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La crisi economica, il Governo e la ripresa

Sud, rincorsa su 17 miliardi

Una fetta consistente del Fondo per lo sviluppo e la coesione rischia di non essere investito nelle infrastrutture per il Mezzogiorno, come prevede la destinazione originaria

Determinante è il Documento di economia e finanza dove però viene rinviata a dopo il 2019 il grosso della spesa. Il caso delle linee ferroviarie meridionali e della Napoli-Bari-Lecce-Taranto: servono 11 miliardi per i completamenti

Il Sud non è una colonia

Andrea Del Monaco

Andrea Del Monaco

La crisi del Mezzogiorno si inserisce nel dibattito sull'austerità. La questione meridionale è aggravata dal Fiscal Compact: blocca gli investimenti e riduce il Sud a colonia del capitalismo tedesco (guarda il video). Il Governo inaugura la variante di valico dell'A1 ma non completa le tre ferrovie Alta Capacità al Sud: la Napoli-Bari-Lecce-Taranto, la Salerno-Reggio Calabria e la Messina-Catania-Palermo. A luglio 2014 sottolineai il disinteresse della classe dirigente per il Sud (guarda il video). Nulla è cambiato. Serve un piano di sviluppo che crei lavoro vero. Nel segno di Giuseppe di Vittorio.

«Creare lavoro è un dovere costituzionale» ha ricordato il Presidente della Repubblica. Il 2015 e il 2016 sono "anni di crescita moderata", l'occupazione è cresciuta, tuttavia "non possiamo accontentarci di numeri limitati rispetto alla dimensione del problema" ha aggiunto Sergio Mattarella. Parole sacrosante. Per creare lavoro occorre investire, soprattutto nel Meridione che affoga nella crisi: per farlo occorre sapere quanti soldi sono disponibili. Il presidente del Consiglio Renzi ha firmato con il presidente Pittella il Patto per la Basilicata: promessi 4 miliardi. Il 26 aprile il presidente Emiliano ha scritto al presidente Renzi chiedendo se il Governo abbia tagliato il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) al Sud. Emiliano dice la verità: il Sud ha subito un taglio di 17 miliardi. Nel contempo la Cgia di Mestre lancia l'allarme: rischiamo di perdere 9 miliardi di Fondi Ue non spesi nel ciclo 2007-2013. Sette (di quei 9) miliardi avanzati sono del Sud. E il 23 aprile il sottosegretario De Vincenti al Corriere della Sera risponde che "la CGIA confonde le certificazioni di spesa con i pagamenti e che tutte le risorse sono state spese". In realtà ha ragione la Cgia: non si devono confondere i pagamenti con la spesa certificata.

IL DEF TAGLIA AL SUD 17 MILIARDI

È importante sapere quanti soldi saranno investiti nei territori meridionali. E sicuramente della massima utilità sarebbe un progetto strategico sulle infrastrutture e sul sistema produttivo meridionale, probabilmente più efficace di una semplice sommatoria di patti locali senza. Vediamo con ordine. I dati sul FSC sono rintracciabili nella «tabella E» allegata alla Legge di Stabilità 2016. I tecnici della Camera e del Senato riportano la «tabella E» nel secondo volume delle schede di lettura sulla Legge di Stabilità 2016 alle pagine 1029-1030. Per controllare ogni lettore cerchi http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00964355.pdf. Come pubblichiamo nel riepilogo in questa pagina, complessivamente il FSC ammonta a 38,7 miliardi: 1,6 miliardi del vecchio ciclo 2007-2013, 37,1 miliardi del nuovo ciclo 2014-2020. Secondo la Legge di Stabilità 2014, l'80% della dotazione del FSC deve essere investito nel Mezzogiorno.
Entriamo nel dettaglio dei conti. L'80% di 38,7 miliardi è pari a 30,9 miliardi: questa è la quota del Sud. Bene, il Masterplan per il Sud destina al meridione solo 13,4 miliardi di FSC. 13,4 non 30,9 miliardi. Mancano 17,5 miliardi. Inoltre l'allocazione di quei soldi è spalmata negli anni e quindi rinviata: 2,7 miliardi nel 2016, 3 miliardi nel 2017, 3,1 miliardi nel 2018, 29,7 miliardi per gli anni 2019 e seguenti. Insomma, poiché la spesa di 29,7 miliardi è rinviata a dopo il 2019, concretamente quei 38 miliardi sono una favola.
Ogni interessato può leggere la Relazione sulle Aree Sottoutilizzate allegata al DEF (il Documento di Economia e Finanza del Governo) alle pagine 43-46 e avere conferma. Inoltre, poiché il FSC viene ridotto e la sua spesa viene posposta, non ci sono i soldi per realizzare le infrastrutture meridionali.

MANCANO 11 MILIARDI PER COMPLETARE LE FERROVIE MERIDIONALI



Andando sul sito dei contratti istituzionali di sviluppo del Ministero dei Trasporti (http://operecis.gov.it/site/cis/home.html), contratti pagati dal FSC, si capisce come manchino 11,4 miliardi. Come illustrato in figura 2, la dorsale ferroviaria Napoli-Bari- Lecce- Taranto costa 7,1 miliardi: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi 700 milioni, servono 6,4 miliardi per concludere l'opera. Va meglio alla dorsale ferroviaria Salerno- Reggio Calabria: costa 504 milioni: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi solo 207 milioni, servono altri 296 milioni. Difficile il completamento della dorsale ferroviaria Messina- Catania- Palermo: costa 5,1 miliardi: sono stati spesi 1058 milioni, servono altri 4 miliardi. Infine l'Autostrada Sassari/Ogliastra costa 930 milioni: sono stati spesi 215 milioni, servono altri 715 milioni. Queste quattro opere costano 13,6 miliardi: al 31 dicembre sono stati spesi per la loro realizzazione 2,18 miliardi, servono altri 11,47 miliardi.
Quindi, poiché il Governo riduce la dotazione del FSC per il Sud, poiché il Governo pospone la spesa della maggior parte di quei soldi agli anni successivi al 2019, non è chiaro quando la dorsale ferroviaria Salerno-Reggio Calabria o quella Napoli-Bari-Lecce-Taranto verranno realizzate.
Ma non è finita qui. Nel ciclo 2007- 2013 l'Italia aveva una dotazione di programmi cofinanziati dai fondi strutturali di 46,4 miliardi: al 31 dicembre 2015 ne ha spesi 37,1 miliardi secondo il dato della spesa certificata dalla Commissione Europea; avanzano 9,3 miliardi. Questo è il dato citato dalla CGIA di Mestre ed è quello importante per Bruxelles. Al contrario De Vincenti cita il dato dei pagamenti rendicontabili, pari a 43,3 miliardi. Il 31 dicembre 2015 era la data ultima per certificare la spesa dei Fondi UE. Per non perdere la quota europea di quei 9 miliardi, l'Italia deve anticipare i soldi e rispettare due scadenze: entro il 31 marzo 2017 deve concludere la realizzazione dei progetti "normali"; entro il 31 marzo 2019 deve concludere i progetti "non funzionanti" (non completati e in uso alla chiusura dei vecchi programmi). Per esempio, sul dragaggio del porto di Napoli la Campania non ha speso nulla dei 154 milioni stanziati, di cui 115 erano europei; la Campania, se non dragherà il porto anticipando i soldi, perderà quei 115 milioni UE. Per tale ragione il dato importante è quello della spesa certificata e non quello dei pagamenti.

andrea.delmonaco@libero.it

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