Le dichiarazioni
Mister Flacks e la nuova Ilva verde, moderna e responsabile
L’intervista: «Lavorerò con i tarantini per costruire un bel futuro per tutti»
Flacks Group è la società di servizi che gestisce il patrimonio di Michael Flacks. L’imprenditore con base a Miami e uffici a New York, Tokyo, Houston e Parigi, è specializzato nell'acquisizione e nel risanamento operativo di aziende di medie e grandi dimensioni in situazioni complesse in cui una soluzione rapida è di fondamentale importanza. Michael è nato a Manchester, in Inghilterra, e ha fondato Flacks Group nel 1983.
Per oltre 40 anni, Michael Flacks è stato coinvolto in alcuni dei piani di risanamento societari più complessi e impegnativi, sia nell'ambito delle operazioni aziendali che della riqualificazione immobiliare, liberando miliardi di dollari di valore. La sua visione – sottolinea il suo sito - ha permesso di salvare posti di lavoro e di riqualificare il patrimonio immobiliare. Oggi, le sue attività affiliate hanno costruito un valore patrimoniale globale superiore a 5 miliardi di dollari, in modo organico fin dalla loro nascita. Michael e il suo team sono in grado di agire rapidamente perché sono completamente autofinanziati.
Lo scorso 30 gennaio il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito mandato ai commissari straordinari di Ilva e di Acciaierie d’Italia (AdI), entrambe in amministrazione straordinaria, di avviare formalmente la trattativa con Flacks Group per la cessione del complesso siderurgico, con particolare attenzione al consolidamento di possibili partenariati industriali.
Sull'ex Ilva «abbiamo dato indicazioni chiare per finalizzare l’intesa di cessione con il fondo americano che ha fatto, a giudizio dei commissari, l'offerta più significativa e sostenibile» ha detto ieri il ministro per le Imprese e il made in Italy Adolfo Urso, a margine di un convegno di Legambiente, confermando l’impegno con Flacks. A proposto della richiesta dei sindacati di una maggiore condivisione, Urso ha spiegato di aspettare che «questo obiettivo sia raggiunto» precisando che il tavolo sull'ex Ilva è a Palazzo Chigi perché riguarda competenze di più ministeri, con una visione strategica nelle mani di Palazzo Chigi». Il ministro ha aggiunto che «nel comunicato che il ministero ha fatto nel dare mandato ai commissari per finalizzare l’intesa sulla base di indicazioni precise che devono essere raggiunte, vi è anche quella di rispettare appieno le norme sulla consultazione sindacale». Un incontro con i sindacati è già previsto, nell’ambito della procedura di cessione, ha ricordato Urso.
Sempre ieri, Michael Flacks ha accettato di rispondere alle domande della Gazzetta in videocall.
Mister Flacks, perché avete presentato un'offerta per acquistare l'Ilva?
«Mi sono sempre concentrato nella mia attività sull'acquisto di compagnie che nessuno vuole comprare. Quando c'è un'attività che fallisce più volte, la gente viene da me: ed ecco perché aspetto sempre che abbiano bisogno di una soluzione, prima di comprare».
Quanto acciaio volete produrre a Taranto?
«Inizieremo con 4 milioni di tonnellate, e per fare ciò abbiamo bisogno del secondo forno funzionante. Abbiamo un piano, ne abbiamo discusso con i commissari e con il Ministro Urso, tutti lo conoscono: 4 milioni di tonnellate nei primi sei mesi, per poi arrivare a 6 milioni. Per fare ciò dobbiamo istruire e formare più persone, la forza lavoro è molto "anziana". Quindi il piano è di formare i più giovani. Vogliamo aumentare l'attività, l'Ilva deve crescere. Se non è "grande" non lavora. Lavoriamo con grandi partner industriali, ci siamo confrontati con Fincantieri, Danieli, Metinvest, tutte le grandi aziende italiane, sono entusiasti di supportare la crescita di Ilva. Ilva non può morire né chiudere, è troppo importante».
Per quanto riguarda la tecnologia?
«Stiamo lavorando per elettrificare i forni. Non tutti, per cominciare ne elettrificheremo due, e ci metteremo due anni. Stiamo lavorando fianco a fianco con il governo su questo».
Quanti dipendenti ritenete necessari?
«All'inizio riteniamo 6500 ma abbiamo il progetto di crescere e arrivare a 8000, e alla fine raggiungere i 10mila. Poi, se dobbiamo combattere con l'Unione Europea, se dobbiamo sottoporci a queste lotte furiose, non accadrà. Perciò è importante lavorare tutti in una direzione positiva. Ci servirà l'aiuto della Chiesa, della politica locale. Dobbiamo diventare amici, lottare non serve a nulla e a nessuno».
Ha in programma di venire a Taranto?
«Se ve lo dicessi, succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche. Quando avrò le chiavi dal governo, verrò in visita».
Quali fonti di energia utilizzerete?
«Costruiremo una nuova fonte di approvvigionamento energetico. La costruiremo a Taranto, stiamo discutendo proprio ora le opzioni con il governo»
Gli abitanti di Taranto hanno sofferto per la presenza di una industria così inquinante. Vuol dire qualcosa a tal proposito?
«È un punto importante. Non guardiamo all'attività solo in termini di dollari o euro. Dobbiamo fare i conti con una responsabilità sociale e con la salute delle persone di Taranto. Metteremo su un comitato indipendente, che significa coinvolgere tutti: politici, Chiesa, i partiti, perfino il mondo della scuola e tutti coloro che vorranno farne parte. Abbiamo bisogno di capire perché si dice che ci si ammala a causa dell'Ilva. Quando lo scopriremo, Ilva si assicurerà che non accada mai più, e sarà responsabile di ogni problema sociale da essa causato. Io risponderò come nuovo proprietario, io come persona, non gli investitori, non i partner, lavorerò con le persone di Puglia e di Taranto per costruire un bel futuro per tutti».
Lo Stato italiano farà parte della società?
«No. Ci sarò solo io, al 100%. Poi in futuro potrò cedere un 5%, magari a Danieli o Metinvest, o a piccoli partner industriali, in Italia ce ne sono tanti molto validi».
Quando contate di concludere l'accordo?
«Mi piacerebbe già ad aprile o a maggio, il prima possibile. Le situazioni evolvono in velocità, ho discusso con il Ministro Urso, con i commissari, siamo tutti d'accordo e ora i rappresentanti parleranno all'Unione. Il processo è iniziato. Sarà il più grande affare della mia vita».
Buona fortuna, allora.
«Non si tratta di fortuna, è Dio che decide. Ho avuto problemi d'affari in Brasile, in Germania. Questo non è un problema, è un'operazione emozionante. E io non credo di essere una persona che crea problemi: voglio solo che tra tutti noi ci sia il dialogo, che siamo tutti amici».