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Taranto, l'affondo di Confindustria: «Ora Mittal dica se vuole disimpegnarsi»

Taranto, l'affondo di Confindustria: «Ora Mittal dica se vuole disimpegnarsi»

Taranto, l'affondo di Confindustria: «Ora Mittal dica se vuole disimpegnarsi»

 
Giacomo Rizzo

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Giacomo Rizzo

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Marinaro: «No ad ambiguità, è arrivato il momento di un cambio di passo»

Mercoledì 29 Aprile 2020, 10:35

Confindustria Taranto bacchetta il management di ArcelorMittal. Parla di «atteggiamento volto solo ed esclusivamente a perseguire interessi legati al mero profitto (pur nelle innegabili attuali difficoltà dovute alle limitazioni imposte dalla pandemia e da un mercato non favorevole)» e dal «pressoché totale dispregio del territorio in cui la stessa azienda opera». Il presidente degli industriali tarantini Antonio Marinaro lancia una provocazione: «se un disimpegno c’è, è ora che l’azienda lo dica a chiare lettere, uscendo da ogni equivoco che in un momento come questo non fa bene a nessuno. Se così invece non fosse, saremo pronti a recepire eventuali proposte nel segno di un reale spirito collaborativo e propositivo».

Gli eventi «di questi ultimi giorni riguardanti l’industria siderurgica, fra cui - aggiunge - la richiesta di un maxi prestito che ArcelorMittal avrebbe avanzato al Governo, hanno aggiunto ulteriori tasselli a quel puzzle già molto intricato rappresentato oggi dalla presenza della cordata franco-indiana sul territorio».

Confindustria Taranto ricorda «le note vicende del nostro indotto, costretto sistematicamente a richiedere i suoi sacrosanti crediti in una estenuante diatriba fatta di dichiarazioni di intenti, ripetuti stop and go, promesse mancate e scadenze puntualmente procrastinate E parliamo di "normali" diritti acquisiti in virtù di un rapporto contrattuale fra l'azienda e i suoi fornitori, che dovrebbero rispondere a criteri di "normale" regolarità. La nostra buona volontà - attacca Marinaro - a collaborare con Ami nel cercare ogni tipo di soluzione utile a risolvere la questione, tuttavia, non è stata finora sufficiente a stabilire quel rapporto di collaborazione da noi auspicato».

Il presidente dell’associazione degli industriali ritiene «di segno altrettanto negativo l’approccio che l’azienda intrattiene con il territorio sia sul piano dei rapporti istituzionali (Comune, Camera di Commercio), sia rispetto alle istanze, altrettanto sacrosante perché attinenti la tutela dell’ambiente. All’azienda siderurgica oramai da due anni a Taranto diciamo che è forse arrivato il momento di un cambio di passo. Non aver considerato di poter instaurare, fin dall'inizio, una qualsiasi forma di integrazione con il territorio, l'aver pensato - insiste - di poter ottenere il massimo delle utilità senza il rispetto delle più elementari regole contrattuali e di rapporto con le istituzioni (come peraltro dimostrato dalla indisponibilità al tavolo recentemente convocato in Prefettura) la dice tutta circa il progressivo disimpegno che il management dell'acciaio sta mostrando».

«Il nostro territorio e le nostre imprese - conclude Marinaro - non possono più contare su ambiguità e mezze misure: hanno bisogno, ora più che mai, di certezze».

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