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Taranto, «Così ho soccorso donne e bimbi in fuga dalla guerra»

Taranto, «Così ho soccorso donne e bimbi in fuga dalla guerra»

Andrea Mercadante ha speso i suoi risparmi per portare in Italia profughi accampati a Medika

15 Marzo 2022

Giacomo Rizzo

TARANTO - In uno scenario di guerra così doloroso, gesti di grande umanità possono arrivare anche da un perfetto sconosciuto che offre un passaggio a chi fugge dall’invasore. Andrea Mercadante, 27enne tarantino, da qualche anno trapiantato nella capitale, con la sua Peugeot 207 è partito per raggiungere Medika, al confine polacco con l'Ucraina, e aiutare chi ha perso la casa e le sue radici. Si è sobbarcato il lungo viaggio spendendo i suoi risparmi (è disoccupato) e rischiando persino l’arresto durante il tragitto. Ma alla fine è riuscito a portare in Italia due donne e tre bambini ucraini. Tante famiglie sono costrette a separarsi, gli uomini restano nella zona di conflitto a difendere la loro terra.

«Lì c’è gente disperata – ci racconta – che passa i giorni in campi di accoglienza improvvisati e dorme per terra, dove trova posto. Con una coperta che è sempre troppo corta. Ho letto la disperazione e il terrore nei loro occhi. La mia ex compagna è ucraina. Ho frequentato quel Paese e ho particolarmente a cuore quel popolo. Mi sono messo a disposizione del Consolato e della Comunità greco-cattolica della chiesa di Santa Sofia a Roma e ho deciso di raggiungere con la mia auto Medika, città di frontiera della Polonia».

In quella terra di confine cosa ha trovato?
«Un flusso di profughi inarrestabile. Sono riuscito a contattare alcuni volontari italiani della Protezione civile e loro mi hanno indicato persone che avevano manifestato l’intenzione di venire nel nostro Paese. Ero circondato da sguardi smarriti e tristi. Ho caricato sull’auto una mamma con tre bambini e un’altra donna di Kiev a cui avevano bombardato il palazzo e siamo partiti. Non è stato facile conquistare la loro fiducia. Il sorriso innocente di quei bambini è stato per me il più bel regalo. Ho risposto con una carezza».

Durante il viaggio cosa è accaduto?
«Dopo il confine austriaco sono stato fermato da poliziotti tedeschi in borghese che hanno perquisito la macchina e mi hanno controllato il telefono. Ho provato a protestare e stavano per mettermi le manette. In quel momento ho pensato al peggio, ma poi mi hanno lasciato andare. Al rientro in Italia, giunti a Roma, ho chiamato il numero verde attivato dal Comune per l’emergenza-Ucraina per trovare posto a queste persone, ma non rispondeva nessuno. A quel punto ho raggiunto la chiesa di Santa Sofia, dove stavano confezionando pacchi di viveri da inviare al popolo sotto assedio. Mi hanno detto: tu sei stato il primo italiano che ha portato qui profughi ucraini. Un posto lo troveremo, non possiamo lasciarli per strada. Poi ho saputo che li hanno sistemati in hotel. Non so se hanno trovato una famiglia pronta ad accoglierli. Lo spero con tutto il cuore».

È intenzionato a ripetere questa esperienza?
«Sì, voglio rendermi ancora utile. Ho provato a contattare il Comune di Taranto ma non sono riuscito a interloquire con nessuno e chiesto a diverse chiese se avessero bisogno, anche in questo caso senza esito. Vorrei tornare lì ma per il noleggio di un Minivan con autista per tre giorni mi hanno chiesto 5-6mila euro. Non posseggo questa cifra. Sarò grato a chi mi potrà fornire un supporto per aiutare queste persone. Ribadisco che voglio solo rendermi disponibile come volontario, non ci sono altri scopi. Intanto, cercherò di trovare un lavoro per mettermi i soldi da parte e riprendere il viaggio. Gli ucraini non riusciranno a resistere a lungo. Io dico che dobbiamo essere solidali e comprendere che avremmo potuto trovarci noi in quelle condizioni. Senza un tetto, in fuga dalle bombe e alla ricerca di una normalità perduta».

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