C’è una linea che unisce il gesto del disegno alla complessità della produzione. È lungo questo tratto che si muove il lavoro di Rosangela Massarelli, industrial designer 37enne barese, oggi attiva tra la Puglia e i maggiori centri produttivi italiani. Il suo percorso racconta l’evoluzione del design nel tempo dell’industria 4.0: partire dall’idea per arrivare a prodotti e sistemi che incidono nella quotidianità.
Massarelli opera con strumenti della progettazione industriale: modellazione meccanica 3D, exploded drawings, rendering fotorealistici, manuali tecnici, animazioni e creazione di spazi ed elaborati. Tale lavoro consente di trasformare un’intuizione in soluzioni verificabili, riducendo errori e migliorando l’efficienza dei processi aziendali. Alla base del suo metodo resta il disegno come strumento di comprensione. «Disegnare è sempre stato un modo per capire le cose, più che per mostrarle» racconta Massarelli. Il proprio immaginario progettuale si fonda su quattro elementi che considera inseparabili: «il tratto, la prospettiva, il colore, la materia». Il tratto è sincerità, la prospettiva ordine, il colore intenzione, la materia concretezza. In questo equilibrio prende forma una visione del design tra rigore tecnico e sensibilità estetica. La formazione scientifica e architettonica rafforza questo approccio. Pur avendo conseguito l’abilitazione come architetto, Massarelli ha scelto di lavorare esclusivamente come designer, convinta che «la progettazione industriale sia il luogo in cui le idee trovano applicazione». La sua esperienza attraversa aziende di arredo, realtà metalmeccaniche, studi di design e ambienti dedicati alla prototipazione e all’innovazione, tra Bari, Milano, Roma, Udine e Cassino. In questo contesto il design assume un ruolo sempre più strategico, come nel capitalismo green. «Integrare la sostenibilità nel design industriale oggi non è più un’opzione: è parte del mestiere» spiega Massarelli. Il contributo primario del progetto consiste nel ripensare l’intero ciclo «esistenziale» della produzione: materiali, sviluppi, logistica, manutenzione e fine vita. Significa scegliere materiali riciclabili, semplificare le strutture per facilitarne la riparazione e utilizzare strumenti digitali per ridurre sprechi e sovrapproduzione. Questa visione assume particolare valore in territori complessi come la Puglia. Il caso Taranto, segnato dall’impatto ambientale dell’ex Ilva, rappresenta per Massarelli un banco di prova concreto. «Il design industriale può aiutare a rendere meno invasivi investimenti oggi rigidi ed energivori - osserva -. La progettazione può intervenire migliorando la manutenzione degli impianti, semplificando i flussi produttivi e introducendo sistemi di controllo su consumi ed emissioni».
Accanto alla dimensione tecnica emerge anche una riflessione sul ruolo delle donne nel design. Massarelli osserva: «Il settore oggi è più aperto e riconosciuto, ma non del tutto semplice. La crescente presenza femminile sta portando maggiore attenzione ai processi, alla qualità dei materiali e alla coerenza del progetto. Essere donna nel design oggi significa poter portare un punto di vista che amplia la visione sul futuro». Dal Sud ai centri industriali del Paese, il lavoro di Massarelli mostra come il design possa diventare uno strumento di innovazione. Non solo estetica, ma un metodo capace di migliorare la produttività e, in ultima analisi, la qualità della vita nei luoghi in cui quei progetti prendono forma.
















