Martedì 18 Giugno 2019 | 10:56

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Taranto: a Ortopedia la media è di 7 interventi al giorno

Una sola sala operatoria con 5 sedute settimanali: è l'unico Dea (dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello della provincia jonica

Taranto: a Ortopedia la media è di 7 interventi al giorno

Trentasei posti letto (che diventano 40 in situazioni critiche), una sola sala operatoria con 5 sedute settimanali (dal lunedì al venerdì, il sabato in caso di emergenza) ed una media giornaliera di 7 interventi, con una vocazione abbastanza esclusiva per la traumatologia d’urgenza e l’ormai sempre più frequente e complessa chirurgia di revisione di impianti protesici. Ed ancora, una lista di attesa, al momento, di circa 600 pazienti (con 4 classi di priorità diverse) . Ma soli 9 medici più il primario in servizio che l’imminente «quota 100» potrebbe ulteriormente compromettere a fronte di una pianta organica di 15 unità. E, soprattutto, un bacino di utenza di oltre 300 mila abitanti, oltre quella proveniente dalle province limitrofe. Diretta da oltre cinque anni dal dottor Lorenzo Scialpi, primario proveniente da una formazione universitaria orientata a creare e fare scuola consentendo ai giovani specialisti di coltivare al meglio le proprie attitudini professionali, l’Ortopedia del SS. Annunziata – unico Dea (dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello nella provincia jonica - è l’emblema della sanità stessa in sofferenza. Di una domanda da parte dell’utenza non sempre soddisfatta in termini numerici, e di potenzialità e professionalità sempre più «mortificate» sul terreno di routine massacranti.


«Trattiamo tutta la patologia traumatica complessa del bacino, anche con approcci chirurgici endopelvici. In realtà, è la chirurgia più complessa che si possa fare in ortopedia», dice il dottor Scialpi. Eppure, nonostante la tipologia di interventi ed in qualche modo anche i volumi prestazionali assicurati, c’è il rischio che Taranto venga penalizzata e non le venga attribuito il riconoscimento di «trauma center».
Non solo traumatologia di emergenza. A caratterizzare l’Ortopedia del SS. Annunziata anche la mole di interventi di revisione di protesi d’anca e di ginocchio, chirurgia complessa e costosa. «Le protesi impiantate 10-15-20 anni fa iniziano ad avere problematiche. Si tratta di interventi più complessi rispetto ad interventi di impianto di primo tipo perché necessitano di trapianto di osso che quasi ogni mese ordiniamo alla banca dell’osso di Bologna», dice Scialpi. Che, grazie ad un accordo quadro stipulato dall’azienda sanitaria locale capofila di una apposita gara in Puglia, evidenzia l’assoluta libertà - a differenza del privato – nella scelta di impianti protesici. E questo a totale garanzia del paziente trattato.


Una quota consistente del lavoro quotidiano, inoltre, riguarda gli interventi per le fratture di femore, circa 400 all’anno. Sintomo di una popolazione sempre più anziana, ma anche di condizioni generali di salute migliori rispetto a prima come dimostra l’età avanzata di più di qualche paziente sottoposto ad intervento. Accanto a tutto ciò, una lista d’attesa che lo stesso dottor Scialpi non esita a definire «grave». «Questa – spiega il medico - è una struttura sproporzionata rispetto alla richiesta. Da precisare che, a fronte dei 36 posti letto nel pubblico, il privato ne ha 78. Ma, mentre noi siamo costretti a trattare tutta la patologia traumatica e tutti quei grossi interventi che altri non si prendono l’onere di effettuare, il privato fa solo l’elezione. Interventi che, comunque, chi riconosce la nostra professionalità continua a chiederci, tanto da avere questa importante lista d’attesa, ma che non sempre riusciamo a garantire o che facciamo in grande sofferenza». Ed è qui che la difficoltà a garantire l’elezione, che meglio si concilierebbe con la possibilità per i medici di evitare coperture di turni sempre più stressanti, di aggiornarsi e portare in giro per congressi gli esiti del proprio lavoro quotidiano, persino di avere ritmi familiari più normali, si incrocia con l’ormai cronica carenza di strutture e, soprattutto, di anestesisti e ortopedici. «Basterebbe un’altra sala operatoria per fare il terzo degli interventi in più anche se, in realtà, Taranto meriterebbe un reparto di traumatologia ospedaliera e un reparto di elezione, nonché due sale operatorie con un numero di medici e servizi adeguati. Solo così si riuscirebbe a fare eccellenza, a specializzarsi e a crescere. Per carità – aggiunge – non ne faccio colpa ai nostri amministratori, ma alla politica centrale che non riuscita in questi anni a capire che programmazione fare negli ospedali».


Infine, ma non meno rilevante, il problematico raccordo col territorio, solo da poco parzialmente mitigato dall’attivazione dei posti letto per la Riabilitazione a Grottaglie. Rimane, infatti, la forte necessità di una assistenza domiciliare più adeguata che potrebbe consentire ai pazienti una più tranquilla ripresa post operatoria in ambito familiare e, soprattutto, limitare i problemi alla dimissione in ospedale. «Paradossale, infatti – dice il dottor Scialpi – che ci si dia da fare per operare quanto prima il paziente e poi ci siano difficoltà nel gestire lo stesso paziente dopo e nel garantirgli l’assistenza adeguata».

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