GAZZETTA TV Matone (Lega): «Con il sorteggio stop alle correnti»

Le ragioni del Sì: «È il vero timore dei miei ex colleghi magistrati»

Giovanni Longo

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Giovanni Longo

Mercoledì 18 Marzo 2026, 16:05

«Questa riforma viene da lontano, votando sì, si porta a compimento un processo iniziato nel 1988 con il codice di procedura penale che porta il nome del prof. Giuliano Vassalli di cui ho avuto il privilegio di essere tra i più stretti collaboratori come capo della sua segreteria». Simonetta Matone, ex magistrato, parlamentare della Lega, guarda al passato prima di puntare al futuro. «Ricordo con estrema precisione quando Vassalli spiegò che, nel passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, mancava un tassello fondamentale: la separazione delle carriere che non si era potuta realizzare allora per la forte opposizione della classe cui io appartenevo, la magistratura».
Matone, intervistata dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Mimmo Mazza cita Giovanni Falcone «anche lui favorevole alla separazione delle carriere». L’obiettivo, dunque, è arrivare a un «giudice terzo e a una vera parità tra accusa e difesa».
E poi, «non c’è alcun rischio, come sostiene erroneamente il comitato per il No, che il pubblico ministero possa essere attratto nel potere esecutivo o che si possa creare un super pubblico ministero. Nella norma non c’è scritto da nessuna parte. Si tratta invece di regolamentare due carriere che sono profondamente diverse, entrambe facenti parte di quella che viene chiamata pomposamente cultura della giurisdizione».

Peraltro, è sempre il ragionamento della parlamentare della Lega «non è una riforma di destra, tanti esponenti di sinistra voteranno sì. Tanti di loro si erano già schierati per la separazione carriere. E poi, mi spiegate perché in tutti i Paesi civili c’è già?»

Il problema, secondo Matone, è un altro. «I miei ex colleghi non temono la separazione delle carriere, ma il sorteggio per eleggere i componenti dei due Csm». Matone, sul punto, cita lo scandalo Palamara. «Se fossimo in un Paese serio, dopo la pubblicazione del suo libro, si sarebbe dovuto sciogliere il Consiglio superiore della magistratura. Invece, ha pagato solo Palamara, e tutto questo non è giusto. Il suo libro rafforza ciò che gli addetti ai lavori già sapevano: il Csm soprattutto per procedimenti disciplinari e incarichi direttivi viaggia secondo le regole stabilite dalle correnti».
Nel mirino, soprattutto, la nomina dei vertici degli uffici giudiziari selezionati «secondo una logica correntizia. Il merito non esiste e non viene premiato. Dunque, perché tanta paura verso un sistema, il sorteggio, che mi sembra così democratico?».

Per non parlare del «sistema disciplinare che non funziona assolutamente se si arriva a “condanne”, peraltro con sanzioni irrisorie, nel 42% dei casi sul 10% degli esposti che vengono trattati nel merito (il 90% degli esposti viene infatti archiviato)». Quanto alle nomine, Matone parla di un «sistema di accomodamenti fatti a tavolino, non ci sono mai delle sorprese. Si sa già in partenza chi sarà il presidente del tribunale».
Quanto ai magistrati che si sono esposti per il sì, Matone afferma: «Su di loro c’è uno stigma, ho colto un clima di paura per il dopo, penso alla dichiarazioni di Gratteri, ad esempio. Se sciaguratamente vincesse il no, mi aspetto rappresaglie nei confronti di chi ha avuto il coraggio civile di schierarsi per il si».
Infine, Matone si rivolge direttamente ai cittadini: «Andate a votare perché è il massimo esercizio di democrazia che un cittadino può mettere in atto. E poiché la giustizia ci tocca tutti da vicino, se vi piace l’attuale sistema delle correnti e dei capi degli uffici nominati non per merito ma per accordi tra le correnti allora votate no. Se, invece, volete una giustizia in cui pm e giudice non militano più nella stessa squadra, votate si».
«Con la separazione delle carriere, giudice terzo e si completa il principio accusatorio»

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