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Il siderurgico

Ex Ilva, nuove sentenze Corte di Strasburgo: «Ancora pericolo per la salute»

Ilva

Quattro nuove condanne nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni dell’Ilva responsabili di mettere a rischio la salute dei cittadini. Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell’impianto

05 Maggio 2022

Redazione online

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha pronunciato 4 nuove condanne nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni dell’Ilva responsabili di mettere a rischio la salute dei cittadini. Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell’impianto siderurgico oltre che da oltre 200 abitanti di Taranto e di alcuni comuni vicini.

Nelle sentenze emesse oggi la Cedu sottolinea che l’Italia è stata già condannata per lo stesso motivo nel gennaio 2019 e che da allora questo caso è all’esame davanti al comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che deve verificare se il Paese ha messo in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare la salute degli abitanti. Le Cedu evidenzia che l’anno scorso il comitato dei ministri ha stabilito che «le autorità italiane non avevano fornito informazioni precise sulla messa in atto effettiva del piano ambientale, un elemento essenziale per assicurare che l’attività dell’acciaieria non continui a rappresentare un rischio per la salute». Dalla documentazione del comitato dei ministri risulta che il governo italiano ha presentato lo scorso 5 aprile nuovi elementi sull'attuazione del piano ambientale in vista di un nuovo esame del caso il prossimo giugno.

Il governo italiano ha trasmesso al comitato dei ministri del Consiglio d’Europa un nuovo documento contenente informazioni sui progressi fatti per garantire che le attività dell’ex Ilva non mettano più a rischio la salute degli abitanti di Taranto e dei comuni vicini. Secondo l'agenda del comitato dei ministri il caso, dopo la nuova condanna arrivata oggi dalla Corte dei diritti umani, sarà esaminato il prossimo giugno. Il documento inviato da Roma contiene un resoconto sugli interventi previsti per il 2021 dal piano ambientale, valutati durante l’ultima riunione dell’Osservatorio Ilva, tenutasi lo scorso 14 dicembre. Il governo afferma che dalla documentazione fornita dalle varie entità coinvolte nell’attuazione del piano ambientale «emerge che la maggior parte delle misure previste sono state attuate». Il governo ne riporta in particolare sei, tra cui l'istallazione di un filtro a maniche per il camino E312 nel reparto agglomerazione, la modernizzazione di 4 batterie di forni per la cokefazione e i lavori di l’ambientalizzazione di tre altoforni.

L'eurodeputata D'Amato: «E' una sentenza-schiaffo»

«La sentenza di oggi della Corte europea dei diritti dell’uomo è un nuovo schiaffo al governo, ma anche alla Commissione Ue. La Cedu certifica che l’ex Ilva continua 'a rappresentare un rischio per la salutè dei suoi operai e dei cittadini di Taranto, ricordando che l’anno scorso le autorità italiane non avevano fornito informazioni precise sulla messa in atto effettiva del piano ambientale». Lo afferma l'eurodeputata tarantina dei Greens, Rosa D’Amato, commentando le 4 nuove condanne emessa dalla Corte di Strasburgo nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni dell’Ilva. Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell’impianto siderurgico oltre che da più di 200 abitanti di Taranto e di alcuni comuni vicini. Negli ultimi mesi, aggiunge l’eurodeputata, «la situazione è persino peggiorata: l’Arpa Puglia ha di recente riscontrato 'significativi incrementi delle concentrazioni degli inquinanti gassosi, in particolare biossido di zolfo e benzenè. In tutto questo, il premier Draghi ha in programma un aumento della produzione dell’impianto, tra l’altro attraverso il dirottamento di 150 milioni di euro che dovrebbero invece andare alle attività di bonifica».

Il presidente della Regione Liguria sulla produzione di Taranto

A Taranto oggi stiamo producendo circa 8 milioni di tonnellate di acciaio e non è stato ancora presentato il piano industriale, di cui è conseguenza quello di Genova e di Novi ligure. Abbiamo chiesto di fare in fretta». Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

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