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Luigi Martini: «Io, di destra, cresciuto con le lezioni di Maestrelli Il Bari? Occhio a Ranieri»

Luigi Martini: «Io, di destra, cresciuto con le lezioni di Maestrelli Il Bari? Occhio a Ranieri»

Luigi Martini: «Io, di destra, cresciuto con le lezioni di Maestrelli Il Bari? Occhio a Ranieri»

 
Michele De Feudis

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Michele De Feudis

Luigi Martini: «Io, di destra, cresciuto con le lezioni di Maestrelli Il Bari? Occhio a Ranieri»

A parlare l'onorevole Luigi Martini (ex An).

Lunedì 05 Giugno 2023, 19:17

Luigi Martini, ex parlamentare di An, ma soprattutto terzino della Lazio dello scudetto del 1973-1974. Le piace il calcio del nostro tempo?

«Faccio molta fatica a guardare una partita. È completamente diverso dal pallone dei miei tempi. Basta pensare che per noi era quasi proibito passare la palla all’indietro. Ogni volta che si aveva la palla tra i piedi, si partiva alla carica verso la porta avversaria. Oggi su 90’, un’ora sono di passaggi tra i giocatori della stessa squadra, senza che l’avversario contrasti. Riconosco però ai calciatori di adesso una preparazione atletica superiore alla nostra. Noi avevamo un allenatore come Tommaso Maestrelli e a parte giri di campo, flessioni e partite di allenamento, non curavamo la parte atletica così tanto. Ora c’è sempre un programma personalizzato per ogni calciatore».

In panchina, nell’anno mitico dei biancazzurri, c’era Tommaso Maestrelli, allenatore molto amato a Bari. Che ricordo ne serba?

«Sono sintetico, perché dovrei parlarne per due giorni. Da lui ho imparato come si vive. Ero un ragazzetto confuso sullo stile di vita. Ho messo da parte l’aggressività che avevo a vent’anni grazie a lui. Senza parlare tanto, con poche frasi e molti sguardi, mi ha portato sulla strada della correttezza, con implicazioni intellettuali molto forti. Mi ha insegnato anche “a morire”: l’ho visto morire senza che nessuno intorno a lui potesse percepire la sua sofferenza. E questa è una dote che invidio agli uomini che ce l’hanno. E che ho ricevuto come esempio da Tommaso. Ha incarnato il modo più nobile di passare all’altra vita».

Non avevate le stesse idee politiche…

«Era stato consigliere comunale del Pci. Non parlavamo mai di politica. Non ne sentivamo la necessità. Io ero uno di quelli che ha creduto e crede in una destra patriottica non nostalgica, quella poi costruita da Fini, scivolato su una buccia di banana. Gianfranco resta il mio leader».

Un ricordo di Luciano Re Cecconi, uno dei miti di quella Lazio?

«Eravamo fratelli, facevamo tutto insieme, era il mio compagno di stanza, entrambi parà… Eravamo fatti così. In campo era lui che scalava sul mio avversario e io mi spingevo in avanti, caratteristica che Maestrelli esaltò facendomi diventare un “terzino speciale”, che poteva “correre” sulla fascia. Quella Lazio fu tutta una intuizione tecnica di Maestrelli: la grandezza dell’uomo spesso fa parlare troppo poco delle sue grandi qualità di tecnico».

Dal calcio alla vita da pilota al parlamento. Ci racconta questo salto: cosa è stato utile dell’esperienza calcistica per dribblare le trappole della politica?

«L’esperienza del calcio mi ha aiutato moltissimo nel fare il pilota: mi sono applicato con determinazione negli studi per ottenere il brevetto. Nessun attività però aiuta a capire la politica. Non c’è molto da capire. Si capisce quale è la strada giusta, ma è difficile percorrerla. Spesso si interagisce con il lato peggiore dell’uomo che emerge nel tuo oppositore. In Italia si gioca troppo a sfasciare. A volte la politica è una partita sporca».

Giorgia Meloni assomiglia a un calciatore?

«Studia tantissimo, è partita da zero, essendo donna in politica ai vertici - elemento raro - sta andando avanti bene. Ha la stoffa del leader. In Ue non l’avevano vista bene, ma ora ha conquistato gli scettici. Anche se Giorgia è romanista, la paragono a Mario Frustalupi, centrocampista della Lazio che sapeva sempre dove mettere la palla».

Elly Schlein?

«Finora è stata brava a stare in panchina. Non so come possa fare di più, salvo che riesca mostrare doti nascoste in futuro…».

Torniamo al calcio. Il Bari è in finale per la promozione in B dopo una partita mozzafiato con il Sudtirol, davanti a 51mila spettatori.

«Da calciatore ho giocato al Della Vittoria con il Livorno e la Lazio. Bari ha una tradizione calcistica importante con tanti tifosi. È sempre stato ostico giocare contro i biancorossi».

Il Bari sfiderà per il salto di categoria il Cagliari di Claudio Ranieri. Un pronostico?

«Non mi sbilancio. Dico solo che Ranieri sa il mestiere suo…».

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