Una mela al giorno
Dolore toracico: è infarto? Difficile la diagnosi, ecco come evitare l'errore
In Italia si verificano 130.000 casi di infarti (IMA) l'anno, più negli uomini e fasce d'età avanzata.
Il dolore toracico non traumatico è tra le cause più frequenti di accesso ai Pronto Soccorso (PS) (6-10% di tutte le visite in emergenza). La più parte dei casi ha origini non cardiache, ma si devono differenziare condizioni pericolose per la vita (come la sindrome coronarica acuta) dalle benigne, escludere casi forse letali, evitare iperdiagnosi e garantire sicurezza. In Italia si verificano 130.000 casi di infarti (IMA) l'anno, più negli uomini e fasce d'età avanzata. Non tutti i dolori toracici sono infarti. Solo l’11,4% - 15,7% è ricoverato per sindrome coronarica acuta. La mancata diagnosi, addebitabile spesso a sintomi atipici, peraltro, alquanto frequenti (oltre il 59% dei casi: infarti "silenti" o con sintomi atipici tipo dolore addominale o laterocervicale, malessere generale, nausea, sudorazione improvvisa, debolezza, sedi muscoloscheletriche, gastrointestinali, respiratorie, ecc) motivano dimissioni improprie o morte del paziente, causa di successive implicazioni medico- legali e tra le più frequenti di richieste di risarcimento per "errore medico", sulla base anche di orientamento della Corte di Cassazione (mancata attuazione dei protocolli d'urgenza configura colpa professionale per il medico che risponderà di omicidio o lesioni colposi). Il dolore toracico è condizione ad alta prevalenza nel PS e impone l’escludere patologie letali (una minoranza dei casi) e deve bilanciarsi con la corretta gestione delle cause benigne, evitando sovradiagnosi ma garantendo la sicurezza dei pazienti. Solo una minoranza di questi ha realmente una sindrome coronarica acuta, ma l’impossibilità di escluderla con facilità, impone percorsi diagnostici spesso lunghi, costosi. La faccenda è clinica, organizzativa, economica e prognostica. In tale scenario, l’intelligenza artificiale – si è precisato al recente incontro nazionale “Conoscere e Curare il Cuore” presieduto e organizzato dal prof.Francesco Prati, presidente Centro Lotta contro l’Infarto - non si propone come sostituto del giudizio medico, ma come strumento di amplificazione della valutazione clinica. L’obiettivo non è automatizzare la decisione, ma renderla più precisa, personalizzata e tempestiva. L’inquadramento clinico resta il primo e imprescindibile passaggio diagnostico. Anamnesi strutturata, riconoscimento di equivalenti anginosi ed esame obiettivo sono la base su cui si costruisce la probabilità pre-test di origine ischemica. Una stima iniziale che orienta il percorso successivo: tipo di esami da eseguire, tempistica, livello di osservazione richiesto e tolleranza al rischio residuo. Il contesto clinico modifica queste decisioni. In PS la priorità è la sicurezza immediata e l’esclusione rapida di condizioni potenzialmente letali; in degenza, il focus si sposta sulla definizione diagnostica; in ambulatorio, prevale la sostenibilità a lungo termine del percorso. L’intelligenza artificiale (IA) si inserisce come strumento trasversale capace di tradurre la complessità clinica in stime quantitative di rischio, aiutando il medico, che resta sempre dominus primo, a calibrare la decisione in funzione del setting. Il percorso diagnostico del dolore toracico è un delicato equilibrio tra rapidità, sicurezza e sostenibilità. In pronto soccorso, ECG a 12 derivazioni e troponina ad alta sensibilità sono spina dorsale del triage iniziale che si estende verso strategie di imaging non invasivo e follow-up strutturato. Qui l’IA può intervenire come elemento di raccordo: integrata nei sistemi, fa stimare in tempo reale la probabilità di origine ischemica, individuare pazienti a rischio molto basso candidabili a percorsi abbreviati e suggerire il test diagnostico più appropriato. Questo migliora l’efficienza, riduce la variabilità decisionale, favorisce la gestione personalizzata, salva vite.