Giovedì 30 Giugno 2022 | 16:21

In Puglia e Basilicata

L'inchiesta

Taranto, cinque indagati per l'operaio schiacciato dalla pala eolica

Taranto, l'incidente mortale al porto

Chiuse le indagini sull'incidente dell'aprile 2021 che costò la vita a Natalino Albano

21 Maggio 2022

Francesco Casula

TARANTO - Mancanza di pratiche operative per l’imbarco e lo sbarco delle pale eoliche, l’assenza di un sistema di comunicazione tra gli operai e persino del numero di addetti necessari allo svolgimento delle attività. Sono alcune delle cause che secondo la procura di Taranto hanno contribuito all’incidente mortale che il 29 aprile 2021 costò la vita a Natalino Albano, operaio della Peyrani Sud schiacciato da una pala eolica sulla banchina del IV sporgente al porto di Taranto.

Sono cinque le persone iscritte nel registro degli indagati dal pubblico ministero Mariano Buccoliero. L’accusa di cooperazione in omicidio colposo è contestata a operai, segnalatori, capo squadra e anche a Luciano Elpiano, all’epoca titolare della Peyrani Sud spa. Albano, quel giorno, è caduto dopo essere stato colpito dalla pala eolica mentre stava lavorando al loro fissaggio: secondo quanto ricostruito dagli investigatori, stava lavorando sui cavi delle gru che avevano portalo le pale sulla nave senza accorgersi che il gancio di un cavo collegato a una delle gru non si era staccato dall’imbrago. Questo avrebbe provocato lo spostamento veloce ed inaspettato della pala che lo avrebbe colpito facendolo cadere nel vuoto. Secondo quanto accertato dagli ispettori dello Spesal, inoltre, Elpiano non avrebbe reso ai suoi dipendenti «idonee e dettagliate le pratiche e operative inerenti le operazioni di sbarco e imbarco». In particolare secondo gli ispettori del lavoro il datore di lavoro avrebbe dovuto attenersi ai segnali gestuali previsti dalla normativa, ma secondo quanto ricostruito dai consulenti dell’accusa, quel giorno il segnalatore preposto non era nelle condizioni «di seguire con gli occhi la totalità delle manovre, necessitando di una o più segnalatori ausiliari».

Insomma, per il pm Buccoliero e i suoi consulenti, quel giorno sulla banchina doveva esserci più addetti a seguire le operazioni. Non solo. Tra gli indagati compaiono anche il capo squadra per omessa vigilanza, il gruista di turno che avrebbe dovuto sospendere le attività non potendo eseguire gli ordini in piena sicurezza e anche i due segnalatori: anche questi ultimi due, secondo l’accusa, avrebbero dovuto sospendere le attività dato che non erano nelle condizioni di fornire i giusti segnali a chi doveva eseguire ordini. Ed è in questo contesto lavorativo caratterizzato, secondo la Procura di Taranto, da mancanze e omissioni che sarebbe maturato l’incidente mortale. Sulla banchina del IV sporgente, quel giorno di aprile, secondo l’accusa è mancato «un sistema idoneo di comunicazione» e gli operatori «erano costretti a interloquire attraverso segnali gestuali assolutamente insufficienti alla comprensione delle azioni da svolgere».

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