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Taranto, incidente Gru Mittal: ladri in azione, portati via i cavi elettrici

Inchiesta sulla morte di Massaro, la scoperta dei consulenti

Gru Mittal, ladri in azione, portati via i cavi elettrici

Ladri - venuti dal mare - in azione nel quarto sporgente del porto utilizzato da ArcelorMittal per lo scarico delle materie prime, sotto sequestro ormai da un anno a seguito dell’incidente mortale costato la vita al gruista Mimmo Massaro.

A fare la sconcertante scoperta sono stati i consulente della Procura e della difesa che, accompagnati da Capitaneria di Porto e Spesal, ieri mattina si sono recati al porto per compiere le verifiche disposte dal consulente dei pm, l’ing. Agostino Galati. In programma, in particolare, c’erano la verifica della conformità con la documentazione originale di progetto dei circuiti elettrici di comando delle pulsantiere e del quadro anemometro della cabina dello scaricatore Dm6. Massaro stava operando a bordo della macchina scaricatrice Dm5 quando una tempesta di vento e acqua lo fece finire in mare con tutta la gru, rendendo vana la sua corsa in sala argani.

L’inchiesta per concorso in omicidio colposo e rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro conta dieci indagati, ovvero il datore di lavoro e gestore dello stabilimento di Taranto di ArcelorMittal Italia Stefan Michel Van Campe, il capo divisione sbarco materie prime Vincenzo Di Gioia, il capo area sbarco materie prime Carmelo Lucca, il capo reparto di esercizio Giuseppe Dinoi, il capoturno esercizio quarto sporgente Domenico Blandamura, il capo squadra esercizio quarto sporgente Stefano Perrone, il capo reparto manutenzione meccanica Mauro Guitto, il capo reparto di manutenzione elettrica Andrea Dinoi, e il capoturno di esercizio al quarto sporgente, Teodoro Zezza, in servizio nel turno precedente a quello nel quale si è verificato l’incidente, e la stessa ArcelorMittal Italia, indagata per l'illecito amministrativo della legge 231 del 2001 che disciplina la responsabilità delle imprese, in ordine all'omicidio colposo. I dieci indagati avrebbero consentito l’utilizzo di apparecchiature di sollevamento - le gru di banchina - non idonee all’uso da parte dei prestatori di lavoro, omettendo di collocare impianti destinati a prevenire infortuni sul lavoro, ovvero rimuovendoli o danneggiandoli, in tal modo cagionando l’infortunio mortale del lavoratore Mimmo Massaro.

I pubblici ministeri hanno deciso di far svolgere l’accertamento tecnico irripetibile, delegando il perito Antonio Galati, per consentire al consulente, nel pieno contraddittorio delle parti, di ricostruire la dinamica degli eventi (individuandone le relative cause) che hanno determinato la caduta in mare della scaricatrice Dm5, a bordo della quale c'era il gruista Mimmo Massaro, e la traslazione delle gru Dm6 e Dm8. Il consulente dovrà poi accertare le condizioni strutturali e manutentive delle gru in questione al fine di verificare se le stesse esercitassero la loro attività in condizioni di sicurezza così come disposto dalla normativa vigente e e se l'attività lavorativa fosse svolta nel rispetto delle procedure e delle normative in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nella cabina della DM6 è stata riscontrata la corretta rispondenza dei cablaggi con quella di progetto. Analoga rispondenza accertata pure sul quadretto anemometro. In prossimità delle scale di accesso alla cabina, è stata rilevata la rimozione di alcuni cavi, tagliati e in parte mancanti. Analoga situazione pure in sala argani e nei quadri dei trasformatori. Secondo il consulente Galati le manomissioni non sono rilevanti ai fini delle indagini ma l’ing. Luca Tagliente, uno dei consulenti della difesa, ha osservato che non si possono escludere ulteriori tipi di manomissioni, vista la violazione dell’area posta sotto sequestro. 

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