Il fenomeno
Taranto, disagio fra i banchi di scuola: «Mamma ho l’ansia per le medie»
Questo è ciò che alcuni bambini di una quinta elementare hanno evidenziato in un istituto di un comune della provincia, in occasione di un open day di orientamento, Aumentano i casi. Dellarosa: «Ansia è una parola che non dovrebbe stare nel loro vocabolario»
Ansia. Questa è la parola che alcuni bambini di una quinta elementare hanno associato al passaggio alla scuola media. Il fatto è accaduto in una scuola di un comune della provincia, in occasione di un open day di orientamento. I bambini di quinta sono in una classe delle medie, in presenza di una insegnante della scuola che chiede loro quale parola assocerebbero al passaggio alla nuova scuola. Secondo il racconto fatto da una mamma a Gazzetta, la parola più gettonata sarebbe stata «ansia».
«La tendenza all'incremento della domanda di salute mentale, che si parli di disturbo d'ansia, che si parli di età evolutiva o che si parli di età adulta, è un fatto a livello nazionale» spiega Anna Cristina Dellarosa, dirigente dell’Unità Operativa Complessa e del Servizio di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell’Asl di Taranto, sentita per l’occasione. «Innanzitutto i bambini possono usare quella parola nel suo pieno significato, ma non dovrebbe appartenere al repertorio di una quinta elementare, però questo la dice lunga su quello che è il vissuto dei bambini nei confronti di una serie di situazioni alle quali vengono esposti e sottoposti, senza però che si comprendano le eventuali conseguenze».
La dirigente fa un esempio: «Una mamma mi ha raccontato che la figlia di dieci anni ha avuto ansia per le prove Invalsi. Sebbene questo strumento sia utilizzato per valutare le modalità di insegnamento, i bambini le vivono come veri e propri esami, in particolare la parte valutativo/giudicante, senza comprenderne a pieno il significato».
Non ci sono ricerche a livello locale, ma i dati nazionali confermano una tendenza all’aumento del fenomeno, in particolare dopo la pandemia: «Nella fascia di età fino a 18 anni possiamo dire che questi stati d’ansia coinvolgono una percentuale che va dal 7 per cento al 20. Nel nostro territorio siamo più vicini al sette».
La pandemia, secondo quanto racconta la scienziata, ha messo in evidenza una serie di problematiche relative alle cosiddette istituzioni educative, a partire dalle famiglie, costrette a passare molto tempo insieme.
L’episodio avvenuto in provincia, sebbene sia un campanello d’allarme, non denota una situazione peggiore nel territorio jonico rispetto ad altre zone della Puglia ma, continua la Dellarosa «occorre una nuova consapevolezza da parte delle famiglie, quindi delle scuole, ma anche da parte di tutte quelle istituzioni educative extrascolastiche come le associazioni sportive o le parrocchie, non col fine di lanciare allarmi, ma per avviare percorsi costruttivi. Di fatto tutte queste istituzioni che svolgono un ruolo educativo sono a loro volta sottoposte a stress».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giuseppe Vinci, presidente dell’Ordine degli psicologi pugliesi, che commenta a Gazzetta: «È del tutto fisiologico che i bambini possano sperimentare timori, incertezze o preoccupazioni legate a questo cambiamento. Se adeguatamente riconosciute e accompagnate, tali emozioni rappresentano un’opportunità preziosa per favorire lo sviluppo dell’autonomia, della fiducia in sé stessi e delle competenze di gestione delle difficoltà».