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Nel nuovo album il cantautore duetta anche con Giuliano Sangiorgi

Nardò, «Sassidacqua» di  Mino De Santis  fra dolce e amaro

NARDÒ - Ironico, istrione e disincantato al punto di non mettere a rischio la propria dignità musicale e di non perdere mai di vista il legame con le tradizioni della sua terra, linfa vitale per la sua «poetica». Caso raro di cantautore apprezzato a livello nazionale, come i più grandi della categoria, che si esprime esclusivamente nel proprio dialetto, quello leccese. Aggiungiamo, quindi, due aggettivi: coraggioso ma pienamente consapevole dei propri mezzi.

«Sassidacqua» è il titolo del quinto lavoro discografico di Mino De Santis che sarà presentato domani in un luogo molto evocati, una masseria recuperata all’uso pubblico, come location di eventi, ai limiti del parco di Portoselvaggio e su un balcone che si affaccia sullo Ionio.

Il cd è arrangiato, registrato e missato da Marcello Zappatore, pubblicato da Il Cantiere con la produzione esecutiva dell’Associazione Civilia. In uscita domani e distribuito anche in edicola (dal 15 luglio) con «quiSalento» - propone dieci brani originali. Tra gli ospiti Giuliano Sangiorgi che, per gentile concessione della Sugar, duetta con De Santis nel brano «Caddhripulina».

Grande attesa per la presentazione ufficiale che sarà ospitata nel cortile di Masseria Torrenova a Nardò nel cuore del Parco Naturale di Portoselvaggio. Un evento che è già «sold out».
Testimone di usi e tradizioni del meridione e del Salento, di storie di vita tra il triste e il comico, senza perdere mai l’ironia e la musicalità tipica dei cantautori italiani, De Santis prosegue il suo viaggio dopo il sorprendente esordio con «Scarcagnizzu» e «Caminante», la conferma di «Muddhriche» e la maturità di «Petipitugna».

Passano gli anni ma De Santis resta un fuoriclasse, unico nel suo genere perché ama ancora raccontare e lo fa come potrebbe fare un fotografo con le sue istantanee, un pittore impressionista nel fermare tutto su una tela o il saggio del paese nel riferire vizi e virtù della sua gente. Con dovizia e ironia.
In questa nuova avventura De Santis (voce e chitarra) è affiancato da Marcello Zappatore (chitarra, basso, tastiere, percussioni e arrangiamenti), Dario Congedo (batteria), Pantaleo Colazzo (fisarmonica), Mauro Semeraro (mandolino) e Massimo Marcer (fiati). Alcuni brani sono impreziositi dalle voci, come detto, di Giuliano Sangiorgi («Caddhripulina»), poi, di Cristiana Verardo («Chiove e ieu...» e «Reuma»), Marta De Giuseppe («Bandista claudicante», «Reuma» e «Chiove e ieu...»), dallo schiocco di dita di Giuseppe Stamerra («Bandista claudicante») e dal vocio e dai bisbigli di Samanta Campa («Malanghizzi corne e liti»).

I disegni della copertina e del booklet sono a cura dell’illustratore Enzo De Giorgi, già autore del libretto del disco «Il grande freddo» di Claudio Lolli (Targa Tenco come miglior album del 2017), che con «Sassidacqua» prosegue la sua ricerca sul tema «Affiorare, germogliare, rinascere».
«Le mie canzoni - spiega Mino De Santis - nascono da una necessità: parlano di alberi e di animali, di colori terrosi o liquidi, di arrivi e di partenze, di assenze e di presenze, in sintesi parlano di contrasti così come del resto è la vita, fatta di polarità opposte apparentemente inconciliabili». «Non mi riusciva - conclude - di trovare un titolo più appropriato da quello che infine ho scelto. L’ho pensato ed è subito diventato mio. Un ossimoro dove due realtà che si credono in contrasto, durezze di sassi e fluidità di acque si fondono insieme per diventare una cosa sola: “Sassidacqua” scritto tutto attaccato».
Ed ecco l’elenco dei nuovi brani: «Reuma, «Canto dalla terra, «La legge te li tardi, «Chiove e ieu..., «Malanghizzi, corne e liti,« Caddhripulina», «Il mare», «Bandista claudicante», «Tonio e concetti», «Patrunu te nenti».

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