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VIAGGIO NELLA CITTA'

Coabitazione difficile, i materani lasciano i Sassi?

L'abbandono dei rifiuti nel patrimonio dell'umanità: il Comitato dei cittadini presenterà un dossier al Consiglio comunale

11 Giugno 2022

Enzo Fontanarosa (foto Genovese)

MATERA - La loro è una convivenza difficile ormai. Per gli abitanti dei rioni Sassi la bellezza dell’abitarci fa i conti col prezzo che, a loro dire, la quotidianità fa loro pagare sotto forma di tutta una serie disagi. Il risiedere in un «patrimonio dell’Umanità» si muove dall’orgoglio e dalla volontà di contribuire alla rinascita del luogo che, dopo spopolamento, abbandono e incuria, ha riportato di abitanti e artigiani e commercianti. Se c’è chi affronta ore di volo - meno pesanti spesso di quelle da compiere via strada o ferrovia – per ammirarli, ora c’è chi pensa seriamente di andare altrove, di traslocare. Proprio tra chi aveva scelto di abitarci, di acquistare e sistemare antiche abitazioni, sacrificando risparmi e situazioni più comode nel resto dei quartieri cittadini. È quanto ci racconta Pasquale Di Pede, presidente del Comitato Sassi che ne riunisce appunto gli abitanti. Verrebbe da dire, chi ancora tenacemente resiste. Tutti insieme stanno completando un piccolo dossier che, a breve, consegneranno alla città perché si apra un dialogo fattivo, magari anche con un incontro pubblico e, si spera, partecipato.

«Non è un caso che vogliamo investire direttamente il Consiglio comunale delle problematiche affinché si possa comprendere il da farsi. Non vogliamo sollevare inutili polemiche, tanto meno intendiamo scaricare presunte responsabilità sull’attuale sindaco o sugli assessorati direttamente o meno legati agli storici quartieri – evidenzia Di Pede -. Onestamente, Bennardi ci ha mostrato anche interesse e aperture su diverse cose, ascoltando le nostre istanze in alcuni incontri informali avuti. Ma ora al Consiglio comunale chiediamo una discussione, prese di posizione, interventi. Attraverso l’assemblea è così che tutta la città a dover essere coinvolta. Le situazioni riguardanti i Sassi vengono da lontano nel tempo, quindi non incolpiamo, ripeto, questa Amministrazione di ciò che si è stratificato nei decenni. Cerchiamo però di essere ascoltati noi che lì abitiamo, dal Casalnuovo al Caveoso e Barisano, alla Civita. C’è chi parla di voler andare via. Qualcuno l’ha già fatto».

In pratica, che chiedete alla massima assise cittadina?

«Al centro di tutto c’è la convivenza tra gli abitanti e tutto il resto, i nuovi insediamenti che si sono avuti dopo i grandi riconoscimenti per la città, come quello dell’Unesco o di Matera 2019. Alcune decisioni, anche magari scomode per tutti, è giusto che le prenda il Consiglio: i Sassi sono di tutta la città. In tanti abbiamo iniziato a viverci come scelta anche quando le difficoltà erano legate, tra l’altro, a quelle dinamiche che hanno visto i luoghi abbandonati divenire spazi per la delinquenza. Non è stato facile».

La situazione, da allora, è di certo cambiata. O no?

«Certo, ma se le zone del “passeggio” turistico sono sotto gli occhi di tutti, quindi certe situazioni non si verificano o vedono, non dimentichiamo quelle zone d’ombra, chiamiamole così, che sono appartate e dove più di un nostro concittadino aderente al comitato, ci ha detto che sono meta di tossicodipendenti. Una cosa triste e grave, lo spaccio come le occupazioni abusive di locali abbandonati. Capiamo che il dedalo di luoghi dei Sassi, specie quelli meno battuti, siano complicati da tenere sempre sotto controllo, anche perché l’area è vasta. Non serve, insomma, fare una “retata”, perché scampato il pericolo, si ricomincia tutto da capo».

I “cattivi frequentatori” dei posti, e la vigilanza di questi ultimi, pare non siano l’unico problema per voi.

«È un controllo maggiore e in generale quello che soprattutto chiediamo. Si veda il traffico di mezzi. Pensa che le limitazioni della Ztl servano a qualcosa? Dopo le 20.30 venga a vedere che accade. Chiaramente, se le presenze in più possono essere d’aiuto alle attività commerciali, quasi a compensazione dei mesi quando sono state costrette a esser chiuse per il covid, va pure detto che sarebbe opportuno che si effettuino delle verifiche per le autorizzazioni. Cosa che noi abbiamo chiesto più volte che avvenga. Il personale preposto è insufficiente, d’accordo. Ma non è che possiamo stare tutti i giorni al telefono a chiamare Polizia locale o forze dell’ordine per ogni cosa».

Quali sarebbero le altre cose che non andrebbero?

«Ci sono dei cantieri aperti da tempo ma fermi, penso ad esempio quelli di un vecchio progetto di recupero di abitazioni che sarebbero poi state destinate a giovani coppie. Quelli attivi, utilizzano ogni spazio possibile con i loro mezzi rendendo difficile anche il transito o la sosta: noi suggeriremmo che valga anche per loro il sistema del carico/scarico come per le altre merci. Andrebbero, poi, monitorati i permessi di esercizi per gli spazi assegnati, che non devono ampliarsi senza regole, e poi si dovrebbe esigere maggiore uniformità delle strutture esterne anche per una questione di decoro». In generale, infine, l’apertura di ogni tipo di attività nei Sassi, in un certo senso «sta disattendendo la legge 771/86 che pensava al loro ripopolamento. Che deve mirare ad abitanti residenti e non solo quelli occasionali e temporanei costituiti dai visitatori».

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