Le carceri della Puglia sono al collasso, Foggia teme una nuova evasione
La protesta dei sindacati: «I nostri penitenziari con la pianta organica insufficiente»
Lunedì 07 Marzo 2022, 13:59
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FOGGIA - «Mentre tutte le altre forze di polizia sono state rinforzate, gli agenti penitenziari si ritrovano al di sotto dei numeri presenti qualche anno fa. Specificatamente, in Puglia, la legge Madia ha provocato un sottodimensionamento di personale pari al 30%, con poco più di 2000 unità al fronte di 3500 detenuti. E pensate che a Foggia la pianta organica presenta il segno meno per oltre cento persone, trenta su San Severo e quaranta su Lucera». Gennaro Ricci, coordinatore provinciale Polizia Penitenziaria della FP Cgil spiega alla «Gazzetta» lo stato comatoso in cui versano le istituzioni carcerarie del territorio. Il grido d’allarme è stato lanciato questa mattina quando, davanti alla casa circondariale del capoluogo dauno, è stato inscenato lo stato di agitazione. Le organizzazioni sindacali (Osapp, Sinappe, Uil, Fns, Cisl, Uspp, Fsa-Cnpp e Cgil), a nome dei detenuti, delle forze amministrative e di pubblica sicurezza, hanno denunciato «lo stato di imbarazzante precarietà che si vive nei nostri istituti di pena».
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Il movimento sindacale documenta lo stato precario delle carceri. Specificatamente, gli istituti di Lucera-Foggia e San Severo, coi relativi Nuclei traduzioni, «sono gravati da carichi di lavoro non più fronteggiabili dagli attuali organici che spesso sono costretti, attraverso i poliziotti, ad espletare turni di servizio superiori alle nove ore, finanche nei delicati servizi di piantonamento nei reparti ospedalieri, con mancato rispetto dei tempi di recupero psicofisico». I sindacati, nella protesta davanti al carcere di via delle Casermette, hanno sottolineato «la carenza endemica per i tre istituti foggiani, i quali si trovano a fronteggiare senza alcuna considerazione da parte» del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (tra l’altro attualmente senza un capo, viste le dimissioni di Dino Petralia), unitamente alla «gestione di una criminalità del territorio sempre più preponderante».
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La gravità dello stato di salute del penitenziario foggiano fa temere il peggio alle organizzazioni sindacali: «Abbiamo paura che possa ripetersi l’increscioso episodio di due anni fa, quando ci fu un’evasione di massa dalla struttura di Foggia» sottolinea Michele Giorgio, segretario provinciale dell’Organizzazione Sindacale Polizia Penitenziaria. Il riferimento è a quanto accadde il 9 marzo del 2020 quando dalla Casa circondariale ci fu l’eclatante fuoriuscita di settantaquattro detenuti (poi riarrestati). All’indomani di quell’episodio, spiegano i sindacati, «l’emergenza fu fronteggiata con un intervento deciso sul penitenziario del capoluogo. Ma oggi, a distanza di due anni quasi esatti da quel fatto, la situazione è nuovamente precipitata, perché il personale di polizia e le carenze strutturali sono al di sotto della linea di sopravvivenza».

