TARANTO - Meraviglia e degrado. Così potrebbe essere definito oggi Lido Taranto, la piccola porzione di spiaggia, affacciata sulla rada di Mar Grande, che sorge dove finisce la passeggiata Alessandro Leogrande del Lungomare di Taranto.
Scendendo dalla scaletta di ferro poco prima del ristorante Nautilus, all’altezza di via Cavallotti e via Nitti, ci si trova davanti un cancello azzurro, sovrastato da piante rampicanti e fichi. Subito si avverte un forte odore e ci si rende conto che la spazzatura è ovunque. Bottiglie di plastica e di vetro, sacchetti, pacchi di patatine e confezioni di cibo d’asporto, sono ficcati in ogni angolo, ogni piccolo anfratto. Appena scesi ci si ritrova nel vecchio stabilimento balneare che conserva i suoi colori, bianco e azzurro. L’edificio della biglietteria, il bar e le cabine, oggi sono un rifugio per migranti e senza tetto, che qui hanno creato degli accampamenti di fortuna. Le vecchie cabine sono piene di spazzatura, materassi, brandine, coperte, scarpe e vestiti, siringhe, piatti di plastica, graffiti e tutto ciò che racconta il passaggio dell’uomo.
Tre migranti al tramonto prendono il fresco sotto un fico, in riva al mare seduti su una sdraio, in mezzo a un cumulo di rifiuti che spostano a mani nude per farsi spazio.
Oltrepassando il vecchio lido ci si trova in mezzo ai piloni di ferro, ormai arrugginiti, che un tempo reggevano la passerella che portava al mare e oggi dividono il degrado dalla spiaggetta...















