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La canzone

«Xanadu», uscito il secondo singolo del collettivo pugliese Il Maestrale

«Xanadu», uscito il secondo singolo del collettivo pugliese Il Maestrale

L'onirico, l'etnico, l'erotico. Sono i tre sentieri principali disegnati su una mappa che descrive le indicazioni per giungere ad un mitico luogo: Xanadu, dove Kublai Khan fece costruire una dimora di piaceri

26 Maggio 2022

Redazione online

Dopo aver attirato l’attenzione con Genesi, è uscito il 25 maggio Xanadu, secondo singolo de Il Maestrale, collettivo di musicisti pugliesi esponenti di un “mediterraneo postmoderno” che fonde musica pop rock ed elettronica con l’etnicità delle sonorità mediterranee.

L'onirico, l'etnico, l'erotico. Sono i tre sentieri principali disegnati su una mappa che descrive le indicazioni per giungere ad un mitico luogo: Xanadu, dove Kublai Khan fece costruire una dimora di piaceri. Xanadu, il mito ereditato dal poema incompleto di Samuel Taylor Coleridge si confonde con Xanadu metafora di terre inesplorate, il corpo della persona amata. Xanadu è la capitale di queste terre, è la sublimazione della ricerca, costante dell'essere umano curioso e passionale. E in Xanadu il fiume Alfeo scorre, come scorre nelle fonti in Ortigia per raggiungere l'amata Aretusa, ed un fiume di piacere scorre in noi quando vengono toccati i nostri punti estatici, culmine di un'intesa mentale e carnale. Xanadu e Ortigia. Il mondo, il mediterraneo, “noi” e le dimensioni spaziali e temporali confluiscono ancora una volta nella nuovo brano de Il Maestrale.

“Xanadu è un’antica città mongola. Noi siamo partiti dall’analisi testuale di Kubla Khan, poemetto di Samuel Taylor Coleridge. Tale poemetto dai toni epici e sensazionalistici non ha mai trovato compimento: abbiamo provato, dunque, noi a immaginare la nostra Xanadu, città nascosta ed antica, perduta ed ambita, gioiello di frutti da mangiare e tumultuosi canali d’acqua, che abbiamo imbevuto nella tradizione popolare, offrendo suoni e colori a questa nostra personale narrazione che abbiamo immaginato avere come protagonista l’uomo che cammina per le strade di Xanadu che, di fatto, non è altro che una terra ‘donna’, con le sue curve ed i suoi frutti da mangiare, nonché rappresentazione del remoto ed ambito piacere stesso della donna”- Il Maestrale.

La musica, partendo da una base dai forti sentori folk, si sviluppa in una fusione con sonorità etniche ed elettroniche. Il brano segue una ritmica che ripercorre la vita di un amplesso, dalla calma tipica della preparazione e della scoperta dei primi istanti fino ad un ritmo più incalzante, anticamera dell'orgasmo, culmine della passione e della frenesia, a cui seguono gli istanti immediatamente successivi e conclusivi: eterni, fissi, immobili e lenti, dove qualcosa muore e qualcosa rinasce.

BIOGRAFIA

Il Maestrale fonde la musica pop rock ed elettronica con l’etnicità delle sonorità mediterranee: vi è una sorta di filo rosso che si lega alla tradizione, quella della Puglia, pur non rinunciando a girare il mondo con la musica, sperimentando sonorità diverse e che fanno ogni volta proprie. È così che il Maestrale intende perseguire il proprio progetto, spingendosi sempre oltre anche nella ricerca di tipo testuale: non è raro ritrovare un pezzo ispirato ad un libro, un saggio, un mito greco od un passo biblico, come nel caso del primo singolo, “Genesi”.
Il Maestrale si disseta delle acque dell’Adriatico e intende ripercorrere radici antiche e profondamente immerse nella tradizione.
Il Maestrale nel primo singolo, Genesi, pone fondamentalmente una delle domande ontologiche che attanagliano da sempre l’umanità.
Perché esistiamo?
Questo è un quesito che, da Parmenide ad Heidegger, non ha mai trovato una risposta oggettiva. Questo è il nocciolo di Genesi, che si estrinseca nella ripetuta frase “e adesso io?” alla quale replica un tormentato “adesso non lo so”. Nei testi del Maestrale emerge un impegno intellettuale e la voglia di servirsi della musica come mezzo di condivisione e, altresì, come veicolo che marcia sulla via della libera espressione.
Il Maestrale è libero arbitrio: esiste perché la musica di Alessandra, Simona, Nicholas, Dario e Paolo è l’aria che si respira sul pianeta del Maestrale, terra pronta ad essere colonizzata da chiunque.
La profonda volontà alla base di questo progetto è che ogni ascoltatore riveda la musica del Maestrale come “una seconda volta” nella quale riflettersi e ritrovare ancora e ancora sé stesso o una versione rinnovata di sé. Questa musica è composta dai suoi ascoltatori e dalle loro aspettative. Questa musica assomiglia ai suoi compositori.
Il Maestrale è un atto d’amore, nato dall’amore e condiviso con amore, entrate a farne parte.
Noi vogliamo solo dare.

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