Domenica 12 Aprile 2026 | 11:16

Caro Bollette, prima della guerra la Puglia era già maglia nera: oltre 300mila famiglie in povertà energetica

Caro Bollette, prima della guerra la Puglia era già maglia nera: oltre 300mila famiglie in povertà energetica

Caro Bollette, prima della guerra la Puglia era già maglia nera: oltre 300mila famiglie in povertà energetica

 
leonardo petrocelli

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leonardo petrocelli

Caro Bollette, prima della guerra la Puglia era già maglia nera: oltre 300mila famiglie in povertà energetica

Un totale di 700mila persone coinvolte: a farla semplice, 18 famiglie su 100. A completare il podio altre due Regioni meridionali come la Calabria e il Molise con la Basilicata in sesta posizione

Domenica 12 Aprile 2026, 08:23

Sono oltre cinque milioni gli italiani in povertà energetica e la Puglia indossa la «maglia nera» d’Italia con 302.500 famiglie in difficoltà per un totale di 700mila persone coinvolte: a farla semplice, 18 famiglie su 100. A completare il podio altre due Regioni meridionali come la Calabria e il Molise con la Basilicata in sesta posizione. È quanto emerge dall’analisi della Cgia di Mestre basata su fonti Istat e Oipe. Sono dati che si riferiscono al 2024 ma che paiono consolidarsi anche nel 2025 in un quadro di contesto destinato a peggiorare dopo lo scoppio della guerra nel Golfo Persico. Insomma, la Puglia si è presentata ai nastri di partenza del conflitto - e della crisi energetica - con una situazione già allarmante.

I confini del report sono netti e circoscrivono il perimetro a quei nuclei familiari, si legge, «che faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica e il riscaldamento». Niente carburanti per auto o moto, dunque, che rappresenterebbero un ulteriore aggravio, soprattutto in questa fase. E tuttavia aver limitato l’analisi alle bollette non ammorbidisce né semplifica la questione. La povertà energetica, infatti, è un tema complesso. Non si tratta semplicemente di dover rinunciare all’accensione del termosifone quando le temperature scendono. Si tratta piuttosto dell’interazione fra tre fattori diversi: vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici. La Cgia passa in rassegna alcuni casi paradigmatici: il primo tocca le famiglie che sostengono una spesa eccessivamente elevata rispetto al reddito disponibile, primi fra tutti i nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti. Il secondo esempio è quello della cosiddetta «deprivazione nascosta»: alcune famiglie, pur di contenere la spesa, rinunciano a servizi essenziali, incarnando così un disagio non sempre rintracciabile nei dati di spesa. Una spia fortemente indicativa è invece «la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi, accumulo di arretrati o rischio di distacco delle forniture» che spesso si sposa con l’impossibilità di mantenere l’ambiente salubre tra umidità e muffe. Come si può facilmente intuire, alcune categorie risultano più vulnerabili di altre: è il caso di anziani soli, famiglie numerose, nuclei con redditi instabili.

Va da sé che in questo primo scorcio di 2026 la situazione, anziché alleggerirsi, si sta aggravando notevolmente. Secondo la Cgia, i rincari delle bollette di luce e gas per l’anno in corso «dovrebbero provocare un prelievo dai bilanci delle famiglie italiane di 5,4 miliardi di euro che sale a 6,6 miliardi se il confronto viene eseguito rispetto al 2024». In questo caso ad aver subito la maggiore impennata è la Lombardia, seguita da Veneto ed Emilia Romagna. Il Sud si difende relativamente meglio: la Puglia è nona, la Basilicata 18esima, ma il bilancio rimane sempre negativo. Considerazione ancora più vera se si considerano i costi: il gas naturale si è attestato, a marzo, a un prezzo medio di 53 euro al megawattora, contro i 38,7 del 2025 e i 36,3 del 2024. Anche il costo dell’energia elettrica ha registrato una crescita considerevole approdando ai 143 euro al megawattora a fronte dei 116,1 del 2025 e dei 108,3 del 2024. Numeri che potrebbero crescere ancora se il conflitto dovesse protrarsi per molti mesi.

Se questa è la situazione delle famiglie tutto si aggrava se si guarda alle piccole e piccolissime imprese. Qui i problemi si combinano e si moltiplicano in una spirale di costi difficilmente sostenibili. In Italia, rileva ancora il report, «circa il 70% degli artigiani e dei commercianti lavora da solo, senza collaboratori». Si tratta di partite Iva che ogni giorno tengono in piedi botteghe, negozi e attività di servizio. Per loro la spesa è doppia: da una parte ci sono le bollette di casa, dall’altra ci sono necessità non eludibili come tenere accese le luci del negozio, riscaldare un laboratorio d’inverno o rinfrescare un locale d’estate. Una combinazione letale. «Il risultato - conclude la Cgia di Mestre - è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare agli investimenti, pur di riuscire a sostenere i costi».

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