Relazione semestrale Dia: «In Basilicata sistema mafioso endemico». Il quadro pugliese tra clan, violenza ed estorsioni

Nella relazione sono individuate tre «distinte zone territoriali lucane in cui insistono diversi sodalizi mafiosi: l’area di Potenza e del suo hinterland, quella del Vulture Melfese, e infine il territorio della fascia jonica metapontina»

Redazione online

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Giovedì 13 Aprile 2023, 10:29

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«Le indagini svolte» hanno «posto in evidenza l’esistenza di un sistema mafioso endemico, capillare e pervasivo in tutta la regione Basilicata»: sono le parole del procuratore antimafia di Potenza, Francesco Curcio, riportate nell’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia al Parlamento.

Nel documento - in cui si fa riferimento all’istituzione nel capoluogo lucano della Sezione operativa Dia con la presenza, il giorno dell’inagurazione, il 7 marzo 2022, dell’allora Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, - è sottolineato che, secondo Curcio, «attualmente la situazione criminale mafiosa colloca il Distretto di Potenza, quanto a grado di allarme che suscita il fenomeno, subito dopo quelli tradizionalmente afflitti dalla presenza delle mafie storiche».

Dalla relazione inviata al Parlamento emerge poi che «lo scenario della regione, segnato dalle difficoltà economiche in cui versano le imprese e dall’elevato tasso di disoccupazione tra la popolazione residente, rappresenta un fattore di seria vulnerabilità alle pressioni delle cosche mafiose delle regioni confinanti, molto interessate anche ai cospicui flussi di fondi pubblici investiti nel territorio». E «i diversi sodalizi criminali, sebbene duramente ridimensionati e scompaginati nel tempo dalle congiunte attività delle forze di polizia e della magistratura, si sono rivelati, al pari di altre realtà delinquenziali più progredite, particolarmente inclini a rigenerarsi con crescente attività di proselitismo e diversificazioni delle attività illecite, evolvendo gradualmente verso formazioni a 'gestione imprenditorialè che incrementano i rischi di infiltrazione nella pubblica amministrazione».

Nella relazione sono individuate tre «distinte zone territoriali in cui insistono diversi sodalizi mafiosi: l’area di Potenza e del suo hinterland, quella del Vulture Melfese, e infine il territorio della fascia jonica metapontina»: in quest’ultimo caso «la vulnerabilità mafiosa è rappresentata dalla particolare posizione geografica, vero e proprio snodo tra Puglia, Calabria e Campania». Sempre nel Metapontino «oltre agli stupefacenti, l’attezione delle forze di polizia, della magistratura e dell’autorità prefettizia è prioritariamente rivolta al contrasto dei tentativi di condizionamento della pubblica amministrazione e di infiltrazione del tessuto economico-finanziario da parte della criminalità organizzata».

In Basilicata, inoltre - è specificato nella relazione della Dia - «alla luce dei più recenti riscontri giudiziari», si "riscontra anche l’operatività di diversi gruppi criminali stranieri che agiscono sinergicamente con i sodalizi mafiosi autoctoni, soprattutto nel traffico degli stupefacenti».

LA MAFIA BARESE CONDIZIONA LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

«La criminalità barese si conferma la mafia degli affari». E’ quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l’attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata in Puglia.

«I principali sodalizi baresi avrebbero evidenziato avanzate strategie di investimento e spiccate capacità di insinuarsi all’interno degli enti locali condizionando i flussi economici, il libero mercato e l’attività della pubblica amministrazione», prosegue il documento ricordando l’operazione «Levante» 1, conclusa dalla Dia il 15 febbraio 2022, che ha documentato come il clan Parisi si fosse bene inserito «nel contesto imprenditoriale, economico e sociale, in particolare nel settore della macellazione e lavorazione delle carni attraverso il controllo di società cooperative ed a responsabilità limitata» operanti anche nel settore della ristorazione.

Proprio il clan del quartiere Japigia risulterebbe «il principale artefice delle commistioni fra business criminali e ambiti politico-amministrativi, conseguite tramite la ricerca di circuiti collusivi nel settore della funzione pubblica». Secondo la relazione, il sodalizio barese avrebbe «manifestato la capacità di interagire con soggetti apicali di altre matrici criminali come quella camorrista dei Moccia di Afragola (Napoli), le cui proiezioni affaristiche hanno interessato anche la province di Lecce e Foggia grazie al coinvolgimento di amministratori locali e imprenditori».

