Nell’esperienza professionale ho osservato che uno dei sentimenti provati più frequentemente è la delusione, consistente nella constatazione che le proprie aspettative non vengono soddisfatte e che nonostante i propri sforzi, l’esito delle esperienze non produce effetti voluti. La delusione è un’emozione complessa composta da amarezza, disagio morale, tristezza e rabbia.
“Nonostante io do, do, do, non ritorna niente”, afferma un manager raccontandomi del rapporto con i propri collaboratori, descrivendo il suo stato di delusione e la difficoltà a smaltirlo in breve tempo, onde evitare che influenzi la sua giornata di lavoro.
L’etimologia descrive la delusione come un sentimento di tristezza, sfumato di rabbia, che nasce quando vediamo disattese le nostre aspettative, quando la realtà non corrisponde a ciò che credevamo, o speravamo. Dal latino deludĕre «prendersi gioco», derivato di ludus «gioco» col prefisso “de”.
In realtà, la delusione è anche la manifestazione di un valore positivo riposto nello scopo dell’agire e nella relazione con il soggetto a cui è stato fatto dono di fiducia e mette in luce il complesso dei sentimenti positivi che animano chi viene deluso, il manager in questo caso.
Chi esattamente viene deluso? Il soggetto che prova il sentimento, a seguito dell’osservazione della risposta del soggetto che provoca la delusione. Tuttavia, è anche vero che la delusione è corrispondente alla mancanza del ritorno desiderato e che il sentimento di amarezza si manifesta nel soggetto, anche a causa dell’auto-giudizio del proprio operato. La delusione, dunque, non è direttamente riconducibile alla risposta ottenuta, che infatti, potrebbe cambiare, se il soggetto deluso elaborasse l’emozione e l’informazione per cambiare strategia e approccio alla relazione e in questo caso alla gestione dei collaboratori. La sospensione dell’auto giudizio consente quindi di riflettere più serenamente su di sé e sugli altri, trovando in un rapporto fondato sul dialogo e sul confronto tra soggetti un incontro tra le reciproche aspettative, in una dimensione in cui vincono entrambi (win-win), all’interno di una dinamica fluida tra saper dare e saper chiedere, tra chiedere e ricevere. Altro asset strategico è la capacità di esercitare la propria leadership, accogliendo le emozioni e i sentimenti, per raggiungere gli obiettivi con autorevolezza da un lato e supporto psico-affettivo dall’altro, calibrando con equilibrio lo stile di comportamento in base alle necessità e alla relazione.
L’assunzione della responsabilità nell’ascoltare ed elaborare il proprio mondo interno complesso e pieno di stimoli, consente di elevare la personalità e sviluppare le proprie competenze di ruolo, senza ribaltare all’esterno l’esito del proprio stile direzionale, perdendo quindi il proprio centro e la possibilità di migliorare sé stessi e il team di lavoro.
















