anche io a lanciarmi nelle allora limpide acque marine. Quando, nel corso delle mie avventure collezionistiche, mi imbattei in una cartolina del 1899, ne rimasi simpaticamente meravigliato.

Si tratta di uno scatto realizzato dal grande maestro dell’arte fotografica Enrico Bambocci, ritrae due piccoli e nudi tuffatori. Fu esposto, proprio nel 1899 a Venezia, con altri trentanove fotogrammi, nel corso della Prima Esposizione Internazionale di cartoline Postali Illustrate. Ottenne in premio la medaglia di «vermeil» (argento dorato). Non meno meraviglia mi conquistò quando acquisii un rettangolino postale delle Edizioni Favia. Completamente «virato» in verde, mostra una chiesetta che, nel 1920, si affacciava verso il mare dalla via Venezia sulla Muraglia. Si trattava della Cappella di Santa Maria del Carmine, detta anche della Portella. Era il luogo dove i pescatori baresi si raccoglievano in preghiera per propiziarsi la giornata di lavoro. Nei miei ricordi quel luogo sacro non compare, ma è ben presente nella mia mente il segno delle sue fondamenta sul terreno di un piccolo promontorio della stessa via. Oggi non ne compare più alcuna traccia a causa della ripavimentazione. La folla dei ricordi che mi appartiene, fu stimolata, alla sua acquisizione, da un’altra cartolina della stessa serie, anch’essa «virata» completamente in verde.

Ritrae, artisticamente, il Margherita dal cancello di accesso al Real Circolo Canottieri Barion, che aveva ancora la sua sede bianca sul Lungomare. Lì dove c’è il posizionamento attuale, proteso sul mare, erano sistemati il ristorante Posillipo e l’hangar per le imbarcazioni. Da piccolo rientravo spesso a casa, tornando da quella della mia zia materna, passando vicino a una fiorita aiuola. Mi attirava il colore arancione delle tante grandi calendule che la adornavano. Conscio di fare un qualcosa di non consentito, ma comunque rispettoso delle piante, staccavo qualche volta un fiore, il più grande, per portarlo a casa e donarlo a mia madre, che mi attendeva come sempre. La mia vita è proseguita e prosegue sempre in stretto contatto col Lungomare, la «via Sparano marina» della città. I suoi suoni, le sue immagini, i suoi odori e sapori, e tutte le altre suggestioni che, con la sua vicinanza anche tattile, agganciano la mia mente, sono segno di vita. Spero che venga sempre rispettata come si deve.

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