Rischiano di finire a processo il presunto piromane, funzionari del Comune di Pulsano, proprietari di terreni e il Vigile del fuoco coinvolti nell'inchiesta della Procura di Taranto sul vasto incendio che colpì la marina di Pulsano a luglio 2024 e costò la vita all’86enne Rita Fasanella, rimasta intrappolata dalle fiamme nel giardino della sua residenza estiva e morta due giorni dopo in seguito alle ustioni.
La procuratrice Eugenia Pontassuglia e il sostituto Raffaele Casto hanno chiesto il rinvio a giudizio per i 14 imputati: sarà il giudice Gabriele Antonaci a decidere se avviare o meno il dibattimento.
In carcere nei giorni successivi (ora tornato in libertà) all’evento era finito Pasquale Tomai Pitinca, il 68enne che il 30 luglio dell’anno scorso aveva appiccato le fiamme a delle sterpaglie che poi, alimentate dal caldo torrido e dal vento che soffiava impetuoso, aveva distruggendo ettari di macchia boschiva, danneggiando abitazioni private, strutture ricettive e attività commerciali. Le accuse nei suoi confronti restano di incendio e di morte come conseguenza di altro reato.
Al pulsanese i carabinieri erano arrivati grazie ai filmati delle videocamere di sorveglianza di un’abitazione privata che aveva consentito inoltre di ricostruire gli istanti immediatamente precedenti: poco prima delle ore 12, Tomai Pitinca aveva infatti accostato con l’auto lungo il ciglio della strada fermandosi vicino al terreno comunale per poi dirigersi verso la propria abitazione. Dopo pochi attimi il 67enne era tornato in prossimità di quell’appezzamento e dopo aver indugiato per una decina di secondi aveva appiccato l’incendio andando via subito dopo.
L’uomo era stato successivamente raggiunto e sentito dai militari dell’Arma: durante l’interrogatorio il motorista aveva ammesso le proprie responsabilità, giustificando l’azione come un impulso disperato per ripulire il terreno dalle erbacce. Gesto che non immaginava potesse avere conseguenze di tale portata e a cui avrebbe tentato di porre rimedio cercando invano di contattare i Vigili del fuoco.
Ma nel corso dell’indagine sarebbero emerse per la Procura nuove responsabilità esclusivamente rispetto all’incendio: a partire da quella di un funzionario comunale, che avrebbe omesso di realizzare entro il mese di giugno precedente le opere di pulitura dalle sterpaglie del terreno di proprietà dell’ente. La stessa accusa è stata poi mossa nei confronti di otto privati cittadini e di tre legali rappresentanti di attività commerciali e ricettive: nessuno di loro, in sostanza, avrebbe ripulito i terreni e nemmeno realizzato le «fasce protettive - si legge negli atti dell’inchiesta - prive di residui di vegetazione della larghezza di metri 15 lungo tutto il perimetro del terreno».
Nel registro degli indagati, com'è noto, è finito anche il capo squadra dei Vigili del fuoco che quel giorno intervenne: per il pm Vittoria Petronellam che all'epoca coordinò le indagini, i pompieri sarebbero arrivati una prima volta sul luogo alle 13,45 e dopo l’intervento sulle fiamme sono andati via alle 15,10 per raggiungere un’altra zona colpita incendi, ma per l’accusa «senza verificare che le operazioni di bonifica e ricognizione del sito (…) fossero state ultimate in modo tale da scongiurare ogni possibile riaccensione». Le fiamme, infatti, si riattivarono alle 15,22 assumendo dimensioni gigantesche e distruggendo tutto ciò che trovavano.
Che la responsabilità fosse da addebitare ai Vigili del fuoco era stata la tesi sostenuta dall’avvocato Franz Pesare, difensore di Tomai Pitinca che dinanzi al tribunale del Riesame aveva spiegato che «la morte di Rita Fasanella si verificava a seguito di un incendio non domato da chi aveva il compito di spegnerlo e assicurarsi che non potesse più divampare». Il legale, quindi, aveva già puntato il dito contro i pompieri e ora lo ha fatto anche procura. Nella prima udienza fissata a maggio, è pronto a costituirsi parte civile il Comune di Pulsano che ha affidato l'incarico all'avvocato Salvatore Maggio.














