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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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natura

A Bitetto l'ospedale
per animali selvatici

grillai liberi

di RITA SCHENA

Diciassette ettari di verde dove vivono falchi e bianconi, serpenti e cicogne, poiane, nibbi, cigni ed anatre, gufi cinghiali e daini, una specie di oasi faunistica che pochi conoscono se non a Bitetto dove ha sede: è l'Osservatorio faunistico regionale che ogni giorno si occupa di accogliere e curare gli animali selvatici feriti o in difficoltà che arrivano da tutta la regione. Un ospedale specialissimo.
La struttura, nata nei primi anni '80 come centro di allevamento per la selvaggina da ripopolamento per le specie cacciabili, si è trasformata nel tempo: dagli anni '90 a seguito della legge n. 27/98 è diventato la struttura tecnica della Regione Puglia con molteplici funzioni inerenti la tutela della fauna e la raccolta dati sullo stato di salute degli animali selvatici in Puglia. Da ottobre dello scorso anno è sotto la direzione di Maria Carmela Sinisi che sta cercando di farne uno spazio aperto anche per finalità didattiche e di educazione ambientale, in progetto anche la realizzazione di un museo.

«Mi sono innamorata di questo luogo e sto cercando con tutte le mie energie di ridargli dignità da quando sono arrivata – sottolinea con enfasi la responsabile, Maria Carmela Sinisi – purtroppo non abbiamo molta attenzione dai nostri decisori politici di riferimento e invece ce ne sarebbe bisogno perché svolgiamo un compito importante nella difesa del territorio. Devo anche sottolineare l'impegno di tutti i miei collaboratori, che saltano riposi e ferie pur di garantire agli animali che ospitiamo tutte le cure di cui hanno bisogno».
«Ci piace pensare che siamo un presidio di biodiversità – spiega una dipendente dell'Osservatorio, Grazia Nardelli – sì, ci anima una grande passione. Lavorare con animali come quelli che arrivano da noi ti fa toccare con mano la necessità di difendere la natura, lo leggi negli occhi di questi esemplari che vivono allo stato libero e che liberi vogliono tornare».

In effetti l'attività del centro è frenetica, specie in estate con tanti animali che trovati feriti, vengono portati dai vari volontari: ci sono le nascite delle cucciolate, gli uccelli migratori che transitano per la nostra regione e tanti cittadini che durante le loro passeggiate incappano in animali in difficoltà.
«Nel 2016 abbiamo accolto oltre 1.200 animali, e quest'anno i numeri sono in forte crescita, ad oggi siamo già oltre i 1.700. Solo in una giornata ne abbiamo ricevuti 200. Grazie ad un accordo con la facoltà Veterinaria dell'Università di Bari abbiamo medici specializzati che assistono gli esemplari che ci arrivano: gli animali vengono registrati, curati e poi se possibile liberati nel loro habitat. In genere sono circa il 50% quelli che possono tornare liberi, gli altri magari ormai disabili restano con noi. Indispensabile il lavoro dei nostri veterinari coordinati dal prof. Camarda, incredibile per dedizione ed impegno».
Il centro, proprio per l'intensa attività estiva, da quest'anno è rimasto aperto più tempo, grazie anche all'impegno dei dipendenti, degli studenti e dei medici veterinari: al momento e sino a settembre sono aperti dal lunedì al sabato dalle 9 alle 17.

«Il nostro Osservatorio è un centro importante per difendere il territorio – sottolinea con enfasi la Nardelli -, ci rendiamo conto che destiamo interesse, che la sensibilità ambientale cresce e questo ci stimola a dare il meglio, ma abbiamo bisogno di risorse. Accogliamo scolaresche in visita, abbiamo rapporti con le associazioni di volontari, ci sarebbe la necessità di lavorare in rete con altre strutture nella regione».
«Dopo tanti sforzi quello che ci resta sono i nostri animali: i tanti ospiti stabili dell'Osservatorio perché non possono più vivere liberi, ma anche i tanti animali che abbiamo curato e messo in libertà. Due storie hanno commosso tutti noi. Una cicogna liberata lo scorso 29 giugno nell'Oasi del Lago Salso: è stata con noi tre anni per guarire dalla grave frattura all'ala e per la riabilitazione. Vederla librarsi libera è stato un momento bellissimo e lei, come volesse salutarci, ha volato a lungo sopra di noi. E un cucciolo di volpe trovata appena nata con il cordone ombelicale ancora attaccato, vicino al corpo della madre morta investita e che abbiamo allattato e svezzato. Per riabilitarla alla vita selvatica, oramai si era addomesticata, sono stati necessari due anni, è stata liberata nel bosco delle Pianelle nel Tarantino».

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