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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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frank pugliese

ALESSANDRO SALVATORE
Tra i segreti del successo planetario della serie tv House of Cards c’è un italo-americano. È Frank Pugliese, nativo di Bitetto. Nel 1964, a due anni, lascia il piccolo comune barese alla volta dell’America, coi genitori Donatantonio e Maria. Si trasferiscono a Brooklyn, dove si guadagnano un avvenire attraverso l’arte sartoriale. In casa Frank cresce con il fratello Sebastiano (ora architetto) e la sorella Anna (avvocato). Studiano e si formano leggendo Il Diario di Anna Frank ed Il Giovane Holden. Il gene creativo porta Pugliese ad eccellere presto nella scrittura. Alla Cornell University vince il Forbes Herman Award per la drammaturgia. È il teatro il suo campo di battaglia, «dove trasferisco i sentimenti della vita reale. La gente è poetica e questa sua caratteristica va messa in scena» dichiara Frank in un’intervista-conversazione con l’attrice Nicole Burdette per la rivista «Bomb».
È il 1994 l’anno in cui per il migrante di Puglia arriva la prima fetta di celebrità. L’episodio finale della saga cult della Nbc Homicide: Life on the street, dal titolo La notte dei morti viventi, da lui sceneggiato, gli fa vincere il Writers Guild Award. Un altro riconoscimento, l’Obie Award, lo ottiene per il suo dramma Off Broadway Aven’U Boys, che strappa il consenso del critico Frank Rich. «La violenza diventa una soluzione urbana in un’opera dallo stile avvincente, in cui l’autore si sovrappone al Brooklyn ed al Bronx descritti da Richard Price, Spike Lee e Martin Scorsese» scrive il columnist del «New York Times». La recensione è una benedizione per Pugliese, che da regista cala altri assi vincenti per il teatro. Il suo ingegno frutta anche in tv. Da Law & Order ai Borgia, da Copper a Fallen Angels.
Pugliese «vola» dal piccolo al grande schermo, firmando sceneggiature, come per il film Perseguitato dalla fortuna, nel quale l’attore Frank Pesce è un bizzarro italo-americano. Stesse radici di Pugliese che, giunto a 54 anni, ottiene la promozione dalla Netflix, che gli affida il ruolo di responsabile della produzione, assieme a Melissa James Gibson, per la quinta stagione di House of Cards, che andrà in onda nel 2017. Ad attenderla c’è il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che nel 2014 invita su Twitter i propri follower a non scrivere anticipazioni sull’allora secondo capitolo della saga incentrata sul padrone della Casa Bianca Frank Underwood. L’origine del perfido personaggio, interpretato da Kevin Spacey, appartiene allo scrittore Michael Dobbs. Dopo il licenziamento da consigliere di Margaret Thatcher, crea la vincente trilogia letteraria, che inizia con House of Cards. Dall’opera a sfondo politico la Bbc britannica e la Netflix statunitense fanno fortune televisive. Le iniziali dei rispettivi protagonisti Francis Urquhart e Frank Underwood corrispondono a quelle della locuzione sgarbata fuck you. «Ma da questa espressione - commenta Dobbs - si capisce davvero con quale personaggio abbiamo a che fare».
Già autore dal 2014 di House of Cards, Pugliese nella prossima serie soprintenderà all’intera produzione. Il suo ruolo è di moda negli Usa, dove gli showrunner, autentici coordinatori di uno spettacolo, sono considerati i nuovi imperatori di Hollywood. A lasciargli il testimone Beau Willimon, ideatore e produttore del celebre format. Tra i fan della serie c’è anche il governatore pugliese Michele Emiliano. Il «cane sciolto» della Sinistra, nel 2015, in piena campagna elettorale regionale, inviò in un tweet un Sos politico proprio a Frank Underwood: «Aiutaci a trovare un candidato repubblicano per la Puglia. Io sono il democratico, ancora solo». Di fronte a tale richiesta, dettata dall’allora caos nell’avverso centrodestra, il politico televisivo rispose: «Ok, potete prendere Rubio», riferendosi al ritirato concorrente alle Presidenziali.
L’attesa data del verdetto sarà l’8 novembre, quando l’America molto probabilmente si dividerà tra Donald Trump e Hillary Clinton. L’ascesa di quest’ultima assomiglia a quella della First Lady Claire di House of Cards, alias Robin Wright. «È la realtà che è più cinematografica della finzione» ci ricorda Frank Pugliese.

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