Sabato 28 Maggio 2022 | 02:59

In Puglia e Basilicata

La regione che va a remo

Tutti pazzi per la tavola: anche in Puglia è Sup-mania

Ogni domenica in centinaia scendono in acqua. A tutte le età. E non solo a Bari. Da Ugento a Trani piccoli campioni crescono

21 Febbraio 2022

Gianluigi De Vito (foto Donato Fasano)

«Chi siamo noi? U’ grùpp. E che vogliamo fare noi? U’ sùpp». Il sole barese di Molo San Nicola è vestito d’estate nella penultima domenica di febbraio. Ci mette poco a riscaldare il patio del circolo Barion. Nicola Gatta, la moglie, Daniela Pulpo e Andrea Costantino, inscenano una mini-haka Maori in salsa barese: U’ grùpp, u supp (con la p rafforzata). È il coretto propiziatorio, non da rugby, ma ugualmente inebriante, inscenato prima di scivolare sulla tavola da surf della «Winter Cup», ultima delle tre regate nazionali del campionato invernale. La verità è che Nicola & C sono solo una delle allegre brigate abituate a godersi il mare d’inverno in mezza muta e canotta, girando il Belpaese come trottole felici.

Nicola, 54 anni, avvocato, in procinto di remare per sei chilometri, insiste: «Troviamo amici». Fa eco, Andrea, commerciante, 59 anni: «Siamo una piccola comunità. Ci facciamo compagnia, non solo in mare». «Una comunità che fa uno sport molto più eco di altri», stiletta Daniela, 55 anni, campionessa italiana nella categoria kauhna. Lei, di chilometri in acqua piatta baciata dalla brezza di primo mattino, ne dovrà fare dodici e spalanca il sorriso: «Il mare è una medicina».
Vero. Riempie i polmoni di iodio a chi ha deciso di affrontare il guazzabuglio Covid dando uno sfondone alla pigrizia. Nicola: «E poi…». E poi? «Così come vediamo la città da un altro punto di vista che non è l’asfalto, così vediamo il mare con un altro sguardo, come fosse il nostro ventre. Raccogliamo rifiuti di plastica dai fondali ogni volta che possiamo».
Tutti pazzi per il sup. Spara decibel sanremesi la cassa del Barion: Con-le-mani, con-i-piedi, con-la-testa, con-il-petto, con-il-cuore. Ciao-Ciao. Giù in acqua.

C’è mezza Italia che è «fuori di testa» per la tavola che scivola spinta dalla pagaia. Un fenomeno che s’impone a ritmi vertiginosi anche in Puglia. Carlo Morelli, 39 anni, salentino di Lecce, ha già un’abbronzatura agostana. È il numero uno pugliese della Fisw (Federazione sci nautico e wakeboard) all’interno della quale c’è il mondo del surfing, la disciplina che unisce tutte le pratiche del surf. Il Sup è una specialità del surf e, a sua volta, ha due costole: tavola con pagaia in acqua piatta, il Sup da regata; e tavola su onda, il Sup wave. Gonfia il petto, Morelli: «Ad ottobre scorso abbiamo tagliato in Puglia il primo traguardo importante, i mille tesserati. Quattordici società, erano appena cinque nel 2017. Tutto è nato perché cinque scuole di surf storiche, Bigeye di Bari, Kitesurf di Taranto, TanaOnda di Bari Palese, 3 Oceani di Lecce e Locals Crew di Torre San Giovanni di Ugento decisero di ridare fiato al movimento surfistico che stava morendo. Molto del merito va a Anna Occhiogrosso, che nel 2015 aveva creato a Bari la Bigeye. È stata lei a organizzare la prima regata di sup qui da noi. E da allora non ci siamo più fermati. Il movimento si divide essenzialmente in due, il Sup va forte a Bari e Taranto, con 600 tesserati, nel Salento tira molto il sup wave. Con il Covid le richieste di corsi e iniziative sono esplose. Negli ultimi diciotto mesi si sono affiliati circoli storici della vela e della canoa, come la Lampara di Santa Caterina di Nardò, il circolo Approdo di Porto Cesareo e il Barion a Bari. Ovunque stanno nascendo circoli sup, a Polignano, Brindisi e a Trani dove si stanno specializzando sul surf da onda».

