Oggi parleremo dell’ossigeno-ozonoterapia, perché voglio spiegare agli amici lettori della Gazzetta ed ai padroni dei nostri Pets quando serve utilizzare l’ossigeno- ozonoterapia nella cura dei nostri amici animali. Introduco il tema spiegando che l’ossigeno-ozonoterapia consiste nella somministrazione di ozono, che è un potente ossidante in grado di uccidere ogni tipo di batterio (anche quelli dotati di farmaco resistenza), funghi, lieviti e virus (comprese le tossine virali). Riesce Inoltre ad attivare anche la circolazione in tutti i tessuti sofferenti favorendo in essi il rilascio dell’ossigeno e svolgendo di seguito diverse azioni: quella analgesica e antinfiammatoria, antivirale, antibatterica e antimicotica, agevolando anche quella immunomodulante per la rigenerazione dei tessuti stessi.
Le applicazioni di ossigeno ozono sono del tutto tranquille e quindi scevre da effetti collaterali e si possono eseguire con il paziente sveglio in quanto non sono dolorose. Con questo nuovo modo di fare terapia si possono curare svariate malattie, con costi molto bassi ed in tempi brevi. Alla luce delle numerosissime terapie che personalmente ho eseguito su tantissimi miei pazienti (nostri amici animali), spesso coronate da grandi successi, posso affermare che molti sono stati i casi, addirittura gravissimi, in cui questa terapia si è rivela salva vita. Inoltre, personalmente la considero una terapia passe-partout, poiché utilizzabile contro ogni tipo di patologia. Con l’unica eccezione per le affezioni respiratorie, poiché questo gas è tossico per le vie aeree.
E adesso passiamo ad esaminare brevemente quello che questa sorprendente terapia, basata su una miscela di ossigeno e ozono, riesce a fare. Vi presenterò alcuni casi clinici gravissimi, se non addirittura drammatici che ho trattato nei miei lunghi anni di professione (48 per la precisione). Il primo ha davvero dell’incredibile.
Si tratta di un cane di razza beagle che a 15 anni fu improvvisamente colpito da tetraplegia, ovvero dalla perdita della funzione di tutti e quattro gli arti. Potete immaginare il dramma vissuto dai padroni. Si attivarono prontamente per aiutarlo e dopo diverse visite e svariati consulti fu eseguita un’appropriata indagine: la risonanza magnetica. Da questa indagine strumentale emerse la precisa causa che aveva provocato l’allettamento del cane: un’ernia cervicale importante. Poteva essere sottoposta ad intervento chirurgico, però i sanitari non dettero nessuna garanzia, anzi paventarono dei rischi molto preoccupanti sia per l’anestesia che per la gravità del tipo di intervento per un soggetto dall’età così avanzata. Come è facile immaginare, di fronte a queste grandi incertezze i suoi padroni desistettero a farlo operare ed in alternativa fu loro consigliato di procedere all’eutanasia, per evitare di farlo soffrire. I padroni non furono assolutamente d’accordo e decisero che l’avrebbero accudito come se fosse stato un umano «disabile», fino al naturale decesso.
Al beagle vennero prescritte terapie sintomatiche che gli furono praticate per diversi mesi, ma come previsto senza alcun beneficio. Fu per puro caso che la padrona si trovò a parlare con una sua amica che era molto informata sui benefici dell’ossigeno-ozonoterapia. A causa di una sua diretta esperienza: in precedenza anche il suo cane aveva subito dei disturbi intervertebrali e grazie all’ozonoterapia era ritornato a deambulare molto bene. Il consiglio fu prontamente accolto e mi portarono Dado, nome del beagle che era immobile, in posizione lato laterale, da quasi un anno. Viveva sui cuscini antidecubito al fine di evitargli le piaghe e per la totale mancanza di movimento tutte le articolazioni si erano completamente anchilosate. Riusciva a muovere soltanto gli occhi che roteava a secondo della necessità. La sfida che mi si presentava era veramente ardua, ma la mia caratteristica di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno mi suggeriva che nonostante tutto ce l’avremmo fatta. Sin dal primo incontro sottoposi Dado alla ossigeno-ozonoterapia; quindi un’altra dozzina di sedute con cadenza settimanale.
Fu dopo due mesi di terapia che Dado cominciò ad azionare le zampe anteriori, successivamente continuarono i progressi e alla fine del terzo mese di terapia Dado cominciò a mettersi in piedi e, anche se barcollante, a compiere i primi passi. Fu allora che abbiamo potuto gioire e… gridare al miracolo, facendoci ricordare la famosa parabola di Lazzaro, in cui Gesù invitava Lazzaro a lasciare il sepolcro, con la celebre frase: «Lazzaro alzati e cammina». Potete immaginare la grande gioia dei suoi padroni ed anche mia. Dado visse altri due anni ed in buone condizioni, avendo anche ripreso a far le sue quotidiane passeggiate. Da quel giorno a Dado gli fu appioppato un secondo nome, ovvero: Lazzaro, con cui tutte le persone che lo conoscevano, scherzosamente lo chiamavano. Sabato prossimo seguirà la seconda parte di questo affascinante argomento: presenterò altri casi, addirittura ancora più gravi, risolti sino alla guarigione grazie alla miracolosa ozonoterapia.