CLAN BARI DESTABILIZZATI DA FREQUENTI SPACCATURE

«La criminalità organizzata» a Bari «evidenzia una struttura organizzativa di tipo camorristico». E' quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l’attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata in Puglia. Il contesto mafioso nel capoluogo è «in continua evoluzione, destabilizzato da frequenti spaccature dovute all’ansia delle nuove leve di ritagliarsi più ampi spazi nel panorama criminale, in contrapposizione alle pretese dei vecchi boss tornati in libertà di riacquistare il loro prestigio criminale».

Secondo la relazione sono quattro le organizzazioni storicamente radicate sul territorio: Parisi-Palermiti, Capriati, Strisciuglio e Diomede-ex Mercante», che «estendono le loro ramificazioni anche in provincia e sono in grado di catalizzare le forze di altri sodalizi di minore caratura». Fra questi vengono citati i Misceo, i Montani, gli Anemolo, i Fiore-Risoli, i Di Cosimo-Rafascheri, i Lorusso e i Velluto. «Per quanto riguarda, invece, il clan Di Cosola - prosegue la relazione - il suo progressivo declino derivante dalla scelta del suo elemento di vertice di collaborare con la giustizia, nonché la conseguente diaspora dei sodali, è un elemento da considerare anche alla luce dei flebili tentativi di ricostituzione e di riconquista del controllo territoriale».

IN PUGLIA NUOVE LEVE IMPAZIENTI DI SCALARE IL POTERE

In Puglia «emerge la presenza di tre macro scenari criminali, tra loro eterogenei, rappresentati dalla mafia foggiana, dalla criminalità barese e dalla Sacra corona unita». E’ quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l’attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata in Puglia. La relazione evidenzia «l'effervescenza criminale registrata sin nei primi giorni del semestre» che «riflette il dinamismo di equilibri e assetti criminali segnati non solo da contrasti tra clan contrapposti ma anche da frizioni intraclaniche».

Il documento sottolinea anche l’esistenza di «tensioni interne» ai clan, "riconducibili sia alla pressione delle nuove leve, impazienti di scalare le gerarchie criminali e disposte a tutto pur di ricoprire ruoli apicali, sia ai mutamenti repentini delle alleanze dovuti ai continui tentativi per l’acquisizione di maggiori spazi e poteri nei territori di riferimento». «Le relazioni funzionali che, per contingente e reciproco interesse, si instaurano talvolta fra i sodalizi attivi nelle città pugliesi e anche con quelli gravitanti in provincia - prosegue la relazione - rappresentano una peculiarità del vivace scenario delinquenziale» pugliese. Caratterizzato dall’«irrinunciabile controllo militare del territorio, non disgiunto dalla diffusa vocazione affaristica», che «porta le consorterie pugliesi a espandere gli interessi criminali anche al di fuori del territorio regionale».

Lo scopo, spiega il documento, «rimane sempre quello di massimizzare i profitti illeciti mediante la strategia di mimetizzazione all’interno dei gangli vitali della società civile, con gravi ripercussioni per l’economia legale e il regolare funzionamento delle istituzioni locali».

MAFIA PUGLIESE ORIENTATA A GESTIRE TURISMO E RIFIUTI

«L'instancabile fiuto per gli affari orienta le attività criminali delle mafie pugliesi anche in direzione di altre forme di guadagno quali il contrabbando di sigarette e la gestione del gioco e delle scommesse on-line, non tralasciando gli appetibili settori della gestione dei rifiuti e del turismo». E’ quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l’attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata nella regione.

Per quanto riguarda il contrabbando di sigarette, secondo il documento, «pur non rappresentando il business principale della malavita organizzata, sembrerebbe suscitare ancora un particolare interesse in quanto rimane una delle voci di bilancio criminale molto remunerativa». La relazione pone l'accento anche sui «fenomeni relativi allo sfruttamento di extracomunitari sia con riferimento al caporalato, che vede spesso i cittadini stranieri vittime di imprenditori senza scrupoli, sia riguardo ad altri reati connessi con l'immigrazione clandestina tra i quali falso, truffa e sfruttamento della prostituzione che interessano in modo trasversale anche altre etnie».

