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Festival cinematografico

Festival di Cannes, Jasmine Trinca: sono cresciuta qui

Parola di Jasmine Trinca durante la conferenza stampa della giuria del concorso cinematografico del Festival di Cannes.

17 Maggio 2022

Redazione online

FESTIVAL DI CANNES - «Sono cresciuta con Cannes. Il mio percorso è cominciato qui. Ho un ricordo enorme perché sono venuta qua con il mio primo film (LA STANZA DEL FIGLIO) nel 2001 e allora non conoscevo l’aspetto glamour della Croisette, una cosa che mi interessa ancora poco. Tra i ricordi c'è poi quello che la sala Lumiere mi sembrava enorme. Poi c'è stata LA MEGLIO GIOVENTÙ di Marco Tullio Giordana che vinse a Un Certain Regard. Adoro lo spirito di questo luogo». Parola di Jasmine Trinca durante la conferenza stampa della giuria del concorso del festival di cui fa parte con presidente Vincent Lindon, l'attrice e regista britannica Rebecca Hall, l’attrice indiana Deepika Padukone, l’attrice svedese Noomi Rapace, il regista iraniano Asghar Farhadi, il cineasta quello francese Ladj Ly, il regista americano Jeff Nichols e il regista norvegese Joachim Trier.

E in una lunga conferenza stampa all’ombra della guerra in Ucraina si fa spazio anche la polemica che riguarda Farhadi per il presunto plagio di UN EROE. «Il mio film non è un plagio», ha ribadito a più riprese e con forza il regista iraniano. «Penso che la questione sarà senza dubbio chiarita. E mi dispiace che abbia creato così tanto malessere. Si tratta solo di cattiva informazione».

Questo il retroscena. L’ex studentessa Azadeh Masihzadeh sostiene che il regista, dopo aver sviluppato il documentario All Winners, All Losers in un workshop cinematografico, avrebbe usato la premessa e molti dettagli specifici della trama come base per UN EROE, che ha debuttato a Cannes l’anno scorso e ha vinto il Grand Prix. Farhadi ha a sua volta denunciato l’ex studentessa, accusandola di diffamazione, ma la corte ha ritenuto in prima istanza «insufficienti» le prove a sostegno della sua tesi.

Tra i molti interventi nel segno delle difficoltà e delle responsabilità per chi deve giudicare il cinema, ancora più forti in questi tempi difficili, molto bello e accorato quello del presidente Vincent Lindon: «Certo - ha detto l’attore francese - c'è un enorme responsabilità, ma io voglio essere solo un normale spettatore. O meglio, un bambino che guarda e vede quello che gli succede dentro. Che poi un film abbia temi sociali o meno, non è quello che farà la differenza».

Festival di Cannes, Farhadi: nessun plagio per Un eroe

17/05/2022 ore 18:06 - «Il mio film UN EROE non è un plagio», così più volte il regista iraniano Asgar Farhadi ha detto con forza a Cannes durante la conferenza stampa della giuria del concorso di cui fa parte. «Penso che la questione sarà senza dubbio chiarita. E mi dispiace che abbia creato così tanto malessere. Si tratta di cattiva informazione».

L’ex studentessa Azadeh Masihzadeh sostiene che il regista, dopo aver sviluppato il documentario All Winners, All Losers in un workshop cinematografico, avrebbe usato questa premessa del documentario e molti dettagli specifici della trama come base per UN EROE, che ha debuttato a Cannes l’anno scorso e ha vinto il Grand Prix.

Farhadi ha a sua volta denunciato Masihzadeh, accusandola di diffamazione, e si è trovato di fronte una corte che ha ritenuto "insufficienti» le prove a sostegno delle affermazioni di Farhadi secondo cui l’ex studentessa avrebbe cercato di danneggiare la sua reputazione.

Festival di Cannes, Pietro Marcello: il mio film femminile

17/05/2022 ore 17:03 - Bella e perduta, Martin Eden, Per Lucio (dedicato a Dalla), il collettivo Futura sulla generazione giovane, e ora Le Vele Scarlatte. Il cinema di Pietro Marcello tra documentario e finzione, in bilico tra realismo e poesia, sia che si tratti di romanzi che di personaggi di finzione, ha una sua identità, come se la vocazione al cinema del reale fosse sempre al centro di ogni cosa. Per l’apertura domani della Quinzaine des Realisateurs, la sezione parallela del Festival di Cannes, quella più libera e autoriale, è stato scelto proprio il regista campano, con il suo primo film girato in Francia, prodotto da CG Cinema, Avventurosa con Rai Cinema, The Match Factory e ARTE France Cinéma che uscirà in sala con 01.

