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La fabbrica e gli operai

Ilva, forse mille giovani lasciano:
attratti dai 100mila € di incentivo

Già 336 hanno aderito alla proposta di Mittal: il punto del sindacato

Ilva operaio

TARANTO - «Gli incentivi all’esodo? È vero che aderiranno tanti giovani. Vogliono provare nuove esperienze, magari aprirsi una attività o cercare fortuna altrove. Ognuno ha una situazione personale diversa e tutte le decisioni vanno rispettate». Il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Valerio D’Alò commenta le prime indiscrezioni sull’adesione dei lavoratori dell’Ilva all’esodo volontario con incentivo. Fino a questo momento in 336 avrebbero scelto «la buonuscita», ovvero 100mila euro lordi (77mila euro netti) per chi si congeda dalla grande fabbrica entro il 31 gennaio 2019. Poi diminuisce con sistema a scalare, fino al 31 dicembre 2023. Una possibilità concessa a tutti, anche a chi è stato assunto da pochi anni in Ilva.

I sindacati hanno spiegato che non potranno accedere all'esodo più di 3.097 lavoratori «anche nei limiti degli esuberi previsti per Taranto, Genova, Novi Ligure, Marghera». Con il piano di incentivi all'esodo potrebbero uscire dall’Ilva in un anno anche 1.000 lavoratori, stando a una prima stima. E questo numero chiaramente ridurrebbe gli esuberi in As, per ora fissato in 2.586 unità. ArcelorMittal procederà a 10.700 assunzioni (8.200 a Taranto), secondo criteri già stabiliti. Gli altri, che non scelgono l’esodo, restano in capo all’As e usufruiranno della cassa integrazione straordinaria almeno fino al 2023 o saranno impiegati nelle attività di bonifica (in 300). Le lettere di assunzione di Mittal partiranno tra fine mese e i primi di novembre.

Prosegue, intanto, il confronto per per individuare chi viene assunto dalla nuova proprietà e chi resta in capo all’amministrazione straordinaria. La prossima riunione è fissata per lunedì. «Tanti lavoratori - chiarisce D’Alò alla Gazzetta - mi chiedono se è già pronto l’elenco delle assunzioni. Dicono: io che ho figli avrò la lettera? Altro che furbetti allettati dalla possibilità di spuntare cinque anni di cassa integrazione straordinaria. Vogliono continuare a lavorare nell’Ilva con la nuova proprietà».

D’Alò fa presente che si tratta di una «cassa integrazione temporanea perché, con i rientri che ci saranno per la risalita produttiva e la garanzia di fine piano, tutti torneranno al lavoro».

Sperare di «restare nell’amministrazione straordinaria per usufruire della Cassa? Se tu - aggiunge il sindacalista - non entri nella realtà di quella famiglia non puoi giudicarla. Non voglio fare il moralista. È questione che ognuno in questi anni di forte crisi ha rimodulato le proprie prospettive. Noi abbiamo l’interesse di tutelare il lavoro e l’occupazione».

Ma come verranno selezionati i lavoratori da assumere? «C’è - replica D’Alò - un processo automatico con punteggi in base ai criteri stabiliti nell’accordo del 6 settembre. Per cui vengono presi in considerazione la professionalità, l’anzianità di servizio e i carichi familiari con una media ponderata che porterà all’elenco definitivo. Il nostro è un ruolo di controllo. Dobbiamo fare in modo che tutto avvenga nella maniera più trasparente possibile».

È circolata una mappa riassuntiva, ma «è una tabella di lavoro - fa rilevare il segretario della Fim - di una sola organizzazione sindacale diffusa sui social, non quella aziendale. Manca l’indicazione di quanti sono gli impiegati e quanti gli operai, ad esempio. Così si fa solo confusione».
Mittal garantirà chi non troverà altra collocazione dopo il 2023, ma non chi dovesse rifiutare l’assunzione. «Questo - conclude D’Alò - nell’accordo è chiaro. Chi rifiuta è fuori, usufruisce della Cassa e poi resta in mezzo a una strada».

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