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Massafra, il racconto di Cosimo 101 anni: «La Guerra? È il peggiore degli incubi»

Massafra, il racconto di Cosimo 101 anni: «La Guerra? È il peggiore degli incubi»

Il massafrese Valente sfoglia l’album della sua vita ultracentenaria

29 Marzo 2022

DEBORA PICCOLO

MASSAFRA - «La guerra è amara. È sofferenza e morte. Una cosa bruttissima per chi la vive». A 76 anni dalla fine delle vicende che descrivono la sua storia nei campi di prigionia nel secondo conflitto mondiale, Cosimo Valente, ultracentenario, ha bene impresse nella mente e negli occhi quelle immagini indelebili. Rese ancora più vivide dallo scontro in atto in Ucraina. «Ho perso un fratello nella campagna di Russia. Partirono da Trento in 120mila. Pochissimi riuscirono a tornare. Dei miei paesani si contano 150 sopravvissuti su 14mila al fronte. Tutti ventenni».

Massafrese, classe 1920, Cosimo era un soldato di leva con la licenza elementare quando, chiamato alle armi, s’imbarca a Napoli alla volta di Tripoli.

Il 13 settembre 1940, giorno del suo ventesimo compleanno, partecipa alla prima avanzata italiana in Egitto. Costretto a ripiegare, il suo contingente viene coinvolto nella battaglia libica di Bardia dove il 3 gennaio 1941 viene preso dagli inglesi e condotto ad Alessandria d’Egitto in prigionia.

Poi in Sud Africa, da Durban a Zonderwater, vicino Pretoria, oggi sede di un museo ed un sacrario dove riposano le spoglie di 250 italiani morti nel campo che ne ospitò tra il ‘41 e il ‘47 oltre 100mila catturati dagli inglesi nei fronti africani.

«Lì ho patito la fame. Ci davano da mangiare brodaglie e lenticchie miste a sabbia. Arrivai a pesare 47 chili». Con lui, a Zonderwater, internano altri 12 soldati originari di Massafra. Nel 1943, dopo la resa incondizionata dell’Italia agli Alleati, le condizioni migliorano: due pasti giornalieri preparati da cuochi italiani e nel pomeriggio gli allenamenti sportivi. «C’erano tutti i tipi di sport. Tornei ed eventi. Ho visto sul ring Primo Carnera vincere contro un campione scozzese di pesi massimi». Ad agosto del ‘44 Cosimo viene imbarcato a Città del Capo per raggiungere il Regno Unito.

Destinato a Manchester, al termine della guerra collabora con l’esercito inglese. Qui incontra Emily, dalle nobili origini, che s’innamora di lui. «Studiava Medicina e suonava il pianoforte. Per lei ero Mino. M’invitò subito ad uscire, ma io non volli. Avevo timore. Era la figlia del mio comandante». Superate le incertezze iniziali, il fidanzamento decolla. Due anni e mezzo insieme, trascorsi tra serate nei caffè inglesi a ballare il valzer e pranzi a casa di Emily dove viene ben accolto. Un amore intenso, destinato a finire in vista del rientro in Italia. «Emily, per convincermi a restare, si convertì al cattolicesimo. Mi voleva sposare. Un gesto sorprendente, che non ho mai dimenticato». A prevalere, però è il desiderio di casa. «Volevo riabbracciare mia madre. Era sempre in cima ai miei pensieri. Le scrivevo due volte a settimana». Maggio del ‘46 segna il ritorno a Massafra, funestato dall’amara sorpresa. Mamma Irene, donna istruita e sarta di professione, non c’è più. Era mancata a gennaio. «Un colpo doloroso, molto duro da sopportare. Se avessi saputo per tempo della scomparsa di mia madre forse sarei rimasto a Manchester». La storia d’amore con Emily viaggia per altri due anni lungo il fiume d’inchiostro impresso sulle lettere. Finché Cosimo conosce sua moglie Annamaria. Due mesi di fidanzamento, prima delle nozze del 18 settembre 1948. Arrivano tre figli: Michele, Giuseppe e Antonio scomparso a soli 39 anni. Porta il nome del fratello caduto in Russia le cui spoglie sono custodite nel Sacrario militare di Bari. Cosimo negli anni lavora le terre di famiglia, finché le forze glielo consentono. Ha sei nipoti e undici pronipoti. Lucidissimo, ricorda date, luoghi e momenti con dovizia di particolari.

«Oggi, la mia gioia più grande è stare tra la gente. Amo conversare, leggo tanto e mi aggiorno su ciò che succede in Italia e nel mondo. Mi piace anche ballare e guardare il calcio in tivvù».

La sete di conoscenza è stata la molla che gli ha consentito di vivere intensamente ogni situazione. «Sono sempre stato curioso. In sette anni di prigionia mi hanno fatto girare il mondo. Ho conosciuto diverse culture. Volevo sapere, chiedevo il significato e il perché di ogni parola. Così ho imparato il tedesco e l’inglese».

Di recente, Cosimo ha ottenuto copia della sua scheda personale di prigionia a Zonderwater compilata al suo arrivo al campo e un attestato che certifica la sua permanenza. Un ulteriore riconoscimento, alla soglia dei 102 anni, dopo il tanto atteso Cavalierato dell’Ordine al Merito della Repubblica.

È orgoglioso del suo secolo di vita. «I miei genitori e i miei nonni hanno superato i 90 anni, ma io ho battuto tutti. Sono contento, ma anche incredulo. Quando mi guardo allo specchio mentre mi faccio la barba mi chiedo se ho davvero 101 anni». Vedovo da 24 anni, da qualche mese vive a Chiatona col figlio Michele e la nuora Anna che lo cura amorevolmente da sempre. Ama cucinare ed è un buongustaio. «Mangio tutto con moderazione e accompagno i pasti con un bicchiere di vino rosso». Della pandemia ha sofferto l’isolamento. «L’ho vissuta malissimo. Per evitare il contagio ho dovuto rinunciare ad incontrare parenti e amici».

Ancora oggi, Cosimo racconta la sua storia. «Per dire che la guerra è la cosa più orribile e assurda al mondo. Ai giovani auguro di non viverla mai».

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