Avvocato, parlamentare di lungo corso, sottosegretario alla Giustizia nei governi Berlusconi, uomo di fiducia del fondatore di Forza Italia, Luigi Vitali è stato in Puglia architrave e regista di un partito che nel Mezzogiorno aveva trovato una delle sue roccaforti più solide. Ma anche interprete di una stagione politica che oggi appare lontana. Nel 2021 il passo indietro, la rottura, il silenzio. Un esilio volontario che sembrava definitivo, consumato dopo l’uscita dal partito e la scelta (allora clamorosa) di sostenere il governo guidato da Giuseppe Conte. Una scelta che segnò non solo un passaggio politico, ma anche personale: da lì, un progressivo defilamento, quasi un esilio volontario dalla scena pubblica. Un silenzio rotto in questi giorni. Un ritorno sulla scena che chiama in causa la classe dirigente azzurra, accusata di aver smarrito identità, consenso e radicamento. Sullo sfondo, una Puglia che per Vitali è laboratorio di una crisi più ampia.
Onorevole Vitali, lei parla di un partito svuotato in Puglia. Quando è iniziata la perdita di identità? E chi ne porta la responsabilità?
«La perdita di consensi in Puglia è iniziata subito dopo il Covid. Io avevo lasciato la segreteria regionale nel 2018 e poi c’è stata la pandemia, che ha congelato la politica. Ma quando si è trattato di ripartire è mancata una leadership forte, capace di riprendere il filo. Faccio un ragionamento molto semplice: tanti dirigenti cresciuti in Forza Italia oggi portano voti altrove. Parliamo di decine di migliaia di preferenze...
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