«Amo la letteratura russa, ho una fascinazione particolare. Questo Le Vele Scarlatte, liberamente tratto dal romanzo dello scrittore pacifista russo Aleksandr Grin, mi ha permesso di mettere al centro una figura paterna solida che si prende cura di una figlia altrettanto forte. Pur essendo ambientato alla fine della prima guerra mondiale, mi è sembrato un racconto estremamente moderno, con questo reduce di guerra che non sa stare al mondo e non sa come gestire la sua paternità, mentre la sua piccola comunità è una famiglia allargata e matriarcale. Un film, femminile più che femminista, in cui mi sono emancipato anche io», dice all’Ansa Marcello.

Nella storia, girata in Picardie nel Nord della Francia (ma potrebbe essere in Calabria piuttosto che nel beneventano, dice il regista), vivono Juliette, orfana di madre morta dopo uno stupro, e il padre Raphael, un soldato sopravvissuto al fronte, falegname e con le mani d’oro, in una sorta di comune retta da madame Adeline. Ai margini della vita del piccolo paese, come una corte dei miracoli, vanno avanti con poco e la ragazza, con il talento per la musica e il canto, non esce dal suo piccolo mondo se non accompagnando il padre a vendere giocattoli di legno in città (bellissime le scene di un film del 1930, mentre sono preziosissime quelle d’archivio del giorno dell’armistizio nella Baie della Somme, ndr). Un giorno, lungo la riva del fiume, incontra una maga che le predice che delle vele scarlatte arriveranno per portarla via dal suo villaggio. «Ma questa volta - spiega Marcello - il principe azzurro delle fiabe sarà distrutto. E anche in questo questo film in costume è profondamente moderno».

Girato con la macchina sempre in movimento, con un ritmo concitato da presa diretta, il film è il contrario di un film in costume 'classicò: «Quando penso a grandi budget per i kolossal in costume patinati penso: con quei soldi meglio costruire ospedali e scuole invece di fare il cinema». Con una personalità così anche il casting del film non è normale: Pietro Marcello lo ha chiamato 'casting selvaggiò per raccontare come ha scelto la sua Juliette, la debuttante Juliette Jouan, lontana anni luce dalle aspiranti attrici impostate costruite. «Cercavamo la verità che c'è nel racconto - ha detto il cosceneggiatore Maurizio Braucci - anche negli attori chiamati con Pietro ad un lavoro di carta bianca e grande collaborazione», «Sperimentale - ha proseguito il regista - nell’adattarsi ai luoghi e alle circostanze senza perdere di vista la storia». Ecco così che con la giovane Jouan e con l’omone Raphael Thierry (nel cast ci sono anche il principe azzurro Louis Garrel che interpreta un aviatore, un uomo fragile, instabile che «come tanti uomini oggi» non sa qual è il suo posto e la regista-attrice Noémie Lvovsky, qui nel ruolo della 'femministà Adeline), è sempre quel sapore forte della verità a sovrastare tutto.

Un richiamo cui Pietro Marcello non può sottrarsi: il suo prossimo progetto, sarà annunciato il 19 maggio all’Italian Pavillion di Cannes, è proprio un nuovo documentario con Rai Cinema.

Festival di Cannes, Unesco: sostegno al cinema africano

17/05/2022 ore 14:30 - Per analizzare il grande potenziale di sviluppo del settore cinematografico in Africa, l’Unesco organizza il 24 maggio a Cannes nel corso della 75° edizione del Festival una conferenza dibattito cui prenderanno parte il direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, e il responsabile della cultura Ernesto Ottone Ramirez.

«Il cinema è particolarmente vario e creativo nel continente africano, con una nuova generazione di professionisti talentuosi e impegnati. Mentre iniziano a emergere riforme nazionali a sostegno di questo settore, devono tuttavia essere consolidate da impegni regionali e internazionali. Il cinema africano ha bisogno della cooperazione internazionale per realizzarsi e svilupparsi», è l’appello lanciato da Ramirez.

La conferenza-dibattito si baserà in particolare sul recente rapporto dell’Unesco The Film Industry in Africa: Trends, Challenges and Opportunities for Growth, un’analisi dei dati dell’industria cinematografica e audiovisiva di 54 paesi africani. Secondo questo rapporto, investimenti strategici e riforme permetterebbero all’industria cinematografica africana di svilupparsi rapidamente, a vantaggio della vita culturale locale, dell’influenza internazionale del continente e dell’economia. Il rapporto mostra che il numero di posti di lavoro nel settore potrebbe quadruplicare, passando da 5 a 20 milioni.

Tra le principali iniziative di sostegno in corso ci sono la partnership tra Unesco e Netflix «African Folk Tales Reinvented», la Residenza Unesco a Nara per giovani cineaste africane guidate dalla regista Naomi Kawase, e il Film Heritage Project (AFHP) - una partnership tra Martin Scorsese Film, la Cineteca di Bologna, la Federazione Panafricana dei Cineasti (FEPACI) e l’Unesco.

Video Youtube - Canale ufficiale del Festival di Cannes

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