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«Il Traditore» di Bellocchio: a Cannes il film su Buscetta

Una grande prova di Pierfrancesco Favino: da oggi nei cinema

«Il Traditore» di Bellocchio : a Cannes il film su Buscetta

«Faccia i nomi, Buscetta!» - «Dottor Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io?». È uno dei dialoghi-choc di Il traditore di Marco Bellocchio, unico titolo italiano in concorso al Festival di Cannes e in contemporanea nelle nostre sale. Sceneggiato dal regista quasi ottantenne insieme a Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo e con l’apporto del giornalista siciliano Francesco La Licata, il film arriva sugli schermi nel giorno anniversario dell’attentato del 23 maggio 1992. La strage di Capaci costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo, e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.


«Il traditore» del titolo è appunto Tommaso Buscetta detto «don Masino» (1928 - 2000), interpretato da Pierfrancesco Favino con una rara capacità di immedesimarsi nel ruolo sino a farlo profondamente «suo» (una prova da premiare!). Da pericoloso capo di Cosa nostra, cui si era affiliato adolescente, Buscetta divenne nel 1984 uno dei primi collaboratori di giustizia grazie alla determinazione del giudice Falcone. Seguendo un percorso a zig-zag, che ora «guida» la trama del film, Buscetta cominciò a raccontare i segreti, la logica e la struttura della «cupola». Né si fermò dopo la morte di Falcone e di Borsellino, anzi, fece altre rivelazioni, per poi nascondersi sotto protezione negli Stati Uniti, dove morirà di cancro.


L’approccio di Bellocchio è lo stesso di altri titoli memorabili come Buongiorno, notte (delitto Moro) o Vincere (Mussolini «segreto»). Il suo non è cinema d’inchiesta, bensì indagine psicologica lungo il crinale di scelte cruciali che, cambiando la vita di un uomo, incidono sulla storia italiana. In tal senso il Buscetta di Bellocchio e Favino è un protagonista chiaroscurale, tragico e farsesco, quasi scespiriano nel suo essere in esilio al centro della scena... È determinato e impavido sia quando lo arrestano i militari brasiliani, che minacciano di scaraventarlo in mare da un elicottero, sia durante il maxiprocesso di Palermo nel 1986 (ben 475 imputati!), di cui il film ci mostra alcuni giudici e avvocati alla stregua di terribili macchiette. Al contempo Buscetta è lacerato, tormentato, innamorato della bellissima moglie carioca (la terza), in preda ai sensi di colpa dopo la perdita di due degli otto figli, uccisi per vendetta dalla mafia mentre lui viveva a Rio de Janeiro in una splendida villa con vista sull’oceano.
Il «boss dei due mondi» ribadisce a Falcone: «Io sono stato e resto un uomo d’onore! Sono loro che hanno tradito gli ideali di Cosa Nostra, per questo io non mi considero un pentito». D’altro canto, Falcone non è meno sconsolato: «Non ci sono intoccabili! Non mi fraintenda, ma ho più paura dello Stato che della mafia».


Gole sgozzate, sparatorie, vigliaccherie, agguati, coraggio dei magistrati e dei poliziotti, riti sacri o profani, vite perdute dall’Italia alle Americhe, sangue... Il film mette in scena la guerra di Totò Riina e dei Corleonesi contro le vecchie «famiglie», le carneficine del 1992, le collusioni dei politici, l’arresto di Riina. Fino al «passo falso» di Buscetta che si concede una lussuosa crociera con la moglie nel Mediterraneo. Al processo Andreotti, l’avvocato difensore del leader Dc mostra alla corte le foto del pentito «in vacanza a spese dello Stato» ed è l’inizio di una campagna mediatica per minare la credibilità del testimone, che presto dovrà dire addio all’Italia. Il boss è solo s’intitola il libro che gli dedicò Enzo Biagi nel 1986 (Mondadori).


Eccoci nel 2000 a Miami. Anziano e malato, Buscetta-Favino scruta il cielo con il fucile sotto braccio e ricorda un passato lontanissimo come l’infanzia, fantasmatico, pur sempre minaccioso, perché la mafia non dimentica. Eppure, paradossalmente, sarà a lui a «vincere» nel momento estremo, che lo sottrae alla vendetta delle radici.
Bellocchio dice di aver girato ispirandosi ai «colori caravaggeschi» della Sicilia, ricercando la lingua e le cadenze originali dell’isola, tante volte equivocate o ridotte a barzelletta. La sfida è riuscita anche grazie al cast eccellente (citiamo Lo Cascio per tutti), alla fotografia di Vladan Radovich, al montaggio di Francesca Calvelli e alla colonna sonora di Nicola Piovani che include il Va’ pensiero verdiano in una scena clou.
Il traditore riafferma, in filigrana, una spericolata fedeltà alle scaturigini del cinema ribelle di Bellocchio, da I pugni in tasca a Nel nome del padre: svelare le contraddizioni di un organismo sociale o politico è già sottrarsi alla sua tirannia. L’essenza della rivolta è un’assenza, la diserzione dal cinismo della realtà, il tradimento del proprio mondo.

IL TRADITORE di Marco Bellocchio. Personaggi e interpreti principali: Tommaso Buscetta (Pierfrancesco Favino), Cristina, moglie di Buscetta (Maria Fernanda Candido), Pippo Calò (Fabrizio Ferracane), Totuccio Contorno (Luigi Lo Cascio), Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi), Totò Riina (Nicola Calì), Cesare, capo scorta (Pier Giorgio Bellocchio). Drammatico, Italia, 2019. Durata: 148 minuti.

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