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La recensione

Una Puglia meravigliosa: in viaggio nei colori

l libro di Enrica Simonetti con le foto di Nicola Amato. Quattro itinerari «cromatici» tra i luoghi dell’anima

cave di bauxite

BARI - Come accadeva a Baudelaire nei suoi Diari Intimi, anch’io sfogliando Puglia viaggio nel colore (Adda Editore, pagg. 246, euro 25,00) vengo colto da «l’inatteso, la sorpresa, lo stupore» per il poetico monumento dedicato alla nostra regione scolpito da tre straordinari protagonisti: Enrica Simonetti, giornlista della «Gazzetta», racconta il suo meraviglioso «viaggio cromatico» accompagnando le splendide, inusuali foto di Nicola Amato racchiuse in un gioiello editoriale che l’editore Giacomo Adda ha confezionato con la consueta eleganza.

L’incanto della bellezza mi induce a chiudere il libro per potergli poi dedicare quell’attenzione che Italo Calvino suggerisce per il suo Se una notte d’inverno un viaggiatore: «Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto […] Prendi la posizione più comoda […]» sprofonda nella lettura perché «non ci sarà più verso di smuoverti».Riapro queste pagine dedicate a una Puglia che mi affascina ed emoziona per la magia delle immagini che qui la rappresentano - spesso a doppia pagina, emanano un senso d’immensità dal quale emerge «una rete di indefinita solitudine» dove «s’annega il pensier mio; e il naufragar m’è dolce in questo mare»: parole leopardiane che Enrica Simonetti evoca in questo suo percorso.

Ed eccomi allora a «rintracciare un filo capace di legare i tanti aspetti di […] luoghi e persone, monumenti e fenomeni sociali diversi», alla ricerca di magiche hidden connection, velati collegamenti che suscitano «meraviglia» per le rievocazioni di antiche «molto diffuse credenze spesso non documentate». La bellezza delle immagini e la lettura così ricca di stimoli e di seduzioni mi fa riandare ai colori che, suggestivi, danzavano in armonia con le incantevoli sinfonie di Fantasia – sì! proprio Fantasia, il meraviglioso film di Walt Disney dove musica e colori si fondevano perfettamente: ed ecco che con lo sconfinato verde delle vallate pugliesi rivivono le note della Pastorale di Beethoven e della Sagra della Primavera di Igor Stravinskij fino a divagare verso l’estro armonico delle Quattro Stagioni vivaldiane.

Domina, fra i colori di Puglia, il «bianco candido dei muri di certe masserie» – quel «bianco calce» che tutto sa spiegare perché capace di generare gli altri colori, come osservò Isaac Newton nel 1666 qui ricordato da Enrica Simonetti; mentre io penso a Wolfgang Goethe, l’eccelso poeta che volle trasformarsi in scienziato proponendo una Teoria Dei Colori per poi verificarla nel suo romantico Viaggio in Italia. Nel nostro viaggio «la strada è lunga ma il bello degli itinerari raccontati è che ci si può spostare senza fatica percorrendo con l’immaginazione ora un sentiero deserto, ora una strada statale affollata, ma sempre con la fantasia a far da padrona», così avverte l’autrice man mano che ci si avvicina alla magica Grottaglie. L’immaginazione non può non accendersi lungo questo «viaggio cromatico in una terra che non è mai uguale e che a ogni passo svela una bellezza talmente varia da disorientare […] Nulla è uguale a ciò che si è visto un attimo prima, nulla può ripetersi». Sovvengono allora la saggezza di Eraclito e la grande cultura greca che scelse la Puglia per renderla quella «Magna Grecia» le cui isole Tremiti nacquero per volontà di Diomede, l’eroe cantato da Omero, il vate greco che immaginò «il mare color del vino» – una definizione assunta da Leonardo Sciascia come titolo per uno dei suoi libri dove spiegherà: «Un viaggio è come una rappresentazione dell’esistenza, per sintesi, per contrazione di spazio tempo; […] e vi si ricreano intensamente, con un fondo di finzione inavvertito, tutti gli elementi, le ragioni e i rapporti della nostra vita».