Per quanto riguarda la presenza di organizzazioni straniere nel territorio pugliese, «oltre ai gruppi albanesi attivi nel narcotraffico, è significativo l’operato della criminalità organizzata composta da cittadini dell’Est (in primis albanesi e rumeni) per le attività di supporto o direttamente coinvolti in attività predatorie».

SCU IN SALENTO FA SISTEMATICO RICORSO A ESTORSIONI

«I clan della sacra corona unita, anche nel Salento, farebbero sistematico ricorso a pratiche estorsive» e al cosiddetto «metodo mafioso ambientale». E' quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l’attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata in Puglia.
Il documento spiega che il clan Romano, di Brindisi, recentemente «avrebbe puntato anche a monopolizzare la gestione delle slot machine, esercitando in tal modo una forma di controllo del territorio e riuscendo contestualmente a moltiplicare i propri profitti illeciti». Nel settore delle scommesse online illegali, «l'indagine Nautilus 7 dei carabinieri ha evidenziato il ruolo di un pregiudicato di spicco della sacra corona unita brindisina - prosegue la relazione - dedito anche ad altri affari illeciti fra i quali quelli connessi alla gestione delle slot machine, dei videopoker e dei giochi elettronici in generale e delle scommesse online».

A FOGGIA LE PIU' EFFERATE FORME DI VIOLENZA

La Provincia di Foggia è quella che in Puglia «manifesta le più efferate forme di violenza e di aggressività al fine di affermare il controllo del territorio nonostante le incisive attività di contrasto delle forze di polizia e della magistratura». E’ quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l'attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata nella regione.

Secondo il documento «non risulta ancora affievolito il livello di spregiudicatezza che ha avuto il suo apice proprio nei primi giorni del mese di gennaio 2022, generando un grave allarme sociale nel capoluogo e nella provincia dauna». «Gli efferati delitti consumati nel primo semestre 2022 sembrerebbero sottendere precari equilibri criminali nei vertici delle organizzazioni egemoni - prosegue la relazione - lasciando così presagire imminenti mutamenti negli assetti, nelle alleanze o più semplicemente nei precedenti e taciti accordi di non belligeranza». A Foggia, in particolare, «il tentato omicidio di un elemento di vertice della batteria Sinesi-Francavilla, consumato il 2 marzo 2022, avrebbe segnato un momento di rottura nel contesto mafioso della società foggiana».

A FOGGIA I CLAN CONTROLLANO AGROALIMENTARE E SUPERMERCATI

Nella provincia di Foggia «il business dell’agroalimentare rappresenta per la criminalità organizzata un efficace strumento per la sua affermazione nel territorio, interferendo così nel mercato immobiliare dei terreni agricoli e nella commercializzazione degli alimenti con il controllo delle catene di supermercati e il condizionamento del prezzo dei raccolti, nonché nella gestione dei trasporti e dello smistamento delle produzioni». E’ quanto si legge nella relazione del ministero dell’Interno al Parlamento riguardo l'attività della direzione investigativa antimafia (Dia) nei primi sei mesi del 2022, con riferimento alla criminalità organizzata in Puglia.

L’allarme riguarda anche la «commercializzazione di carburanti e alcolici» che rappresenta «una convergenza di interessi fra compagini locali e organizzazioni di altre regioni e nazionalità» in un settore «particolarmente vulnerabile alle infiltrazioni criminali». Il documento evidenzia anche «il crescente fenomeno della tratta degli esseri umani» in Capitanata. «I gruppi africani operano preliminarmente nell’induzione e nello sfruttamento della prostituzione, nell’immigrazione clandestina, nel traffico di sostanze stupefacenti e nel caporalato». Quelli albanesi «sono attivi nel settore del traffico transnazionale di sostanze stupefacenti e di armi». Il documento cita anche i «ghetti» di Borgo Mezzanone e di Rignano Garganico, oltre al cosiddetto gran ghetto dei migranti di Torretta Antonacci a San Severo, perché "rappresentano ambiti di vulnerabilità sociale con riflessi sull'ordine e la sicurezza pubblica».

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