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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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«So che alcuni produttori, registi ospitati dal Bari international film festival sono ancora in Puglia per svago. Perciò lancio qui la mia idea per un film horror con implicazioni politiche»

sala cinema

So che alcuni produttori, registi ospitati dal Bari international film festival sono ancora in Puglia per svago. Perciò lancio qui la mia idea per un film horror con implicazioni politiche.
Bari: ripresa della Basilica di San Nicola in sky-cam, sagrato, delinquentelli che si danno tuzzi (testate) uno con l’altro, vigili urbani mandano messaggini WhatsApp. Dal portale escono come saette i domenicani, piangono perché il sindaco Antonio Decaro, del Pd, vuole fare le piste ciclabili costrittive pure nel tempio per l’accesso alla cripta.
Subito compaio io (non c’entra niente ma è una buona occasione per farmi pubblicità anche come attore) senza occhi e senza più manco la pancia, nei panni dell’Anticristo (somiglio). Si vedono sette (numero rituale) assessori sbudellati e 77 responsabili Asl che cucinano natiche di pazienti terminali. Arriva Decaro, brutto forte (non è truccato), ripresa fly-cam della testa del sindaco a forma di scatola Amazon. È circondato dai nuovi ingegneri edili che sbullonano Bari dal 2014, cioè dal suo mandato, bevono solo gazzosa svizzera. Decaro in campo-controcampo soggettivo, fissa la camera con sguardo eccessivamente intelligente – difatti qui sono previsti occhiali schermanti per gli spettatori in sala -, punta i religiosi sul sagrato e i poveretti, fulminati dall’acume neuronale, ammenano un urlo corale in dissonanza, secondo scuola neumatica medievale, «aaah!» e diventano tutti satanisti, sputacchiando fiamme a forma di geco (qua ci piazzo un brano qualsiasi di musica classica contemporanea, tanto fanno spavento tutti). Ben 700 baresi (comparse, pensate i soldi che ci vogliono) accorsi a seguire il prodigio terrificante, cascano a terra menando eruttazioni di marca Peroni.

E qua, la bomba: arriva correndo il presidente della Regione Michele Emiliano, travestito da Michele Emiliano (terribile). Si spreme i brufoli, fa le puzze e abbatte tutti gridando: «Lasciate stare i miei fraticelli!». Decaro, al solito, piange, tenta di uccidersi e si converte al cattolicesimo inginocchiandosi, ma i custodi della Basilica, ormai posseduti, gli gridano «cornuto, vattene». Il sindaco, in segno di deferenza, muore automartellandosi il cranio (questa scena è molto brutta): split-screen con riquadri delle sue 64.000 opere edilizie inutili realizzate. Dissolvenza con Irma Melini, una consigliera comunale da poco passata al centro-destra di Decaro, che sostiene il fantoccio spappolato, scena uguale alla «Pietà» di Michelangelo.
In tutto questo casino arriva Nichi Vendola putrefatto con tre bambini in braccio, non più con l’unico figlio partorito da sua moglie Eddy, rivelandosi così Gesù, che però moltiplicò i pesci soltanto. Fa un discorso dal titolo «Narrazioni epidurali». Emiliano, vedendo traballare con il ritorno di Nichi su piazza la sua poltrona di governatore rinsaldata da colla ittica, si dissangua con sanguisughe del quartiere pantanoso Fesca, allevate illegalmente dai genitori di Matteo Renzi. Ma Nicola Fratoianni, già compagno di ventura del genitore trigemino, la prende male: «Nichi, scusa, non sono d’accordo». E per la prima volta in vita sua si fa la barba, scarnificandosi. Colata a tutto schermo di sangue. «Inno a Satana» degli Emperor, ma in dialetto monopolitano. Per dare quel tocco di folclore locale.

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