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In Puglia e Basilicata

Il concerto

Bari, il trionfo di Cesare Cremonini all'Arena della Vittoria: 22mila spettatori e una scaletta tutta di hit

Il racconto del live del cantautore bolognese che ha regalato alla città una serata indimenticabile

26 Giugno 2022

Bianca Chiriatti

BARI - Chissà cosa deve provare Cesare Cremonini sapendo di aver scritto e portato al successo canzoni che vivranno per sempre e si tramanderanno per generazioni, a cominciare da quella «50 Special» che lo rese famoso con i Lunapop nel 1999. Sono passati più di vent'anni da quell'unico disco della band bolognese, «...Squérez», pietra miliare della musica italiana dell'inizio del nuovo millennio: in quello stesso '99, complice un successo poche volte replicato, Cremonini e compagni vennero a suonare a Bari, sempre all'Arena della Vittoria, e la magia ieri sera si è ripetuta. Uno show sold out, rimandato di due anni, che ha emozionato e ha fatto ballare i 22mila spettatori tra il prato e gli spalti per due ore e mezzo senza soste.

Riflessione a caldo: quanto Cesare si sia ampiamente meritato questo intero tour negli stadi, che sta collezionando serate da tutto esaurito dal Nord al Sud dell'Italia. Anche il periodo del lockdown l'ha dimostrato: le cose semplici sono quelle che funzionano meglio. Cremonini ci ha abituato a un pop squisito, d'autore, profondo nei testi, sperimentale nei suoni ma senza esagerare e senza mai tradire il suo pubblico di questi vent'anni. E i fan rispondono facendosi sentire, perdendo la voce in coro sulle grandi hit del passato, «Qualcosa di grande», «Un giorno migliore», «PadreMadre», «Marmellata #25». Un concerto tutto di classici che si mescolano bene con le nuove produzioni dall'album «La ragazza del futuro», uscito a febbraio. Sul palco un Cesare in stato di grazia, che si diverte e fa divertire, cambia giacche una più brillante dell'altra, si fa trasportare sulla pedana mobile per vedere meglio la platea urlante venuta da mezza Italia e non solo. Scende in mezzo a loro, sfiora la mano a gente urlante di tutte le età, ricorda che è la prima volta da cantautore solista che affronta uno stadio a Bari, e di ciò è sempre grato.

Il suo successo non si fa fatica a comprenderlo, da vent'anni canta le storie della sua generazione e non solo, con melodie eterne (basti pensare alle intro di brani come «Vieni a vedere perché», sequenza al piano che si riconosce dalla prima nota) e testi che sono ormai entrati nel linguaggio collettivo: «Tutti col numero 10 sulla schiena/e poi sbagliamo i rigori» (da «Nessuno vuole essere Robin»), «E l'occhio ride/ma ti piange il cuore» (da «Il Comico»), giusto per citarne un paio. Per poi sperimentare, come nel caso di «Stella di Mare», una delle performance meglio riuscite, in duetto virtuale con Lucio Dalla, un omaggio che non scimmiotta l'originale ma lo innalza, creando una gustosa armonia di voci e soprattutto facendo conoscere il brano ai più giovani.

La cronaca di contorno della serata non offre grandi notizie, grazie al lavoro certosino delle forze dell'ordine e della polizia locale che hanno gestito la viabilità (tornata alla normalità intorno all'1 di notte) e sequestrato appena qualche gadget e bevanda venduti abusivamente. Sul palco, largo 65 metri con giochi di luci, laser, effetti pirotecnici e coriandoli che hanno reso il live ancora più spettacolare, insieme a Cesare gli amici di una vita: «Ballo», Nicola Balestri, al basso, Andrea Morelli alla chitarra elettrica, Bruno Farinelli (tastiere e programmazione), Roberta Granà e Gianluigi Fazio (cori), Alessandro De Crescenzo (direttore musicale/chitarra elettrica), Davide Rossi (violino elettrico), Gary Novak (batteria), che hanno offerto una serata di musica dal vivo che la città difficilmente dimenticherà. L'attesa è valsa la pena.

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