Domenica 22 Marzo 2026 | 18:22

Comune di Taranto, la via stretta del Bilancio 2026

Comune di Taranto, la via stretta del Bilancio 2026

Comune di Taranto, la via stretta del Bilancio 2026

 
FABIO VENERE

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FABIO VENERE

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Le uscite aumentano, mentre le entrate restano ferme al palo

Domenica 22 Marzo 2026, 15:24

Venerdì sera, con l’approvazione da parte da parte della maggioranza di centrosinistra, è andato in archivio il primo bilancio di previsione varato dalla giunta Bitetti. Ecco, in riepilogo, tutte le cifre e i punti critici.

Quella appena votata è una manovra finanziaria caratterizzata da diverse criticità strutturali e da un’evidente rigidità così come, intervenendo in aula, ha sottolineato il ragioniere capo Simone Simeone. Il suo messaggio può sintetizzarsi così: le uscite aumentano in seguito ai rinnovi dei contratti dei lavoratori, agli adeguamenti Istat e alle spese per le utenze mentre le entrate restano ferme al palo e questo, invece, si verifica a causa di una robusta evasione fiscale non sufficientemente contrastata dal Municipio, così come dimostra il trend di bassa riscossione registrato negli ultimi anni, e nel 2025 in particolare.

“Il Comune di Taranto – ha assicurato il dirigente – non ha problemi di liquidità, non c’è assolutamente il rischio di insolvenza; detto questo, dobbiamo fare attenzione – ha giustamente osservato Simeone – a non far abbassare troppo la curva delle riscossioni come, invece, è accaduto nell’ultimo anno; non dobbiamo allungare, ma accorciare i tempi in cui i soldi delle tasse finiscono nelle casse comunali”. Se non è questo un paletto alla rottamazione fiscale quinquies, non ancora approvata da Palazzo di Città, ci manca davvero poco.

Le cifre, dunque. Sulla carta, quest’anno (2026) nel bilancio di previsione, le entrate ammontano a 920 milioni di euro, ma di queste sono realmente utilizzabili solo poco più di 200 visto che oltre il 70 per cento delle risorse finanziarie è vincolato. Si tratta infatti, per uscire dal gergo burocratese, di somme che possono essere impiegate solo per raggiungere determinati obiettivi previsti dagli specifici finanziamenti ottenuti dal Municipio (Cis, Poc, Pnrr e altri ancora).

In realtà, da queste entrate utilizzabili (poco oltre i 200 milioni di euro, dunque), e in cui rientrano ad esempio la Tari, l’Imu, il canone patrimoniale, i fitti e altro ancora, bisogna poi togliere alcuni importi fondamentali per garantire il funzionamento del Comune di Taranto o per salvaguardare gli equilibri di bilancio. La prima, ad esempio, è il Fondo crediti di dubbia esigibilità che, nel 2026, ammonta a 36,4 milioni di euro (si tratta di quelle somme in teoria provenienti dal pagamento di tasse e multe, ma che lo stesso Comune ritiene difficilmente incassabili).

Poi, bisogna sottrarre 33,4 milioni per gli stipendi del personale dipendente e circa 8 milioni di euro per le utenze, tra cui per la sola energia elettrica si sfiorano i 7 milioni di euro, e questo sperando che la guerra in Iran non faccia salire ancora i costi. E ancora, per Kyma Mobilità, nonostante il taglio effettuato sul contratto di servizio (-3,6 milioni di euro), il costo a carico del bilancio comunale è di 7 milioni 600mila euro (il resto è finanziato dai contributi regionali).

L’elenco delle spese del Comune prosegue poi con 6,7 milioni di euro per i Servizi sociali, con i 5,8 milioni di euro, incluso il personale, per gli asili nido (cifra che poi tende a salire nel 2027 e 2028). E ancora, ci sono 4 milioni di euro per le spese istituzionali, in cui sono compresi anche circa 2,1 milioni di euro per le indennità degli stessi amministratori comunali.

E ancora, Kyma Servizi, ovvero l’ex Infrataras, costa 3,5 milioni di euro; 3,3 milioni sono, invece, dovuti per il per rimborso della quota capitale dei debiti, 3 milioni sono destinati alle scuole elementari e medie, 3,5 milioni per il verde pubblico, 1,7 milioni è la spesa per i cimiteri. E, infine, 1.3 milioni, per le manutenzioni, 1,7 milioni per i canili e, ed è questa la partita più ingente, 61 milioni di euro è invece il costo complessivo per la gestione dei rifiuti. A queste “voci”, infine, bisogna aggiungere il peso contabile dell’altra scelta politica fatta dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Bitetti, oltre a quella di mantenere la dimensione pubblica dei 9 asili nido storici. Il riferimento, in questo caso, è agli oltre 6 milioni di euro annui necessari per non far perdere neppure un’ora di lavoro ai 161 lavoratori della Multiservizi.

Tra i punti critici del bilancio 2026, infine, rientra la stima inferiore di quasi 4 milioni di euro rispetto al 2025 dei costi per il conferimento in discarica dei rifiuti. Che se non dovesse essere rispettata, a luglio, in sede di Riequilibrio di bilancio, imporrà all’Amministrazione comunale di fare delle correzioni in corsa, magari sperando di ottenere delle economie rinegoziando alcuni vecchi mutui. “Per questo – ha raccomandato ancora il dirigente dell’Area Finanziaria, Simeone, rivolgendosi ad assessori e consigliermi comunali – servirà un monitoraggio bimestrale della spesa”.

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