L’inizio di questo affascinante libro evoca il «blu cielo» - quel blu che il pugliese Domenico Modugno fece trionfare con la sua indimenticabile canzone Volare - un blu che va a stemperarsi nello splendore d’un mare capace di modellare nel tempo incredibili rocce tanto da renderle ardite sculture, spesso trasformate in audaci ponti sulle acque.
«La Puglia è una striscia di terra lunghissima, che percorre le acque come una nave […] In essa il mare si vede e si sente dappertutto» - cosi racconta Giovanni Macchia, l’illustre letterato di Trani; e difatti il mare accarezza dovunque una terra impregnata di «un sapere antico che ancora oggi è metafora del futuro». Accanto alle scultoree rocce ecco stupendi manufatti ricchi di storia: torri di avvistamento svettanti sul mare si alternano a fari solitari – fra i tanti anche quello di finis terrae a Santa Maria di Leuca, le cui luci solitarie si proiettano per tranquillizzare i naviganti. Altre misteriose luci illuminano il buio delle notti senza luna, mentre al sole svettano campanili e pinnacoli di trulli e di masserie oggi riscoperte e divenute di gran moda. Dirottando verso Matera, prossima capitale europea della cultura, ecco che gli antichi «sassi» richiamano le città invisibili di Italo Calvino «in una rete di indefinite solitudini».

Castelli bellissimi - molti voluti da Federico II, lo “Stupor Mundi”, uno stupore che oggi riemerge nell’emblematico, affascinante, solitario Castel del Monte – e ancora imponenti cattedrali dai magnifici «rosoni», bianche per le caratteristiche pietre del romanico pugliese che poi, nel leccese, si tramuterà nelle gialle tonalità delle chiese barocche. Quella di Santa Maria Annunziata a Otranto vive sul magico mosaico che il monaco Pantaleone iniziò a tracciare nel 1163 per raffigurare l’«albero della vita» – una vasta, meravigliosa immagine che contrasta con «i sette grandi armadi con i teschi dei martiri trucidati dai turchi il 14 agosto del 1480». È, questo, un ricordo che induce a quel silenzio che Enrica Simonetti invoca affinché si possa meglio meditare sui colori che la tradizione pugliese ci tramanda attraverso le tante opere, fra le quali le preziose ceramiche modellate da una sapienza artistica che sa di riti magici e di antichi mestieri, e ancora i molti quadri di una metaforica pinacoteca nella quale ammiriamo quelli affascinanti di Giuseppe De Nittis, nato a Barletta e parigino d’adozione.
A Bari le profane leggende sulla «Bari vecchia» e le sacre storie su San Nicola, il suo Santo protettore giunto dall’Oriente, servono a consolidare il «ponte fra Oriente e Occidente» in una città che fra l’altro nel suo Museo Diocesano conserva tre antichi Exultet, rarissime pergamene liturgiche medioevali di cui esistono al mondo soltanto 28 esemplari.

Un incantevole tramonto rosso fuoco ci introduce al colore che oggi ha sostituito quello candido del Teatro Petruzzelli di Bari: un colore violento che emerge dal mare nel cuore dei succulenti ricci appena pescati, esaltando il rosso del vino primitivo; lo si ritrova in «una pianta di pomodori che ci si attorciglia ai piedi», sconfinando nel giallo delle margherite. Violento, il rosso riappare, con l’erba medica «rosso cupo» distesa contro il verde ora dominante delle chiome degli incomparabili ulivi pugliesi: «contorti, ripiegati, attorcigliati: i tronchi […] tortuosi come nient’altro in Natura […] incarnando nelle “rughe” quei volti arsi dal sole e dalla fatica […] dei contadini», un rosso forte e acceso che si ritroverà sui muri di masserie, trulli, ville residenziali e soprattutto nell’affascinante contrasto che deliziosi fiori multicolore creano adornando le candide mura di antiche case a Polignano e in tanti altri centri storici pugliesi. Colore «mozzafiato», il rosso, laddove emerge dalle cave di bauxite di Otranto in gran contrasto con le gravine e le grotte sotterranee magicamente intarsiate dalle acque che scorrono sui terreni carsici. Ma acqua è anche quella dell’Acquedotto Pugliese, opera ciclopica che fece esultare Ungaretti e poi anche Guido Piovene. Le loro descrizioni insieme a tante altre singolari storie le troviamo proposte in questo libro, in appositi box che si offrono come brevi pause di meditazione per il lettore.

La Puglia è stata sempre molto frequentata sin dal primo secolo avanti Cristo con Orazio (incipit ex illo montis Apulia notos ostentare mihi). Nel Cinquecento Leandro Aliberti andava alla scoperta del Salento mentre Guido Piovene, nel famoso Viaggio in Italia, concludendo il percorso pugliese esclama: «Resta nel mio ricordo più come viaggio immaginario che come un viaggio vero»: ed è proprio ciò che anch’io penso alla conclusione dell’appassionante lettura di questo indimenticabile Viaggio nel colore della Puglia.

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