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Cultura

Pif premiato a Foggia: «Noi, due donne e la strenua lotta alla mafia»

Per il libro Io Posso ha ricevuto il premio letterario I fiori blu

16 Settembre 2022

Gloria Indennitate (foto Monica Carbosiero)

«Un miracolo, questo libro è un miracolo». È palpabile l’emozione di Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, palermitano, autore e conduttore tv oltre che radiofonico, scrittore, sceneggiatore, regista e attore del pluripremiato film La mafia uccide solo d’estate (2013).

Ieri, Pif con il libro Io Posso. Due donne sole contro la mafia (Feltrinelli), scritto a quattro mani con Marco Lillo, ha ricevuto il Premio letterario «I Fiori Blu», giunto alla terza edizione, nel Parco dell’Università di Foggia. Riconoscimento assegnato dalla Giuria Popolare con 220 preferenze su un totale di 798 voti espressi. Il filologo, storico e accademico barese Luciano Canfora con il saggio La democrazia dei signori (Editori Laterza) si è aggiudicato il Premio della Giuria Tecnica composta da Ritanna Armeni, Serena Dandini, Marco Ferrante, Sandra Petrignani, Lidia Ravera, Massimo Recalcati, Silvia Truzzi e presieduta da Paolo Mieli.

Canfora e Pif si sono imposti su una rosa di finalisti che comprendeva: Benedetta Craveri (La contessa, Adelphi); Piero Dorfles (Il lavoro del lettore, Bompiani); Enzo Fileno Carabba (Il digiunatore, Ponte alle Grazie); Piera Ventre (Le stanze del tempo, Neri Pozza). La cerimonia di premiazione è stata condotta da Neri Marcoré assieme ad Alessandra Benvenuto, direttrice artistica de «I fiori blu». Nel corso della serata, a cui hanno partecipato, oltre ai vincitori, le giurate Armeni, Ravera, Petrignani, Truzzi e l’editore Alessandro Laterza. Un riconoscimento speciale è stato assegnato a Daniela Brogi, autrice del saggio Lo spazio delle donne (Einaudi), consegnatole da Angelarosa Riccio, presidente del Soroptimist Club.

Io Posso, testimonianza diretta di impegno civile e solidarietà, ruota sull’odissea di due sorelle, Maria Rosa e Savina Pilliu, finite al centro di una vicenda terribile a Palermo: un giorno tornate a casa trovarono un costruttore legato alla mafia lì davanti il quale sosteneva che la casa non era di loro proprietà. Qualche anno dopo, l’abitazione fu danneggiata gravemente per costruirci accanto un palazzo più grande. Da parte la mafia, dall’altra lo Stato. La mafia le perseguita, lo Stato non le considera vittime. Le due sorelle hanno dovuto aspettare trent’anni prima che un tribunale italiano facesse valere le loro ragioni. Il costruttore nel frattempo è stato condannato perché legato alla mafia e lo Stato gli ha sequestrato tutto.

Pif, si aspettava questo premio nel quale l’ha spuntata su un pregiato parterre di scrittori?
«In realtà, lo ripeto spesso, questo libro è un miracolo, nato da un’idea di Marco nel gennaio di un anno fa, scritto a quattro mani, per me era la prima volta, completato in tre o quattro mesi, con un incredibile successo di vendite, ovviamente noi abbiamo rinunciato a diritti, che ci ha già consentito di pagare quel 3 per cento di circa 780mila euro, ossia 22mila e 800 euro, chiesto alle due donne, Maria Rosa purtroppo non c’è più, dall’Agenzia delle entrate per una somma mai ricevuta».

Quanto è stato difficile riportare alla ribalta questa dolorosa vicenda umana e giudiziaria?
«Parecchio, a parte il contatto frequente con Savina, immergersi e affrontare le carte, gli avvocati, i tribunali e via dicendo è stata una sfida complicatissima. Le sorelle Pilliu hanno combattuto da sole contro i poteri forti, ma è una vittoria con un finale ancora da scrivere».

Una scelta di grande coraggio, insomma...
«La mafia è un universo maschilista e le ha sottovalutate. Loro hanno messo in evidenza la forza delle donne, un esempio di femminismo da tenere come punto di riferimento».

Pif, ci sarà magari un film su questa storia?
«Mi piacerebbe molto, però sempre dopo aver ricostruito la loro casa. La battaglia continua, noi non ci arrendiamo».

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