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Vergine, il grande affare
ma c'è l'incognita confisca

Firmata lettera di intenti tra l'Ager e il proprietario

Vergine, il grande affare ma c'è l'incognita confisca

di Mimmo Mazza

Ballano decine e decine di milioni di euro: quindici per l’acquisto, poco meno per la messa a norma e la bonifica, quasi un centinaio come fatturato possibile. Attorno alla discarica Vergine, ubicata a poche centinaia di metri dal centro abitato di Fragagnano ma amministrativamente rientrante nelle competenze del Comune di Taranto, si sta giocando una partita dai numeri importanti e dalle connotazioni politiche tutt’altro che irrilevanti. Mentre alcuni consiglieri regionali come Turco e Borraccino si sono mobilitati per chiedere lumi al governatore Emiliano sulle mosse compiute da Gianfranco Grandaliano, commissario dell’Ager (l’Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti), c’è chi, vicino ad Emiliano, invece vedrebbe di buon occhio l’acquisto dell’impianto da parte della stessa Ager per metterlo a disposizione di tutta la Puglia per lo smaltimento dei rifiuti biostabilizzati, facendo così gestire al pubblico il business dei rifiuti. Una operazione iniziata anni fa, con l’acquisto da parte dell’Acquedotto pugliese dell’Aseco di Ginosa, azienda specializzata nella lavorazione dei fanghi da depurazione e che con la Vergine sembra destinata a salire di livello.

Sulla strada, ci sono, però, degli ostacoli da superare, a partire dal nodo politico perché probabilmente nessuno, in ambito regionale, si aspettava la levata di scudi per la possibile acquisizione dell’impianto da parte dell’Arger. Per ora, a quanto risulta alla Gazzetta, sarebbe stata sottoscritta tra Peppo Vergine, proprietario dei terreni e della società che ha gestito l’impianto prima di passare la gestione alla Vergine srl del leccese Mario Petrelli (già vicepresidente del Taranto calcio nell’era Nardoni), e l’Ager di Grandaliano, una lettera intenti per fissare controvalore economico e condizionare l’acquisto alla risoluzione di una serie di problemi giuridici e amministrativi.

La Vergine è sotto sequestro, senza facoltà d’uso, dal 10 febbraio del 2014. A giudizio, dinanzi al giudice monocratico Fulvia Misserini, con l’accusa a vario titolo di gestione illecita di rifiuti e getto pericoloso di cose, ci sono due imprenditori, un tecnico e le società «Vergine spa» e della «Vergine srl», quest’ultima subentrata nella gestione della discarica a gennaio 2014. Parte civile sono le associazioni ambientaliste Attiva Lizzano e Legambiente, i Comuni di Taranto, Lizzano e Fragagnano e lo stesso Giuseppe Vergine, proprietario dei terreni concessi in usufrutto alla Vergine srl. I sigilli furono apposti all’impianto perché la consulenza tecnica disposta dal pm Marazia, e numerosi campionamenti e monitoraggi effettuati dall’Arpa accertarono «concentrazioni di idrogeno solforato superiori alla soglia di percepibilità olfattiva prevista». E dunque secondo i consulenti «gli episodi di molestie olfattive lamentate negli esposti potevano essere correlate alla dispersione di sostanze odorigene compatibili con le operazioni di abbancamento dei rifiuti ed anche allo spegnimento di alcune torce presenti nell’impianto per la combustione dei biogas».

Il processo si concluderà a settembre e in caso di condanna degli imputati, potrebbe scattare la confisca dell’impianto, naturalmente appellabile. Ma l’Ager sembra voler andare oltre, generando dubbi e sospetti. «Appare alquanto strano dover continuare ad apprendere dalla tv e dai giornali i particolari sul futuro della discarica Vergine - scrive il consigliere regionale Renato Perrini - mentre tace da più di un anno la nostra richiesta di audizione sul sito. L’audizione serviva a conoscere lo stato dell’arte da parte dell’assessore all’Ambiente, dall’Arpa e dall’Asl. Ma oggi appare chiaro che il lungo silenzio nascondeva ben altro, operazioni nascoste che vengono realizzate totalmente alle spalle dei rappresentanti dei cittadini».

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