Giovedì 20 Settembre 2018 | 17:16

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2017: Debito/PIL 138% per Padoan

Dopo il North Stream 2 e il pericolo Brexit, Clinton sostiene Italia contro l’austerità tedesca

Il Sud non è una colonia

Andrea Del Monaco

Andrea Del Monaco

La crisi del Mezzogiorno si inserisce nel dibattito sull'austerità. La questione meridionale è aggravata dal Fiscal Compact: blocca gli investimenti e riduce il Sud a colonia del capitalismo tedesco (guarda il video). Il Governo inaugura la variante di valico dell'A1 ma non completa le tre ferrovie Alta Capacità al Sud: la Napoli-Bari-Lecce-Taranto, la Salerno-Reggio Calabria e la Messina-Catania-Palermo. A luglio 2014 sottolineai il disinteresse della classe dirigente per il Sud (guarda il video). Nulla è cambiato. Serve un piano di sviluppo che crei lavoro vero. Nel segno di Giuseppe di Vittorio.

SECONDO IL DEF DEL GOVERNO RENZI CON INFLAZIONE INFERIORE AL 2% IL DEBITO PIL SALE AL 138% NEL 2017

“Draghi gode dell’appoggio di tutti i paesi UE” ha detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi: tali parole difendevano il presidente della BCE dagli attacchi del Ministro tedesco Schauble. In Europa si gioca una complessa partita su molteplici fronti. Sulle politiche di bilancio nazionali l'austerità tedesca si oppone alla richiesta italiana di flessibilità (indebitarsi per investire): a tale scopo il Ministro Padoan propone all’ECOFIN di cambiare il Patto di Stabilità. Sulle politiche monetarie il Quantitative Easing e la politica dei bassi tassi di interesse di Draghi si oppone alle richieste della Bundesbank, la Banca Centrale Tedesca; al contrario l'azione delle BCE è benvoluta dalla Federal Reserve (la Banca Centrale Americana) perché mantiene il Dollaro forte sull'Euro. Inoltre Washington teme una Germania forte nella UE anche sulle politiche energetiche.

USA APPOGGIANO RENZI PERCHÈ TEMONO BREXIT E NORTH STREAM 2

Le preoccupazioni americane sono aumentate dopo l’accordo sul progetto North Stream 2 tra la Cancelliera tedesca Merkel e il Presidente russo Putin: esso prevede la realizzazione di due rami di un gasdotto con una capacità totale di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste russe alla Germania attraverso il Mar Baltico. Per gli USA il gasdotto è la chiave diplomatica con cui la Russia può determinare le forniture di gas verso l’Europa centrale.
Domenica il presidente Obama era a Londra per sostenere Cameron sulla sua campagna contro l’uscita del Regno Unito dalla UE. Nel contempo, l'accordo russo-tedesco e la possibile Brexit costringono gli Stati Uniti a cercare la sponda italiana all'interno della Unione Europea. E non casualmente, negli ultimi mesi il Governo italiano ha aumentato le sue critiche all'austerità tedesca perché ha il sostegno americano. Nel 2014 Renzi ripeteva che l’Italia avrebbe rispettato le regole europee. Ora Padoan chiede di cambiare il Patto di Stabilità: il Governo ha compreso che con le attuali regole affondiamo nella crisi. Venerdì 22 Matteo Renzi ha avuto un incontro di un'ora e mezza con Bill Clinton: la fondazione dell'ex Presidente USA ha ottimi rapporti con il premier italiano. In questa situazione, mercoledì 27, il Governo discuterà al Senato il DEF (Documento di Economia e Finanza). Il Documento punta su due ipotesi improbabili:
1) il calo del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo dal 2016;
2) l'autorizzazione della UE a rinviare al 2019 il pareggio di bilancio: come evidenziato in tabella 1 il Governo Renzi ha chiesto 4 volte tale rinvio; nel DEF 2014 ha chiesto il rinvio al 2016 (linea arancione); nel DEF 2015 ha chiesto il rinvio al 2017 (linea verde); nella nota di aggiornamento al DEF 2015 ha chiesto il rinvio al 2018 (linea blu); e nell’attuale DEF 2016 ha chiesto il rinvio al 2019 (linea rossa).

