Lunedì 21 Gennaio 2019 | 17:44

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Presentato al festival Cinema europeo Lecce

Cinema, «Immagine dal vero»: immigrati, storie di chi ce l'ha fatta

«Immagine dal vero», il documentario di Luciano Accomando, dovrebbe arrivare presto in tv

Il film non fiction «Immagine dal vero», è nato dalla voglia di offrire uno sguardo inedito su quella che viene vissuta come emergenza e contro ignoranza, luoghi comuni e fake news

«Immagine dal vero», documentario di Luciano Accomando

«Immagine dal vero», documentario di Luciano Accomando

«IMMAGINE DAL VERO» - Ramsey, artista, Linda che diventa mamma, Ibrahim, ex attivista che è fuggito dalle torture e si è laureato in Italia, Fella, kickboxer, Adam, medico, Abdel, mediatore di Emergency, Desmond, allenatore di pallavolo, Irene parrucchiera. Sono fra le storie di successo quotidiano realizzate dai 12 immigrati in Sicilia, protagonisti di «Immagine dal vero», il documentario di Luciano Accomando che dopo la presentazione al Salina Doc Fest e qualche giorno fa al Festival del Cinema europeo di Lecce, dovrebbe arrivare presto in tv: «siamo in trattative per la messa in onda» spiega all’Ansa il regista.

Il film non fiction, «è nato dalla voglia di offrire uno sguardo inedito su quella che viene vissuta come un’emergenza - dice Accomando -. Una prospettiva che va contro l’ignoranza, i tanti luoghi comuni e le fake news sempre più diffuse sugli immigrati».

In un montaggio incrociato, scandito in capitoli, incontriamo fra gli altri, Ramsey, tunisino autore di quadri nei quali gli immigrati sono rappresentati come numeri, «perché e così che spesso siamo visti» dice, sottolineando anche però, che uno degli errori più comuni che gli immigrati fanno una volta arrivati è «chiudersi da soli in un ghetto». Incontriamo Desmond, della Sierra Leone, che una volta arrivato nel nostro Paese nel 1997 per le Universiadi, si è trovato nell’impossibilità di ripartire, perché nel suo Paese era scoppiata la guerra. Senza soldi e contatti si è dovuto costruire una nuova vita, sfidando, all’inizio molti pregiudizi. Gli stessi affrontati da Alina, che a scuola veniva chiamata dall’insegnante solo «la ragazza col velo». La cosa più brutta, spiega Adam, palestinese, che in Italia ha realizzato il suo sogno di diventare medico «è quando senti dire, 'Io non sono razzista, ma...' in quel 'mà c'è la Shoah, ci sono i milioni di morti della II guerra Mondiale».

«All’inizio non è stato facile trovare chi fosse disposto a raccontarsi - spiega Accomando -. C'è stato un lavoro lunghissimo per conquistare la loro fiducia». E ne sono nati veri rapporti d’amicizia, come quello «con Linda, che nel film vediamo anche partorire, la sua bellissima bambina, Marzia. In quel momento era sola in Italia, il marito era in Ghana, non c'erano amici o parenti con lei, le siamo stati vicino noi e ancora continuiamo».

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