il problema

Privati, pubblico e «spezzatino», il futuro in bilico dell’ex Amiu a Taranto

FABIO VENERE

Le strade possibili per Bitetti in attesa della due diligence

Rischio “spezzatino” per l’ex Amiu. Kyma Ambiente e il Comune di Taranto ormai sono davanti ad un bivio. Due le direzioni possibili; mantenere l’azienda partecipata d’igiene urbana totalmente pubblica oppure aprire le porte ai privati. Questa seconda opzione ora sembra prendere quota dopo che, negli ultimi anni, era stata spesso evocata ma in realtà usata più come uno spauracchio che come una reale prospettiva.

E a farle prendere quota ci ha pensato lo stesso sindaco Bitetti che, così come ha anticipato ieri la Gazzetta, durante una riunione con i sindacati svoltasi in Prefettura, ha ammesso di non sentirsi più così sicuro di vincere la sua scommessa iniziale, ovvero di mantenere Kyma Ambiente sotto l’ombrello municipale. Strada facendo, Bitetti non ha trovato per dirla con Baglioni “un gancio in mezzo al cielo”, ma una situazione debitoria che supera i 45 milioni di euro, di cui 12 verso i fornitori.

E chissà forse se in queste ore, Piero Bitetti, uomo politico affascinato dalle citazioni a cui spesso fa ricorso nei suoi interventi, starà ripensando all’interrogativo che, ad inizio Novecento, Lenin pose con “Che fare?”, titolo di un libro particolarmente intenso. Certo, in questo caso al moderato Bitetti rileggere la genesi del partito rivoluzionario sovietico può anche non interessare, ma magari potrebbe essere ugualmente incuriosito dalla parola chiave di quel volume: la strategia. Che serve sempre per chi fa politica, per chi amministra e quindi serve anche per Kyma Ambiente.

E allora, quindi, che fare? Probabilmente, il primo cittadino attenderà l’esito del lavoro di una società esperta in analisi aziendali incaricata della cosiddetta due diligence. Avrà bisogno di almeno tre mesi, poi indicherà la strada da seguire. Nel frattempo, o meglio quasi indipendentemente da quest’attività, la società partecipata potrebbe sperare di aumentare la raccolta differenziata attuando quel piano, varato a dicembre ma rimasto ancora sulla carta, per rendere il servizio di raccolta più territoriale. E ancora, l’azienda potrebbe trovare beneficio anche da una possibile transazione con lo stesso Comune (magari sulla base di 5-6 milioni di euro) per chiudere così un contenzioso aperto negli anni post dissesto. Inoltre, in prospettiva, risorse finanziarie potrebbero essere incassate anche dai canoni della gestione dell’inceneritore e dell’impianto di compostaggio da parte di un operatore privato (2 le imprese già candidate).

Se tutto questo non bastasse, l’ex Amiu potrebbe anche dar vita ad una sorta di operazione “spezzatino” per la quale gli impianti verrebbero gestiti dai privati, e altre imprese potrebbero effettuare una parte dei servizi che attualmente svolge Kyma Ambiente. Ad esempio, magari in vista dei Giochi del Mediterraneo, i servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti limitatamente a Borgo e Città Vecchia potrebbero essere ceduti a privati, e questo anche per evitare di fare brutte figure in termini di decoro urbano con atleti e turisti stranieri.

Se tutte queste mosse interne non dovessero essere sufficienti, però, sarà inevitabile elaborare un Piano di risanamento del debito magari utilizzando le modalità previste dalla legge sulle crisi d’impresa (concordato negoziale) o dalle norme ordinarie (concordato preventivo) stabilite dalla legge fallimentare e prefallimentare. Tra tutti, questo è sicuramente lo scenario peggiore. Non più da escludere, ma di certo il peggiore.

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