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Arresti a Taranto

Gestivano prostitute dal carcere in Francia: vicino alla banda anche sacerdote

Le prostitute settimanalmente dovevano pagare 400 euro alla banda: non avevano documenti di riconoscimento

Una organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione è stata smantellata dagli agenti della Questura di Taranto, che hanno dato esecuzione a 13 ordinanze di custodia cautelare (8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari) emesse dal gip di Taranto Paola Incalza su richiesta del sostituto procuratore Antonella De Luca. All'operazione hanno partecipato poliziotti della Squadra Mobile - Sezione "Criminalità diffusa, extracomunitaria e prostituzione", in collaborazione con le Questure di Lodi e Vibo Valentia. I destinatari delle misure restrittive sono ritenuti a vario titolo gravemente indiziati dei reati di associazione a delinquere, sfruttamento, favoreggiamento e agevolazione della prostituzione. L'attività d'indagine ha portato alla luce un presunto sodalizio criminoso dedito allo sfruttamento della prostituzione ai danni di alcune giovani ragazze, prevalentemente provenienti dall'Est Europa, che venivano indotte alla prostituzione e sottoposte a "protezione" dietro il pagamento di somme di denaro.

Due esponenti della presunta organizzazione criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione smantellata oggi in un blitz degli agenti della Polizia di Stato di Taranto, in collaborazione con le Questure di Lodi e Vibo Valentia, all’epoca dei fatti contestati risultavano detenuti in Francia, nel carcere di Lyon Corbas, per gravi reati contro la persona (fra cui quello di tratta di esseri umani e associazione a delinquere). Dall’interno della struttura penitenziaria, secondo quanto rivelato dalla Polizia, i due riuscivano a gestire a distanza (via internet) l’attività di prostituzione delle giovani donne (di cui ricevevano parte dei ricavi).


«L'analisi di alcuni video postati su profili Facebook - sottolinea una nota della Questura di Taranto - a loro riconducibili, dalla cui visione si comprendeva chiaramente che nel corso delle registrazioni si trovavano entrambi all’interno di una stanza dalle caratteristiche di una cella carceraria - ha consentito di appurare come i predetti avessero la disponibilità di apparecchi cellulari, impiegati per eseguire i collegamenti via web».
L’indagine è partita nell’agosto del 2017 a seguito di controlli sulla strada provinciale 105, dove abitualmente si prostituiscono cittadine straniere. I poliziotti hanno accertato come alcune di loro svolgevano l’attività di meretricio sotto il controllo locale di una 30enne rumena, a sua volta prostituta, stabilmente radicata in terra jonica (nel Comune di Faggiano). Quest’ultima era in contatto con quattro connazionali, in posizione di sovra-ordine rispetto alla stessa.

Le ragazze, a cui venivano trattenuti i documenti di riconoscimento, corrispondevano settimanalmente somme di denaro (circa 400 euro) quale corrispettivo non solo della locazione del "posto letto" loro offerto all'interno dell'abitazione della maitresse, ma anche per poter esercitare la prostituzione nei luoghi assegnati senza correre rischi e senza alcuna ripercussione di sorta. La 30enne rumena reclutava anche uomini impiegati come autisti per raggiungere il posto di lavoro e per risolvere le controversie che potevano insorgere non solo tra le sue stesse "ospiti", ma anche tra queste e altre concorrenti. Diverse le condotte di induzione e sfruttamento della prostituzione attuate anche da altri soggetti, comunque in contatto con i componenti dell'associazione, sia nei territori di Taranto e San Giorgio Jonico (Taranto), che in quelli di Foggia, Melegnano (Milano) e Mornico al Serio (Bergamo), in un periodo compreso tra l'agosto 2017 ed il settembre 2018. Altri indagati, tutti italiani e dimoranti a Taranto, San Giorgio Jonico e Monteparano, la maggior parte dei quali destinatari invece della misura cautelare degli arresti domiciliari, rispondono esclusivamente di favoreggiamento ed agevolazione della prostituzione, essendosi prestati in maniera continuativa e stabile a fornire assistenza alle prostitute.

COINVOLTO ANCHE UN SACERDOTE -  C'è anche don Saverio Calabrese, parroco di Monteparano, tra le persone arrestate a Taranto (è ai domiciliari) nell'ambito dell'operazione contro un'organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. L'arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, in via cautelativa, ha sospeso il sacerdote dal ministero pastorale. "Se le autorità competenti - è detto in una nota della Curia - lo consentiranno, l'arcivescovo auspica che il provvedimento al quale don Calabrese è stato sottoposto, possa essere trascorso in un luogo diverso dal territorio parrocchiale per ovvie ragioni riconducibili alla serenità e al rispetto per la comunità monteparanese". Mons. Santoro rivolge ai parrocchiani" il primo pensiero di paterna vicinanza in questa difficile prova". L'arcivescovo assicura "che fin da oggi la comunità sarà seguita da un sacerdote incaricato dalla Curia. Attendendo le motivazioni non ancora pienamente conosciute circa le misure restrittive nei confronti di don Saverio, per il quale non verrà meno l'interessamento della Diocesi".

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