Il caso

Taranto, per la morte del cane-eroe «Bruno» ora si indagano gli affari di Caressa: fari sul centro di addestramento

francesco casula

Il 50enne, accusato di simulazione di reato, aveva denunciato che Bruno fosse stato ucciso da polpette infarcite di chiodi. Disposto il sequestro di telefoni, pc e documenti

Si allarga anche agli affari delle associazioni dirette o ricondubicili ad Arcangelo Caressa l'inchiesta aperta dalla procura di Taranto dopo la morte del cane-eroe Bruno e che ora vede sotto accusa proprio Caressa che dell'animale che salvò diverse persone durante le operazioni di emergenza. Il pubblico ministero Raffaele Casto ha infatti accusato il 50enne di simulazione di reato per aver denunciato che l'uccisione di Bruno sia avvenuta attraverso la somministrazione di polpette infarcite di chiodi, ipotesi completamente smentita dall'autopsia eseguita sul corpo del cane, ma non solo. Nel decreto con il quale ha disposto la perquisizione e il sequestro di telefoni, pc e documenti, il magistrato ha dato incarico ai finanzieri di accertare «sulla base di quali autorizzazioni amministrative e con quali concrete modalità di attuazione era (ed è ora) gestito il “Centro di addestramento per cani”» che si trova nella borgata di Talsano e in cui Bruno è stato ritrovato senza vita il 4 luglio 2025: il pm Casto ha chiesto infatti di acquisire «l'originale della contabilità dell'associazione di protezione civile denominata “Enea”» e «di qualunque altra associazione che faccia capo, in modo diretto o indiretto, a Caressa Arcangelo».

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