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Impianto di energia pulita smaltisce rifiuti pericolosi: sequestro a Gioia del Colle

Impianto di energia pulita smaltisce rifiuti pericolosi: sequestro a Gioia del Colle

I militari hanno trovato anche fanghi acidi, residui di reazioni chimiche industriali, e una serie di composti cancerogeni e mutageni del feto materno

21 Febbraio 2019

Redazione online

I carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) di Bari e la Capitaneria di Porto, grazie anche a un'attività di monitoraggio con un drone, hanno eseguito il sequestro preventivo dell'impianto Isotherm Pwr, gestito dalla società Itea Spa, all'interno dell'insediamento AC Boylers Spa (ex Ansaldo Caldaie spa), a Gioia del Colle (Ba), perché effettuava attività di smaltimento di rifiuti anche pericolosi, tra cui materiale cancerogeno, rifiuti macinati con acqua, il tutto senza autorizzazione.

L'impianto, capace di fornire energia pulita a 2200 famiglie, veniva utilizzato per la verifica di applicazioni industriali, e prometteva di trasformare in maniera innocua qualsiasi rifiuto in energia pulita. Ispezionandolo, i militari hanno trovato anche fanghi acidi, residui di reazioni chimiche industriali, e una serie di composti chimici, cancerogeni e mutageni del feto materno. Il valore del bene sequestrato ammonta a circa 4 milioni di euro.

GIP BARI: «RISCHI PER LA SALUTE» - Parla di «quadro di cogente pericolosità per la salute pubblica e la collettività che rende indifferibile l’adozione di una cautela reale che impedisca la prosecuzione dell’attività dell’impianto e il versamento in atmosfera di emissioni gassose» il gip del Tribunale di Bari, Giovanni Anglana, che ha disposto il sequestro preventivo dell’Impianto «Isotherm Pwr» di Gioia del Colle, gestito dalla società «Itea s.p.a» e situato all’interno dell’insediamento «AC Boylers s.p.a.» (ex Ansaldo Caldaie s.p.a).


Stando alle indagini di Noe e Capitaneria di Porto, coordinate dal pm Baldo Pisani, l’impianto trattava rifiuti di vario genere, alcuni pericolosi come solventi, fanghi da acque industriali, fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue, rifiuti solidi provenienti dalle operazioni di bonifica contenenti sostanze pericolose, rifiuti urbani e combustibili, fanghi acidi e oleosi, catrami acidi, carbone attivato dalla produzione di cloro e solventi organici alogenati. L’impianto fu inizialmente autorizzato, nel 2005, al trattamento in via sperimentale di rifiuti speciali anche pericolosi, ma in realtà, stando agli accertamenti tecnici disposti dalla magistratura barese, seguiva procedure di tipo tradizionali che avrebbero richiesto autorizzazioni differenti.
Nel provvedimento di sequestro si evidenzia che «gli atti amministrativi di volta in volta rilasciati dalle autorità competenti risultano non conformi alla normativa di settore». Le attività di smaltimento dei reflui compiute all’interno dell’impianto sarebbero state cioè illegittimamente acconsentite tramite «una fitta, ingarbugliata e complessa serie di provvedimenti amministrativi» nell’arco di più di un decennio, fino al 2017, rilasciati da Provincia, poi Città Metropolitana di Bari e Regione Puglia. «La stratificazione e volgarizzazione del sapere scientifico originario e il mancato apporto di metodologie innovative nella struttura dell’impianto o nel ciclo produttivo, - spiega il gip - sollevano perplessità sul meccanismo delle proroghe o della rinnovazione dell’autorizzazione alla gestione dei rifiuti in via sperimentale». 

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