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«In nome della legge», Pietro Germi racconta la mafia

«In nome della legge», Pietro Germi racconta la mafia

Una scena del film In Nome della Legga

Il film che gode della critica positiva del boss scomparso Buscetta: «Mi è piaciuto molto e per questo i mafiosi mi hanno criticato»

16 Luglio 2022

Redazione spettacoli

Rai Storia propone stasera alle 21.10 un grande classico del cinema italiano: In nome della legge, film del 1949 diretto da Pietro Germi. La pellicola, tratta dal dal romanzo autobiografico Piccola pretura del magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo, è interpretata da Massimo Girotti, Jone Salinas e Camillo Mastrocinque. Il film è stato girato a Sciacca, in provincia di Agrigento
La trama. Siamo in Sicilia. Il giovane magistrato di Palermo, Guido Schiavi, viene inviato come pretore a Capodarso (che in realtà è Barrafranca, in provincia di Enna). Schiavi, devoto alla giustizia e della legalità, si vede costretto a lottare duramente contro numerose ingiustizie sociali. Ma il suo zelo con condurrà a scontrarsi con un notabile, il barone Lo Vasto e contro la mafia, rappresentata dal massaro Turi Passalacqua e dai suoi uomini.

Nel mezzo, ad aggravare ogni indagine, una realtà omertosa e terribilmente diffidente che ostacola continuamente il suo lavoro. Combatte solo contro tutti, sostenuto unicamente da Grifò, il maresciallo della stazione dei carabinieri, e dal giovane amico Paolino, poi ucciso barbaramente, un delitto che convincerà il magistrato a rinunciare alle dimissioni appena presentate. Schiavi condurrà sino alla fine la sua strenua battaglia che consiste non solo nell’applicare la legge ma anche nell’insegnarne il valore. E, nonostante tutto, la gente locale si schiererà al suo fianco.

L’ex mafioso Tommaso Buscetta disse a proposito del film: «La storia mi era piaciuta molto ed ero stato per questo molto criticato dai miei amici mafiosi, i quali disapprovavano il finale della pellicola. Secondo loro, il comportamento di Passalacqua era indegno di un uomo d’onore» (nel libro Addio Cosa Nostra, di Pino Arlacchi, 1993). L’opera di Germi vinse di tre Nastri d’argento, fra cui uno speciale al regista.

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