Con-le-mani con-i-piedi con-la-testa con-il-cuore. Ciao- Ciao. Quasi un inno a tema. «Non è poi mica vero che è una disciplina giovane, sono 20 anni che Bari va sul surf. E questo grazie al suo padre storico, Beppe Caldarulo che ha il circolo Big Air a Torre Quetta. Tornò dalle Hawai, vide per la prima volta le tavole con la pagaia sull’oceano, se ne fece spedire qualcuna e da venti anni ci coinvolge ancora», ricostruisce Angela Carbonara, 54 anni, visual merchandising, barese, tesserata a Taranto e campionessa italiana nella categoria paralimpica «adaptive».

Guai perà a pensare che sia roba da «stagionati». Piccoli campioni crescono. Davide Alpino, 24 anni, un Bronzo di Riace made in Bari, ha lasciato il calcetto per la canoa. Ha raggiunto traguardi importanti con il Cus, poi è stato fulminato dalla pagaia. Ha appena vinto la tappa del giorno. Il sup è il suo mestiere e gli regalerà la convocazione in nazionale: «Fare questo sport può darti lavoro. Perché Bari e la Puglia ormai vivono il mare tutto l’anno. È una disciplina che a tutte le età riconnette con la natura e rende più sicuri di se stessi». Alpino ha tradito la Bigeye per passare al Barion. E lei, Anna Occhiofino, 49 anni, imprendnitrice sportiva, ci ride sopra: «I numeri primi vanno e vengono, sentirete presto parlare di Nicolò Ricco, 15 anni, Laura Nitti, 17 anni e Alessandro Scarcia, 11 anni».

Serena Delle Foglie, 47 anni, è la madre di Alessandro: «Mio figlio ha cominciato per gioco, cinque anni fa, grazie ad una iniziativa del comune di Bari. L’ho visto diventare più forte fisicamente ma anche psicologicamente». «Prendono fiducia in se stessi perché si abituano ad affrontare variabili impresviste, come onde, vento, intemperie», s’affretta a precisare Roberta Peschi, 46 anni, madre di Riccardo Rossi, 21 anni, arrivato al traguardo un secondo dopo Davide Alpino. Riccardo è un nazionale, arriva da Piombino assieme ai suoi. Roberta: «Torneremo a maggio per la tappa di Eurotour a Pane e Pomodoro». E sì perché siamo diventati un punto di riferimento dello Stivale e delle Isole, tanto che arrivano qui anche dalla Sicilia, dal Lazio, dall’Emilia oltre che dalla Toscana.

E se l’onda degli agonisti s’ingrossa, quella dei «master» è sempre più uno tsunami. Che fa innamorare anche chi non t’aspetti. Fabio Di Cosmo, del Barion, 50 anni, avvocato, usa una metafora: «La tavola del sup è il pallone del mare, una volta che hai imparato a usarla non la lasci più».
«La scorsa estate mi è capitato di vedere un uomo che remava in piedi su una tavola e mi ha colpito la semplicità di questo mezzo e di questo gesto. Voglio provarci», dice a voce bassa Franco Raffaele, 60 anni, operatore sociosanitario. E Sabrina Cavone, 47 anni impiegata in una azienda delle telecomunicazioni, riavvolge il nastro della “prima volta”: «Dopo una spiegazione sulla postura e su come pagaiare mi sono lanciata ed è stato subito una magia. L’oscurità della notte con la luce di una luna che ci faceva da strada è stato appagante».

Angelo Mascolo, 73 anni, medico sportivo: «Si può praticare sup a tutte le età. Il beneficio maggiore? Sviluppa capacità di equilibrio, la migliore prevenzione per le cadute. Una benedizione per chi invecchia». Roberto Valente, 60 anni, psichiatra, fonda molti dei percorsi riabilitativi sulle pratiche sportive: «Il mare diventa una nuova avventura e una esperienza di libertà che ci offre la possibilità di una ripresa da percorsi esistenziali rimasti spesso incapsulati da vissuti di disagio e malattia».
E allora di che sorprendersi se son tutti pazzi per quella tavola che è una capsula del tempo lento?
Con-le-mani con-le gambe con-la testa con- il-cuore. Ciao-Ciao. Bari soltanto, ogni fine settimana mette in acqua una cinquantina di appassionati, agonisti esclusi. Si triplicano quando vengono organizzate le escursioni. Navigano tra attesa e promessa di un nuovo turismo. Da vivere, non da consumare.

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