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Non nega la bufera - fatta di incidenti mortali, interventi della magistratura, conflitti con la politica, mercato in crisi - ma anzi parte proprio dall’ultimo periodo, definito «pieno di momenti che hanno avuto forti ripercussioni su ArcelorMittal Italia» per rilanciare la sfida. È arrivata nelle case di tutti i dipendenti la lettera scritta da Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, una missiva scritta prima della pausa di Ferragosto per fare il punto della situazione. Una lettera che rappresenta il bilancio delle cose fatte finora, apparecchia le prossime sfide e lancia un messaggio rassicurante anche riguardo alle voci di disimpegno circolate negli ultimi giorni.

«Mi rendo conto - scrive Jehl - che non è stato facile, soprattutto dopo il tragico incidente che ha causato la morte del nostro collega Cosimo Massaro. Ho quindi deciso di scrivervi perché vorrei condividere con voi alcune riflessioni. Prima di arrivare in Italia ero consapevole delle dimensioni della sfida che avremmo dovuto affrontare. Per una combinazione di fattori questi primi mesi sono stati ancora più complessi rispetto alle attese e a quanto ognuno di noi avrebbe sperato, ma questo non ha cambiato la mia profonda convinzione sulle enormi potenzialità di questa azienda e delle persone che vi lavorano ogni giorno. L’obiettivo, come sapete, è che entro il 2023 ArcelorMittal Italia diventi uno straordinario polo siderurgico a ciclo integrale, tra i migliori d’Europa. Per raggiungerlo, tutti noi dovremo rimanere focalizzati su quanto c’è da fare, che è ancora tanto». «Il mercato vive la sua peggior crisi dopo quella del 2009 - prosegue Jehl - e al contempo sono arrivate nuove complicazioni, spesso legate a eventi passati, ma che minacciano la nostra capacità di operare nel quotidiano. Dovremo rimanere concentrati, dando prova di essere seri e di poter fare la differenza. Ogni due passi avanti, potrà capitare di dover fare un passo indietro. Sicuramente ci vorrà tempo».

Il numero uno di ArcelorMittal Italia riconosce che «i problemi dello stabilimento di Taranto, che si sono generati nel corso di tanti anni, non possono essere risolti da un giorno all'altro. Tuttavia, nonostante qualche battuta d'arresto, stiamo facendo progressi: spero che la copertura dei parchi minerari serva a ricordarlo in modo tangibile. Questa non è che la punta dell’iceberg, ci sono infatti altri 68 progetti ambientali in corso, su cui stiamo investendo in media mezzo milione di euro al giorno e su cui lavorano centinaia di persone: ad esempio abbiamo completato la copertura della discarica per rifiuti non pericolosi e abbiamo avviato l’installazione dei filtri Meros sull’impianto di sinterizzazione dell’Agglomerato. Sulla sicurezza, che rimane la nostra priorità, abbiamo fatto molto, come la realizzazione di oltre 190.000 ore di formazione e la definizione di nuove linee guida e criteri per la valutazione dei rischi in linea con gli standard di ArcelorMittal. Solo per citare uno degli interventi abbiamo realizzato 3,6 km di linee vita per consentire l’accesso alle vie di corsa ai carroponti in totale sicurezza. Abbiamo inoltre acquistato 6.600 rilevatori gas per tutti i colleghi che operano nell’area a caldo, di cui 1.000 sono già arrivati e 100 già consegnati». Jehl è consapevole, però, «che c’è ancora molto da fare per allinearci agli elevati standard del gruppo ArcelorMittal.

La direzione è chiara, abbiamo un cronoprogramma puntuale da seguire e lo stiamo rispettando, anche per quanto riguarda il piano industriale, su cui abbiamo già raggiunto alcuni risultati di rilievo: penso al lavoro fatto sulle colate continue a Taranto e al riavvio della Zincatura 1 dopo un anno e mezzo; penso al progetto di rifacimento forni che stiamo completando al Treno Nastri 2 e che porterà con sé una serie di benefici in termini di efficienza energetica e miglioramento delle performance. Sappiamo tutti benissimo che la strada che ci attende non sarà facile e che ci troviamo ancora di fronte ad alcune grandi prove, specialmente a Taranto. Stiamo dialogando in maniera collaborativa e trasparente con le istituzioni e vi assicuro che stiamo facendo tutto quanto in nostro potere per risolvere i problemi esistenti. Lo stabilimento di Taranto è il cuore del nostro sistema: se avremo successo a Taranto riusciremo a dare successo a tutta ArcelorMittal Italia».
Il manager conclude la lettera, scrivendo di sentirsi «orgoglioso di lavorare con questa squadra di professionisti» e di essere «fermamente convinto che insieme possiamo farcela. Continuiamo quindi a lavorare tutti insieme e dimostriamo che la storia di ArcelorMittal Italia può essere una storia positiva per questo Paese. Vi ringrazio per il vostro sostegno e la vostra dedizione».

LA DENUNCIA DI USB - «E' serio e pericoloso l’attuale scenario che si presenta in alcune aree degli impianti delle cokerie nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. Questa situazione attesta la totale mancanza di sicurezza». E’ quanto denuncia l’Unione sindacale di base (Usb) parlando di una serie di «criticità segnalate all’azienda e alle autorità di controllo anche con foto agli impianti». «Alcune travi Ipe - aggiunge il sindacato di base - sono totalmente corrose. Su queste travi appoggiano lamiere che costituiscono una passerella su cui transitano operai e mezzi adibiti alla manutenzione. Le strutture di cemento armato delle torri di spegnimento delle cokerie cadono a pezzi: si notano le strutture armate dove il cemento non c'è più, il tutto soggetto ad agenti corrosivi come sostanze oleose derivanti dalla marcia degli impianti che colano giù dai muri della stessa struttura». L’Usb sostiene inoltre che "la torre di spegnimento coke emette vapori ben prima del suo convogliamento finale dove si dovrebbe effettuare la misurazione. Riteniamo, pertanto - conclude l’Usb - che la stima delle quantità di coke contenute nei vapori delle torri di spegnimento sia completamente falsata». 

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