DEF DI PADOAN PREVEDE CALO DEBITO SOLO CON INFLAZIONE A 2%

Queste due ipotesi sono a loro volta basate su altre previsioni molto ottimistiche: una buona crescita dell’Italia e una discreta inflazione per il 2016. Ma il presidente della BCE Mario Draghi ha ammonito pochi giorni fa proprio sul rischio concreto di bassa inflazione dovuta alla bassa crescita.
Draghi era stato ancor più preciso il primo febbraio di fronte al Parlamento Europeo: rispetto a dicembre 2015 per l’Europa “le stime sull’inflazione si sono ridotte all’1,6% per il 2017, la ripresa è debole”. Proprio per il rischio deflazione Draghi ha deciso di mantenere bassi i tassi di interesse e di potenziare il suo programma di acquisto di titoli pubblici e privati, il Quantitative Easing (QE).
Insomma, da un lato, il DEF del Governo basa i suoi obiettivi su una crescita improbabile, dall’altro lato, Mario Draghi conferma il QE e i bassi tassi di interesse, proprio perché riconosce che la crescita è bassa. Oltre a difendere Draghi, Renzi dovrebbe ricordare i suoi moniti sulla scarsa crescita. Vediamo perché alcune previsioni del DEF sono altamente improbabili. La crescita, pur essendo stata corretta rispetto alle precedenti previsioni del Governo, viene data all' 1,2 % nel 2016, 1,4% nel 2017, 1,5% nel 2018. In realtà se tutto va bene nel 2016 il PIL crescerà dell’1%.  Ancora più sorprendente è il dato sull' inflazione che determina il rapporto Debito/Pil: essendo un rapporto, ovvero una frazione, ha un numeratore e un denominatore; se il numeratore rimane fisso, e il denominatore, ovvero il Pil, aumenta, il rapporto complessivo diminuisce e Bruxelles ci promuove.
Il debito è calcolato in valore assoluto e il prodotto interno lordo in valore nominale: quest'ultimo è dato dalla crescita reale più l' aumento dei prezzi (l’inflazione). Bene, per gonfiare il valore nominale del Pil, il DEF dice che l' inflazione risalirà e che addirittura l' anno prossimo sarà all' 1,3 %.  Su questa base il rapporto debito/PIL nel 2016 si ridurrebbe dello 0,3%: dal 132,7 al 132,4% nel 2016; negli anni successivi si ridurrebbe di uno-due punti all'anno ma tale previsione è basata su un dato dell'inflazione pari all' 1,3%. Oggi l' inflazione è attorno allo 0,2 %. Per avere un’inflazione media nel 2017 all’ 1,3%, dovremmo chiudere il 2017 con un' inflazione superiore al 2%.

CON INFLAZIONE BASSA RAPPORTO DEBITO/PIL ESPLODE AL 138% NEL 2017: LO DICE IL DEF DEL GOVERNO

Tali ipotesi sono quindi realizzabili solo se i timori di Mario Draghi verranno smentiti e l’inflazione nei prossimi anni sarà al 2%. Ma cosa succede se l’inflazione sarà inferiore al 2%? Ovvero se gli italiani compreranno poco perché la crisi permane? Lo dice lo stesso DEF ipotizzando tre differenti simulazioni pessimistiche sull’aumento del rapporto Debito/Pil nel caso di inflazione inferiore al 2%. In figura 2 la linea verde chiara rappresenta il rapporto Debito/Pil in caso di fallimento del Quantitative Easing di Draghi: nel 2016 sale al 135,3%, nel 2017 al 138,4%, nel 2018 arriva al 140,2%, nel 2027 arriva al 144,8%. La linea verde scura rappresenta l’aumento del rapporto Debito/Pil in caso di decoupling (disaccoppiamento tra deflazione e politiche strutturali): nel 2016 sale al 135,3%, nel 2017 al 138,5% e nel 2018 arriva al 140,6%. La linea gialla rappresenta l’andamento del rapporto in caso di bassa crescita: nel 2016 arriva al 133,8%, nel 2017 al 134,4%; dal 2018 inizia a calare per arrivare al 117,7 % nel 2027. In conclusione il DEF punta tutto su un’inflazione fantasiosa e su fattori esterni come il cambio favorevole Euro-Dollaro e il basso costo del petrolio. Con una crescita così bassa ci vorranno almeno sette anni per assorbire la disoccupazione. Inoltre a settembre, Padoan, in Legge di Stabilità, dovrà trovare 15 miliardi per evitare l’aumento dell’IVA e sterilizzare le clausole di salvaguardia sul deficit. Non è finita qui.
Che succede se il costo del petrolio aumenta e l’Euro si rivaluta? Rimaniamo in recessione fino al 2027 come ammette lo stesso DEF. Una soluzione ci sarebbe. Investire, soprattutto in infrastrutture per il Sud. Ma per farlo occorre cambiare veramente il Patto di stabilità. E per cambiare il Patto di Stabilità non bastano Renzi e Padoan. Speriamo Bill Clinton chiami Angela Merkel.

andrea.delmonaco@libero.it

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