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L'evento

«Durum Days» a Foggia, prezzo del grano duro +80% in un anno

La produzione nazionale, secondo le stime, faticherebbe a raggiungere i 4 milioni di tonnellate, facendo registrare un leggero calo rispetto alla campagna precedente

18 Maggio 2022

Redazione online

FOGGIA - Prezzi del grano duro superiori di circa il 70%-80% rispetto a un anno fa, con una produzione stimata in calo del 2% per la campagna 2022 in Italia. E’ il quadro che emerge dal Durum Days 2022, l’evento che ogni anno chiama a confronto tutti gli attori della filiera a Foggia per fare il punto sulle prime previsioni della prossima campagna. Un appuntamento molto atteso, con la partecipazione di Assosementi, Cia - Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Alleanza Cooperative Agroalimentari, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e Crea, con Areté partner tecnico e la partecipazione in veste di sponsor di Syngenta.
A maggio il prezzo della Camera di Commercio di Foggia si è attestato sui 544,50 euro/t, valore non distante dai picchi massimi toccati a gennaio 2022, fanno sapere dal Durum Days.

A oggi quindi è difficile ipotizzare riduzioni di prezzo superiori al 15%, anche per le condizioni sempre più critiche sul generale mercato dei cereali. In Europa il clima secco sta mettendo a rischio il raccolto di frumento duro soprattutto in Francia, mentre in Italia le recenti piogge potrebbero non essere sufficienti a compensare la siccità dei mesi precedenti, anche alla luce dei ritardi delle semine e dell’ondata di caldo che sta investendo il Paese. Le prospettive di un calo dei prezzi per il grano duro, peraltro modeste, restano quindi subordinate ai rischi di un ulteriore deterioramento delle produzioni per via dell’impatto climatico. La produzione nazionale, secondo le stime, faticherebbe a raggiungere i 4 milioni di tonnellate, facendo registrare un leggero calo rispetto alla campagna precedente.

Tornando alle previsioni di resa del grano duro per l’Italia, sono pesanti le incognite legate ai cambiamenti climatici. Secondo il centro di Cerealicoltura e Colture Industriali del Crea «nelle regioni meridionali, le semine scalari di inizio stagione, dovute alle abbondanti precipitazioni e le basse temperature primaverili hanno provocato un allungamento del ciclo della coltura, costringendola ad una fase di riempimento della granella con temperature in forte aumento. Pertanto, in questi areali, se le condizioni meteorologiche permangono stabili, la produzione media attesa potrebbe essere limitata per effetto della "stretta». Nelle regioni centro-settentrionali, superato l'allarme siccità del periodo invernale-primaverile, al momento la coltivazione si presenta in buone condizioni anche dal punto di vista fitosanitario. Resta anche al Nord l’incognita meteorologica delle prossime settimane che potrebbe influenzare ancora la produzione finale».

Secondo le previsioni di Areté, nel Nord America, dopo la pesante siccità che nella scorsa campagna ha compromesso oltre la metà del raccolto, anche per la campagna 2022/23 che si apre a giugno, le condizioni climatiche non ottimali stanno ipotecando le produzioni attese. In Usa e Canada i ritardi nelle semine e la siccità stanno limitando le potenzialità di rimbalzo dell’offerta, comunque significative dopo la produzione deludente della scorsa campagna. In Canada, dove l’aumento atteso delle aree seminate è del 10%, si stimano produzioni che non andranno oltre i 5,5 milioni di tonnellate: non certo un dato record, ma comunque un recupero importante rispetto ai precedenti 2,6 milioni di tonnellate.

L’impiego di seme non certificato per le coltivazioni di frumento duro continua a riguardare oltre la metà delle superfici coltivate, mettendo a rischio la tracciabilità di una produzione strategica come la pasta, simbolo di italianità nel mondo. A lanciare l’allarme è Assosementi, in occasione del Durum Days 2022. L’uso di seme certificato, infatti, non andrebbe oltre le 179 mila tonnellate con una crescita del 4% rispetto al 2021. «Un modestissima aumento che non muta la situazione di deficit che caratterizza il settore - dichiara Andrea Demontis, presidente delle Sezione Costitutori di Assosementi - il frumento duro è tra le specie che più soffrono del basso impiego di seme certificato, con tutto ciò che ne consegue».

Secondo il presidente, «per offrire produzioni ad alto valore aggiunto agli agricoltori e assicurare la qualità ai consumatori non si può prescindere dal seme certificato, «un punto di partenza per rendere completo un sistema produttivo sin dal primo anello e ottenere vantaggi garantiti a un prezzo irrisorio. «Per questo motivo è importante che la filiera continui ad appoggiarci con tutti i mezzi possibili per favorire l'uso del seme certificato» aggiunge Demontis. Tra i vantaggi assicurati dal seme certificato c'è il sostegno diretto ai programmi varietali messi in campo dalle aziende sementiere. "Grazie al sequenziamento del frumento duro e all’impiego delle New Genomic Techniques potremmo mettere a punto varietà di interesse per tutto il comparto in tempi più rapidi», conclude il presidente, nell’auspicare che questo percorso di innovazione sia pienamente sostenuto dalle istituzioni, per consentire anche lo sviluppo di partnership efficaci tra pubblico e privato.

(foto Maizzi)

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