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"Santiago, Italia"di Nanni Moretti

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TU NON CONOSCI IL SUD
Per Alessandro Leogrande, un anno dopo

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Quanto ci manca Faber

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Quanto ci manca Faber

OSCAR IARUSSI
Ai genovesi non è piaciuta la cadenza romana di Luca Marinelli, 33 anni, «bello e dannato» del nuovo cinema italiano, sugli scudi grazie a due film che più romaneschi non si potrebbe, Non essere cattivo di Caligari e Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti, entrambi del 2015. Così lunedì sera, tra migliaia di tweet sul talento di Marinelli o nel segno del culto laico di De André, ecco le lamentele e le proteste per lesa genovesità. «Marinelli sembra Totti» o «Come si fa a far parlare Fabrizio De André con l’accento romanesco? Roba da pazzi!».

D’altronde, nei giorni scorsi Dori Ghezzi è stata chiara: «Se Fabrizio mi ha tradito, lo ha fatto con questa città. Diceva sempre “Genova è mia moglie” e io non potevo nemmeno essere gelosa». Ma a parte l’indignazione dei genovesi per la «dolce lingua» violata lungo i viottoli che scendono al mare (crêuza de mä), il film televisivo Fabrizio De André - Principe libero è stato un autentico successo su Raiuno (ieri sera è andata in onda la seconda e ultima parte). Oltre sei milioni di spettatori hanno seguito la prima puntata della biografia di Faber, due milioni e mezzo in più di L’isola dei famosi su Canale 5.

Per anni abbiamo rivolto critiche agli sceneggiati (in italiano, fiction) prodotti da viale Mazzini, sempre più lontani dagli aurei esordi di Majano e compagni (La cittadella o Scaramouche) e via via più stupidi, edulcorati, ripetitivi pur di pescare a piene mani nel pubblico delle reti «generaliste». E questo mentre negli USA e altrove le serie Tv si rinnovavano profondamente, a partire - chessò - da Twin Peaks e I Soprano, puntando a nuove formule di racconto «letterario», a drammaturgie ardite, a declinazioni dei generi meno tradizionali.

È giusto quindi riconoscere ora un passo diverso a Rai Fiction, diretta nell’ultimo lustro dall’ottima Eleonora Andreatta. Fanno testo, oltre a Principe libero, titoli come I bastardi di Pizzofalcone di Carlo Carlei, dai best seller di Maurizio De Giovanni, Il commissario Schiavone con la regia di Michele Soavi, dai romanzi di Antonio Manzini, oltre naturalmente all’highlander Montalbano. In attesa di La mossa del cavallo - C’era una volta Vigata, romanzo storico di Camilleri che approderà sul piccolo schermo il 26 febbraio, protagonista il tarantino Michele Riondino (già giovane Montalbano).

Principe Libero, prodotto da Rai Fiction e dalla BiBi Film di Angelo Barbagallo (a lungo sodale di Nanni Moretti nella Sacher), è sceneggiato da due scrittori, Francesca Serafini e Giordano Meacci, e diretto da Luca Facchini. Bravi tutti. Ma a trionfare contro l’Isola (evviva!) sono anche i ricordi e la struggente nostalgia di De André: la gioventù ribelle, la cerchia geniale dei maestri fraterni (Villaggio, Tenco, Paoli, Piano), i suoi amori, certo, e le divoranti passioni: il Mediterraneo, la Sardegna, il Sud...

Spirito zeneize e musiche del mondo, quanto ci manca Faber.

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