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Buon compleanno Zeman: il profeta compie 75 anni e Foggia festeggia

In collaborazione con il regista Giuseppe Sansonna e MinimumFax trasmettiamo il reportage dedicato al tecnico che ha segnato la storia del calcio pugliese

12 Maggio 2022

Redazione online

FOGGIA - Buon compleanno Zeman: l'allenatore ormai mito del Foggia calcio compie oggi 75 anni. Per l'occasione in collaborazione con il regista Giuseppe Sansonna e MinimumFax trasmettiamo il reportage dedicato al tecnico che ha segnato la storia del calcio pugliese. All’inizio degli anni Novanta una squadra di provincia approda in serie A e con il suo gioco spettacolare sconvolge il calcio italiano. È il Foggia di Zdenek Zeman, l’allenatore che rappresenterà il modello alternativo al calcio degli investimenti miliardari e del doping. Giuseppe Sansonna ripercorre le gesta del vecchio e del nuovo Foggia zemaniano, restituendoci le emozioni e le atmosfere di un calcio pulito, estroso, autentico.

Foggia la culla di zemanlandia la nascita di un mito diventato eterno

Simmetrico alla bellezza del gioco, asimmetrico al pensiero unico, ha sempre preferito la tattica del compito a quella dell'ordine con una semantica generativa che ha mutato i processi di senso in nuovi processi narrativi. Per questo è nata Zemanlandia, in quella spettacolare stagione del Foggia storicizzata pure dalla «Treccani» e poi esportata nel lungo viaggio del tecnico boemo: Roma, Lazio, Pescara, Lecce, Napoli, Cagliari, Stella Rossa di Belgrado per citare solo alcune piazze. Una stagione controcorrente ispirata da Zdenek Zeman nato a Praga il 12 maggio del 1947, 75 anni fa, cresciuto a Palermo e diventato uomo e allenatore a Foggia dove ha sviluppato la fase germinale della sua allergia al conformismo, continuando imperterrito e coerente a coinvolgere ammiratori e non nella sua avventura mentale che non ha mai prodotto falsi capolavori per intenditori. Al contrario: capolavori per falsi intenditori. E forse anche per questo motivo ha pagato più del dovuto, anche quando è stato costretto a rivedere il suo modo di tacere per trovare le leggi nascoste del nostro calcio, dal doping alle partite truccate. Il «Palazzo» non ha perdonato e lo ha messo ai margini, ma quella sua saggezza folle sul lungo periodo è stata rivalutata e apprezzata, perché con le parole corredate dalle sue intriganti pause, Zeman ha smascherato alcune scomode verità che hanno messo in crisi apparati a loro volta ingombranti.

Il boemo del sud ha ricominciato sempre daccapo e sempre da quel porto sicuro che è stata Foggia: quattro volte, quattro ripartenze, in C, in B, in A e ancora in C. E non poteva essere diversamente perché sin dal primo annusamento, Zeman a Foggia ha condotto un'impresa plurale e conflittuale, ha fatto sentire tutti partecipi di un sogno consapevoli però che i demoni che distruggono le ali del desiderio non si sarebbero fatti attendere. Come è avvenuto. Ma la bellezza del rapporto tra Zeman e Foggia, con di mezzo il Foggia calcio, non è stato il collocarsi al riparo da qualche parte dell'incompiuto, ma scommettere nuovamente, riprendere la tavolozza espressiva e lavorare alla fusione degli orizzonti di una città in perenne ricerca di autostima. Così come un «driver emotivo», Zeman si è rimesso in gioco ed è ripartito senza la paura delle cadute sportive (sue e della squadra) e sociali (di Foggia). Non è stato difficile, 30 anni dopo Zemanlandia, dieci dopo l'ultima apparizione in C, perché per i foggiani «Sdengo» rappresenta il legame con il loro tempo, utile a fabbricarsi un destino romanzesco e perché si sa che, oltre le categorie, il ricordo ti aspetta sempre lì dove è nato e non puoi farci nulla. Per una Foggia stanca di avere i riflettori addosso tra stereotipi, verità banali e fanatismo, tutti immersi in quella bolla prossima alla post verità dove gli altri hanno sempre ragione, riavere Zeman alla guida dell'amatissimo club rossonero è stata una grande occasione per uscire dal repertorio minore, per sottrarsi da quella propensione all'autodistruzione che diventa narcosi collettiva. Zeman lo ha intuito e capito sin dalla sua prima apparizione (1986) ed è sempre riuscito in quest'impresa. Ecco perché nonostante gli increduli la guida del Foggia con Zeman in panchina appare ancora oggi come un dono prezioso ed un enorme privilegio. Il fatto stesso di avere collocato un «murale» voluto dai tifosi e consacrato al boemo come elemento di eterna gratitudine per questo pezzo di vita dedicato al Foggia, è la rappresentazione di quell'anticipazione della giustizia che talvolta, non sempre, si infila nelle maglie della memoria degli uomini. E non poteva essere altrimenti perché Zeman non avrà vinto tanti «tituli» come sostengono i suoi detrattori ma per il semplice motivo che i traguardi lui li ha oltrepassati, come una divinità che non ha bisogno dell'eterno nel tempo perché è già riuscito ad andare oltre il suo tempo. Il mito di Zemanlandia si spiega anche così. Buon compleanno mister. [Filippo Santigliano]

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