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Ieri oggi e domani: tanti auguri Lino Nazionale. Compie 85 anni Lino Banfi, l’attore andriese-canosino, ma che è ormai solo «italiano». Italiano che più italiano non si può. E questo nonostante il suo «italiano» (ma solo inteso come materia scolastica) lascerebbe a desiderare e non poco, vista la sua notissima cadenza e parlata. Lascerebbe a desiderare: il condizionale è d’obbligo non per simpatia o per il comune e plebiscitario affetto per il Nonno d’Italia, ma perché il caro Lino solo in apparenza sembra avere poca cultura o sembra non abbia «fatto le scuole» (come si dice a Canosa, vicino Oxford). Ed invece le scuole «grosse» (citazione-bis dal vernacolo canosino) le ha fatte eccome (seminario di Andria compreso) ed il suo «italieno banfiota», made in Canosa, in realtà è un idioma assolutamente voluto e cercato. Anzi adesso possiamo dire persino «coltivato». Mese dopo mese, anno dopo anno. Anzi, meglio: film dopo film, e apparizione dopo apparizione (televisiva, naturalmente!).

E pensare che il Lino Nazionale non è del tutto canosino (lo è solo onorario, scusate se è poco) ma è in realtà nato nella città federiciana da papà Riccardo Zagaria e mamma Nunzia, nel 1936, e, come racconta spesso, «emigrò» a soli quattro anni a Canosa. Pochi chilometri più in là della sua Andria natìa. Il motivo era presto detto: «Mio padre Riccardo – racconta sorridendo agli amici - voleva emigrare, ma era talmente pigro, ma talmente pigro che si fermò nella prima cittadina che trovò davanti nel suo percorso di emigrante: Canosa di Puglia». Ha sempre scherzato su questa «mini-emigrazione» Lino Banfi Zagaria, anche se lui emigrante lo è davvero stato, trasferendosi prima a Napoli poi a Milano e poi a Roma, e viceversa: un percorso su e giù per lo Stivale per approdare oggi, e ormai da decenni, dalla piccola Roma (come è appellata Canosa) alla grande Roma.
Un percorso fatto di tantissimi successi ma anche di qualche intoppo «naturale» (come gli ricordò fraternamente una volta proprio la Carrà) in quel mondo dello spettacolo che lo aveva attratto fin da giovincello e per il quale vive ancora oggi, non disdegnando apparizioni (sempre televisive!) ma anche produzioni: l’ultima, anzi la prossima (meglio scrivere così!) arriverà a breve, girata ai tempi del Covid tra Roma e Bologna.

Ad ottantacinque anni è un Banfi ancora esplosivo e inesauribile, che tra un ciack e l’altro aveva anche trovato tempo e ispirazione per scrivere la prefazione per il mio Canosa si racconta, il racconto storico ma romanzato della «nostra Canosa». Ma è anche un Lino Banfi romantico quando parla della sua moglie Lucia o del recentissimo matrimonio di sua nipote Virginia, è sempre un Lino brillante e scherzoso che non risparmia battute in ogni occasione, come nel messaggio al forum della Gazzetta dell’altro giorno. Come un «raghezzo» (direbbe lui). Ad ottantacinque primavere è anche un Lino Banfi nostalgico, quando ricorda amici, fatti ed eventi della sua lunga carriera. Quella splendida carriera caratterizzata da sempre dal suo «streno italieno», ottenuto storpiando le sonorità del dialetto della sua Canosa, l’idioma banfiota che ora lo consacra più che mai con quel «porca puttena» che da parolaccia volgare si è trasformata in una espressione familiar-popolare e, con Ciro Immobile e la Nazionale, addirittura in un benaugurante grido di «battaglia» calcistico.

E allora, Lino carissimo, tanti auguri dalla tua «Gazzetta». Ieri oggi e domani, proprio come il famoso film di De Sica del 1963.
Ieri, perché il 9 luglio è stato il giorno in cui sei nato. Oggi, perché ti facciamo gli auguri dalla tua Puglia, della quale sei prestigioso Ambasciatore nel Mondo. E anche domani, perché all’anagrafe Pasquale Zagaria è stato «segnato» (come si dice dalle nostre parti), sempre per la famosa pigrizia di papà Riccardo, ben due giorni dopo, cioè l’11 luglio del 1936.
Anzi, visto che domani si gioca anche la finale degli Europei tra Italia e Inghilterra: auguri Lino e «porca puttena».

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